sabato, Gennaio 19, 2019

San Lorenzo e il Santo Graal – Misteri e leggende di Roma

Alla fine del XIX secolo, l'archeologo Giovanni Battista de Rossi scoprì accanto al nartece, un calice vitreo. Egli non formulò nessuna ipotesi particolare, anzi, lasciò ai posteri l'ardua sentenza. Si trattava forse del sacro calice che la storia annovera tra i tesori custoditi dal diacono Lorenzo? E se in realtà quel reperto facesse parte di un corpus di reliquie sparse per il mondo ma comunemente identificate col termine Santo Graal? Cosa raccontano le cronache? Con l'ausilio e la consulenza scientifica dell'archeologo Andrea Angelucci cercheremo di rispondere a queste e ad altre domande riguardanti la possibilità che il vero Santo Graal si sia sempre tovato dove sarebbe stato più logico cercarlo: a Roma, centro della cristianità.

OOPArts – Videointervista a Roberto Volterri

Videointervista all'archeologo Roberto Volterri che ci parla degli OOPArts (Out of Place Artifacts).

Trailer del documentario “San Lorenzo e il Santo Graal”

Online il trailer della prima puntata de "Misteri e Leggende di Roma" il nuovo ciclo di documentari dedicati alla Città Eterna. Nel primo episodio, il...

“I misteri della città di Alatri”, il nuovo documentario di Terra Incognita – Gli...

Alatri, una città ricca di misteri ancora tutti da svelare. Visiteremo le mura megalitiche e proveremo a datarle grazie alla misteriosa triplice cinta e cercheremo di gettare un po' di luce grazie agli interventi di Diego Marini. Giancarlo Pavat e Ornello Tofani.

Nuove scoperte sui megaliti di Montalbano Elicona

Lo studioso Paul Devins, effettuando numerose osservazioni nell'area ha rilevato precisi orientamenti solari nei giorni degli equinozi e dei solstizi, ed inoltre una significativa corrispondenza astronomica con il cielo di una data molto remota. Tuttavia seguendo un'ipotesi molto originale è dell'idea che i megaliti non siano altrettanto antichi, bensì scolpiti in tempi a noi molto più vicini di Ignazio Burgio

Il tesoro scomparso di Caio Cestio

Storia e segreti della bianca piramide: il sepolcro vuoto di un uomo dimenticato dalla storia di Alessandro Moriccioni e Andrea Somma

Ausoni, siculi e micenei in Sicilia. La siccità del XIII secolo a.C. e il...

La fine delle antiche civiltà dell'età del bronzo nel Mediterraneo orientale, Micenei e Ittiti in testa, è sempre stata attribuita dagli storici e dagli archeologi all'invasione di nuovi popoli provenienti dal nord. Tuttavia le ricerche di alcuni climatologi sin dagli anni sessanta e settanta del secolo scorso hanno condotto alla scoperta di una grave condizione di siccità nel Mediterraneo orientale intorno al 1200 a. C. che può certamente spiegare il collasso di città e civiltà dell'epoca. La disastrosa condizione climatica potrebbe però anche spiegare altri enigmatici episodi dell'antichità, come le bibliche dieci piaghe d'Egitto. Per quanto riguarda comunque la Sicilia, l'invasione di Ausoni e Siculi, al pari di altre genti nella Penisola, appare strettamente connessa all'impossibilità da parte di Popoli del Mare e popoli europei di continuare a risiedere nelle loro sedi originarie per motivi di siccità o al contrario di gravi inondazioni. di Ignazio Burgio

Le due città di Priamo. Omero nel Baltico, le rovine di Schliemann e la...

Uno dei più antichi ed importanti dibattiti della cultura occidentale, la questione omerica, si è ulteriormente riacceso in questi ultimi tempi in seguito sia alle nuove indagini archeologiche di alcuni ricercatori tedeschi sul sito delle rovine scavate da Schliemann in Turchia, sia in seguito alle rivoluzionarie conclusioni raggiunte da Felice Vinci che sposta geograficamente e cronologicamente l'ambientazione dei poemi omerici, non più nel Mediterraneo del 1200 a. C. ma nella Scandinavia del 2000 a. C. Se fra gli stessi archeologi più tradizionalisti c'è ancora chi dubita che le rovine di Hissarlik possano appartenere alla Troia dell'età ellenistico-romana (e men che meno alla Ilio omerica), dall'altro versante le ricostruzioni di Vinci hanno destato sia apprezzamento e interesse ma anche critiche e contrarietà. In questo articolo si propone una terza via, non certo come comodo compromesso per accontentare tutti, ma come seria analisi sulla travagliata composizione dell'Iliade e dell'Odissea nel corso di almeno un millennnio. di Ignazio Burgio

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