I misteri della mente

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di Fabio Mancini

Luogo inaccessibile e affascinante, la Mente, resta uno degli argomenti più avvincenti, studiati e oscuri.
Volendo usare un paradigma familiare, direi che è la terra incognita per eccellenza.
Forse non tutti sanno che nel periodo della sua giovinezza, quando gli attacchi della malattia erano veementi, un dottore ordinò alla poetessa Alda Merini, recentemente dipartita, di non innamorarsi.
Dietro tale richiesta all’apparenza assurda e inconcepibile per una persona sana, c’era l’intenzione da parte del dottore, di proteggere la paziente, da una relazione amorosa che altrimenti avrebbe destabilizzato la salute psichica della Merini, già emotivamente fragile.
L’integrazione con la società e la poesia sono state di fatto, le buone terapie per la poetessa, non gli anni di “cura” nel manicomio.
Se l’amore fosse acqua sorgiva che sana qualsiasi male, basterebbe berne a sufficienza per tornare sani, o essere felici, ma ogni storia d’amore svela la natura intima di ciascuno e mette a nudo i segreti, le ambiguità, gli inquinamenti dei nostri comportamenti.
Eppure sappiamo quanta pazienza, tenerezza e ascolto, occorrono per mantenere in piedi un legame.
Alcune relazioni hanno il carattere del possesso, o della dipendenza, “lo/a devo avere a tutti i costi” o “non posso vivere senza di lui/lei” ma una volta soddisfatta l’urgenza, subentra una sensazione di nausea e poi si afferma: “Non ne posso più!” come saziati da una abbondante pietanza.
Quel legame precedentemente voluto a tutti i costi, viene poi vissuto come limitante alla propria libertà e sciolto in un battibaleno.
Ma cosa accade quando si acconsente ad un legame possessivo?
Si forma un’alleanza a due contro il mondo, un egoismo di coppia che ignora il mondo, perché la persona amata diventa l’unico beneficiario della propria dedizione.
La gelosia, considerata segno dell’amore, è nella realtà un irrequieto bisogno, dove una parte esercita il proprio potere, mentre l’altra ci si sente l’oggetto esclusivo dei pensieri e dei sentimenti dell’altro.
Se la gelosia viene comunemente stimata come il sinonimo d’amore, non così vengono considerate le perversioni.
Nel perverso, i gradi parentali e i rispettivi ruoli non sono riconosciuti e qualsiasi persona può essere un soggetto su cui esercitare i propri atti violenti, poiché nella trasgressione il perverso trova la sua glorificazione.
La sua dimora è il caos originario della creazione, incapace di distinguere la luce dalle tenebre, il giorno dalla notte.
Nella negazione verso la dignità degli altri, il perverso trova la propria onnipotenza, nell’eccesso egli trova il piacere che spesso sfocia nella soppressione della vita.
Privo di ogni forma d’amore per sé e per gli altri, il perverso vive in un isolamento totale.
Penso che nelle relazioni con gli altri, quando sono sostenute dalla fiducia e dal rispetto reciproci, possiamo trovare noi stessi, senza provare il timore di specchiarci.
Con la speranza di aver dato qualche spunto di riflessione, a quanti come me sono affascinati dalle terre dell’Ignoto.