Paranormale o suggestione?

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Iniziamo il viaggio nel mondo del paranormale. Qual è il confine tra suggestione e paranormale? Scopriamolo attraverso un’esperienza personale di un nostro nuovo collaboratore.

di Logangr

Premessa
Parlare di paranormale non è facile, si rischia sempre di cadere nelle banalità e per natura dello stesso fenomeno, per una buona parte essendo  sconosciuto il funzionamento e non certificata la reale esistenza, si rischia di non riuscire a farsi capire e spesso essere fraintesi.
Con paranormale si intende definire quegli eventi che esulano, apparentemente, da leggi fisiche o quanto di conosciuto. Va sottolineato che spesso questi fenomeni a fronte di ricerche e analisi sul posto sono stati classificati come falsi, la fonte principale tuttavia è la coscienza umana, specialmente a causa della superficialità dell’osservatore.
In una buona percentuale, sempre basandomi su mie esperienze, mi sono accorto che sono pochi i maligni che inventano una storiella, ben più frequente invece queste esperienze sono causate dalla suggestione.
Su questo aspetto della psiche umana non voglio dilungarmi troppo, non fa parte dei miei percorsi di studi e lascerei approfondire da uno specialista.

Definizione
La suggestione è una forma di comunicazione mediante la quale in un individuo – senza ch’egli avverta imposizione né comando alcuno, in assenza di razionale e libera scelta oltre che di consapevolezza – è indotta una convinzione, un pensiero o una condizione esistenziale senza che egli possa opporvisi né avverta la ragione di farlo neppure su altrui pressione. Tale processo – che può provocare modificazioni consistenti, permanenti oppure transitorie, sia nei processi psichici che nel comportamento – è usato anche nella pratica dell’ipnosi. (Fonte Wikipedia)

La definizione è abbastanza chiara e potrebbe bastare per dare spiegazione a tutti quei fenomeni paranormali documentati durante la storia, anche in altre civiltà. In passato una buona percentuale di persone si fermava a questo, dando per scontato che questi fenomeni non esistono e sono semplice frutto di persone facilmente suggestionabili. Di tutto quello che ho potuto studiare, con tutte le persone con le quali ho discusso di questi fenomeni, dopo pochi minuti mi rendevo conto che spesso è gente che vuole credere. Io non ho mai creduto, ma come molti mi lascio affascinare dagli argomenti e cerco di razionalizzare e dare una spiegazione, cercando di essere il piu obiettivo possibile. Per fare questo serve avere una forte capacità empatica ma anche una certa apertura mentale. Non è da tutti mantenere una discussione ascoltando attentamente chi abbiamo di fronte, analizzare quanto detto, compararlo col nostro pensiero, e non contrastare la tesi altrui a prescindere, ma integrare le idee e i pensieri di altri nel proprio ragionamento, mettendosi spesso in discussione con se stessi prima che con il prossimo.
In questo modo si riesce a mantenere un certo distacco e un minimo di obiettività per proseguire nell’analisi.
Ho incontrato anche molti soggetti, indissolubilmente scettici, che a fronte di un evento/fenomeno paranormale hanno completamente cambiato la loro visione dell’argomento. Mentre scrivo mi sto rendendo conto che ci sono davvero un sacco di premesse da fare, sto generalizzando molto, cosa che odio, perché il metodo migliore per fare ricerca in questo ambiente è entrare nello specifico, non lasciare niente al caso, ogni dettaglio, se razionalizzato correttamente diventa vitale per un resoconto finale più coerente con la realtà.
Va chiarito però che un evento paranormale è potenzialmente diverso dall’altro, perché i protagonisti dello stesso, il luogo, gli effetti, spesso sono diversi. Non vi è differenza di credibilità tra un racconto di una persona suggestionabile e di uno scettico “pentito” vanno analizzati tutti i dati.
Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con appartenenti al clero che hanno avuto esperienze di esorcismo, i quali mi hanno rivelato che la maggior parte delle possessioni sono frutto di esaurimenti nervosi dei soggetti che sfociano in paranoie schizzoidi o schizofrenie. La spiegazione religiosa del fenomeno, che mi è stata data, è che il male è insito in tutti noi, e solo in rari casi il demonio si è impossessato di un corpo. Il Diavolo è astuto, mi dicono, e trae maggior soddisfazione nello stillare il male nell’uomo e farlo crescere in autonomia intervenendo esteriormente e non internamente al nostro corpo.
Per quanto riguarda le manifestazioni eteree, oggetti che si muovono o vengono ritrovati spostati, rumori inspiegabili, gridi, lamenti, voci sussurrate, io ho vissuto un’esperienza personale che mi ha fatto ricredere sul principio di suggestione che ho dichiarato pocanzi.

