Vivere la domenica

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Una ricerca biblica sulla nascita della domenica

di Fabio Mancini

Se il trambusto che accompagna la vita diurna, sembra essere giustificato dai molteplici impegni e dalla parcellizzazione del tempo, il fermento notturno che coinvolge i grandi centri urbani, non trova un’apparente spiegazione, se non nella conferma che ormai viviamo nella società dell’accelerazione. L’accumularsi dell’attività lavorativa con gli interessi personali, l’organizzazione degli affetti con i propri spazi, provoca quel lavorio interminabile che non ha nulla a che vedere con la regola benedettina del “lavoro incessante” strumento privilegiato della lotta all’ozio, nemico dell’anima. Se la vita benedettina alternava la preghiera e lo studio dei testi sacri ai lavori semplici e di consolidata utilità, secondo l’equa ripartizione dei lavori manuali e quelli intellettivi, l’attuale pensiero dominante antepone il bello all’utile, afferma l’egemonia del servizio a se stessi piuttosto che agli altri, sopravvaluta il tempo cronometrico degli orari, dei programmi, dei calendari, rispetto alla temporaneità dell’esistenza, scevra da qualsiasi criterio e ordine. Una società che non valorizza il riposo, la riflessione, la preghiera e mitizza la velocità e l’efficientismo, produce l’effetto di far credere che il tempo da vivere anziché essere una opportunità di crescita e di santificazione, venga equiparato al denaro, e che come tale, diventi oggetto speculare e non un investimento di amore e gratuità. Le volte che ho sacrificato il riposo domenicale a favore della palestra, della pulizia dell’auto, degli acquisti privi dell’urgenza, se in un primo momento tali attività mi procuravano la sensazione di controllare il passaggio del tempo, successivamente sopraggiungeva il malessere di aver corso l’ennesima inutile gara contro me stesso. Che logica ha il “fare” quando viene svuotato del senso trascendente? Da cosa si differenzia la domenica dagli altri giorni della settimana, se poi il giorno del Signore è vissuto come un giorno qualsiasi? Per intendere il significato della domenica e per viverla con lo spirito giusto, bisogna fare un passo indietro e ripercorrere la storia del sabato cristiano. La parola sabato deriva dal verbo ebraico shabbat che vuol dire cessare, lo smettere, il riposo.
Durante il sabato ebraico era vietato il lavoro, mentre le attività permesse e incoraggiate erano la partecipazione alla sinagoga, il canto popolare e dei salmi, leggere, studiare e discutere la Torah, intraprendere rapporti sessuali tra marito e moglie, dare ospitalità e far visita a parenti e amici. Con lo shabbat il popolo ebraico intendeva ricordare la liberazione dalla condizione di schiavitù in Egitto ad opera di Mosè e la creazione di Dio.
Nei vangeli, ai brani di Mc 16, 2-9; Mt 28, 1; Lc 24, 1; Gv 20,1 comprendiamo che è Gesù stesso a istituire la domenica, attraverso la sua Pasqua di resurrezione, dando senso e profondità alle parole di Osea 2,6: “Dopo due giorni ci ridarà la vita, e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza”. Il settimo giorno dunque, anticipa la Pasqua  dell’uomo, la sua ottemperanza avvicina la settimana dell’uomo alla settimana della creazione, nella quale al settimo giorno il creatore riposò, Genesi 2,3: “Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta”. Il sabato di Cristo è un patto di amicizia con l’uomo, evidenziato dalle  apparizioni del risorto in Gv 20,19 e in Lc 24,13 e dal dono dello Spirito Santo, At 2. Nel capitolo 16 dell’Esodo, viene chiaramente espresso l’amore caritatevole di Dio Padre verso il suo popolo e di come il Signore vuole che venga osservato il sabato cristiano. Ecco la lettura dal secondo al quinto versetto: “Nel deserto tutta la comunità degli  Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno”. E dal versetto 22 al 26: “Nel sesto giorno essi raccolsero il  doppio di quel pane, due omer a testa. Allora tutti i principi della comunità vennero ad informare Mosè. E disse loro: «È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani mattina». Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva ordinato Mosè, e non imputridì, né vi si trovarono vermi. Disse Mosè: «Mangiatelo oggi, perché è sabato in onore del Signore: oggi non lo troverete nella campagna. Sei giorni lo raccoglierete, ma il settimo giorno è sabato: non ve ne sarà”. Ogni cristiano sa Cristo Gesù riposò nella tomba fino al sabato e poi, il primo giorno della settimana, resuscitò dai morti. Il sabato è dunque il giorno del Cristo morto, la domenica è il giorno del Cristo vivente! Il sabato commemora la fine della vecchia natura schiava del peccato, la domenica commemora l’inizio della nuova creazione, rigenerata e purificata dal prezioso sangue di Cristo Gesù. Per vivere in modo cristiano la domenica, dobbiamo sforzarci di entrare in quel riposo più volte sollecitato dal Signore e superare qualsiasi mito, ben sapendo che è “Il sabato che è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” Marco 2:23-28. E se ancora non abbiamo trovato il “vero riposo”, in questo momento Gesù ci invita dicendo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.