L’esperienza personale – Prima parte
Ero ancora un ragazzo, avevo 8 anni ed ero al campo scout. Per la maggior parte avevamo più o meno la stessa età, eccezione fatta per i capi e il prete.
Fummo divisi nelle varie stanze, quella che toccò a me e ad altri 15 ragazzi era una specie di mansarda, travi a vista, soffitto spiovente e una scala di legno, come la maggior parte della struttura, che scendeva al piano inferiore dal centro della stanza. Benché il primo giorno tutti i sacchi a pelo erano posizionati perfettamente e in modo ordinato, già dal giorno successivo non esisteva piu un camminatoio chiaro, sacchi a pelo sparsi in modo da formare gruppi, dettati da scelte e preferenze personali in merito ad amicizie.
Un noioso pomeriggio piovoso, le attività all’esterno furono sospese e ci fu lasciato tempo libero. Come gia detto immersi nella noia e nel nulla, la casa era in una collina, pressoché isolata, cercammo di intrattenerci con storie e racconti di paura, non so se sia ancora di moda, ma quando ero ragazzetto io quando pioveva o c’era il temporale ci si riuniva a cerchio, e a turno si inventavano delle storie del terrore. L’esperimento però falli quanto presto, infatti nessuno riusciva a prendere seriamente il racconto, soprattutto il narratore. Non credo di ricordare bene come poi sia successo, tuttavia uno del gruppo intavolò un discorso su sedute spiritiche e fantasmi. Ognuno, ricordo che avevamo circa 8 anni, esponeva le proprie idee, il proprio credo, e fu li che mi resi conto che sono in tanti a ragionar per senso comune quando si parla di questi argomenti, la discussione era un’accozzaglia di luoghi comuni, frasi fatte e cose già sentite, e ben presto un po’ tutti si annoiarono. Fu a questo punto che lo stesso ragazzo, che fece partire la discussione, lanciò l’idea di fare una seduta spiritica invocando il proprio nonno.
Il gruppo si divise in chi voleva partecipare e in chi, come me, non credendo a queste cose era perplesso, e chi timorato non voleva partecipare. Il ragazzo insistendo alla fine convinse tutti, forse alla fine io ero quello più titubante, perché pur non credendo a queste cose, mio nonno mi diceva sempre che i morti sono morti per essere lasciati in pace, e finché è stato in vita ho sempre riscontrato, alle volte a distanza di tempo, che aveva sempre ragione, e qualche volta anche dopo la sua morte, ma a questo ci arriverò.
In modo goffo e poco “professionale” unimmo le mani, seduti per terra, attorno ad un tavolino, ripetendo un richiamo del nonno ci prestammo all’evocazione.
Durante tale “rituale” c’era chi non smentiva la nostra innocente immaturità con risate e frasi di circostanza, forse anche per sdrammatizzare quell’atmosfera molto spessa e se vogliamo, solenne. Durante l’evocazione si sentivano dei colpi sul tetto, pensandoci oggi probabilmente erano i piedi di qualcuno del gruppo sbattuti sul pavimento, ben presto comunque tutti noi eravamo preda della suggestione. Questi rumori, combinati all’atmosfera creata, finirono per spaventare una ragazza, che si alzo in piedi gridando qualcosa tipo, “adesso basta mi state spaventando”, la catena fu rotta e tutti noi inconsapevoli, ci alzammo separandoci. Per tutti noi la storia era finita li, arrivò presto l’ora di cena, durante la stessa, ricordo perfettamente che eravamo tutti presenti, capi e compagni, sentimmo un rumore nella stanza del sottotetto, corremmo tutti a vedere, e il tavolo attorno al quale ci eravamo riuniti il pomeriggio era ribaltato in malo modo.
Arrivò l’ora di coricarsi, e qui cominciarono ad accadere “strane cose”. Il ragazzo che diede il via alla seduta, il nipote del nonno per intendersi, ritrovò nel letto un coltello molto grosso, di quelli da macelleria, con la lama spessa e completamente arrugginita, con l’impugnatura in legno molto malandato.
Pensammo ovviamente tutti che fosse uno scherzo, e portammo l’arma bianca ai capi. Ricordo chiaramente l’espressione dei capi quando portammo il coltello, sembrava che fossero stupiti di quanto accaduto, ci ripresero sentitamente, la loro espressione sembrava tuttavia volesse dire qualcosa tipo, da dove viene sto coltello? Noi eravamo completamente immersi nella suggestione, accecati da essa e completamente immersi nella paranoia e nel terrore. A seguito di quel pomeriggio la mia vita cambiò non tanto nella mia coscienza, ma anche durante il mio sonno, infatti quella notte fu la mia prima notte di sonnambulismo. I ricordi sono confusi, sono passati 21 anni oramai, ma solo cercando di ricordare, rivivo ancora quella notte e i suoi eventi con morfea visione. Ricordo di sentire i compagni che mi insultavano perché li calpestavo, ma ricordo anche che non vedevo niente, era tutto buio, non credo perché ci fosse la luce spenta, ma proprio perché avevo gli occhi chiusi. Mi svegliai e mi resi conto subito che stavo sognando. La mia passeggiata a occhi chiusi era un sogno. Mi svegliai perché ebbi la fastidiosa sensazione di cadere, credo che tutti abbiate almeno una volta nella vita, durante il sonno, avuto la sensazione di cadere nel vuoto. Quando mi svegliai e mi resi conto del sogno mi doleva la schiena. Allora cercai di alzarmi e mi resi conto che non ero sul mio sacco a pelo, non ero sulla stuoia, ma ero sdraiato sulle scale. Nel giro di poco tempo la luce si accese, quasi mi bruciavano gli occhi, erano i capi preoccupati e svegliati da un tonfo. Parlando con i miei compagni ci rendemmo subito conto che forse non era un sogno, mi alzai davvero e poi caddi sulle scale svegliando i capi, i miei compagni erano terrorizzati perchè cercarono di chiamarmi ma io avevo gli occhi chiusi e camminavo blaterando cose senza senso, parole senza significato. Fu così che uno dei capi decise, per tranquillizzare tutti noi, di dormire nella stanza. La cosa più traumatica fu una specie di pentacolo con la testa di una pecora con gli occhi rossi e luminosi, che mi fissava mentre ero sulle scale. A luce accesa non c’era niente appeso sul muro delle scale, ero vittima completa della suggestione. Il giorno dopo ne parlai con i miei compagni e insieme andammo dai capi a raccontare di questa mia reminescenza, ed essi ci consigliarono di andare a confessarci dal prete che era in uscita con noi.

L’esperienza personale – Seconda parte
Padre Roberto, o Padre Roby, non era il solito prete, si teneva in forma, non fumava, non era banale, non cercava di convincerti che essere cattolico è un dovere, ma un onore. Prima di prendere i voti invidiava gli altri che credono in Dio, lui si sentiva vuoto, sentiva che qualcosa nella sua vita mancava e non era una tv, non era una bella macchina, non era nemmeno il successo lavorativo, poiché aveva già tutte queste cose. A seguito di un brutto incidente, entrò in coma per una settimana e fu proprio durante questo periodo di incoscienza che prese, ironia della sorte, coscienza della strada che doveva seguire, poiché ebbe una visione, non scese mai nei dettagli, che gli rivelò il suo cammino. Padre Roby ci sapeva fare con noi ragazzi, sapeva tutto sulle nostre passioni, ed era un figo perché sapeva fare un sacco di cose, anche se non aveva mai giocato a pallacanestro, la sua dedizione alla vita e la voglia di onorarla lo “costringeva” ad impegnarsi in tutto quello che faceva, risultando vincente.
Padre Roberto era nella sua piccola stanza, seduto su una sedia in legno, che incideva con un temperino un rametto di circa 20 cm. In fondo in fondo credo che stava maledendo il giorno che ci fece vedere le splendide incisioni che creava sui rami, e si lasciò incastrare promettendo di farne una per ogni ragazzo del campo. Quindi appena aveva qualche minuto si metteva al lavoro con queste opere. Ci accolse con serenità, la sua tipica tranquillità, noi eravamo decisamente agitati e inquieti. Gli raccontammo tutto quello che era successo il pomeriggio e la notte precedenti, Padre Roberto ci rassicurò, ammettendo che effettivamente avevamo fatto una cosa sbagliata, ma non l’avevamo fatta con cattiveria. Avevamo fatto una ragazzata e il modo migliore per risolvere le ragazzate è chiedere sempre scusa. Ci raccontò di un amico che ebbe un’esperienza simile alla nostra, una seduta amatoriale, cessata prematuramente perché  “la catena” venne rotta e ne seguirono fatti e avvenimenti strani, oggetti fuori posto, rumori, visioni notturne, sonnambulismo etc.. Ci rivelò che lo spirito dell’uomo è costituito da due nature, una buona e una cattiva, e che queste nature sono insite in tutti noi, e bilanciate dal buonsenso. Nel nostro goffo tentativo di evocazione potevamo aver chiamato il lato cattivo del nonno, nella nostra inettitudine non era possibile controllare chi chiamare. La stessa cosa accadde all’amico del prete.
Una mattina si stava radendo in bagno, e ad un certo punto senti una mano prendere con forza la spalla, allo specchio non c’era nessuno, ma la stretta si faceva sempre piu forte, allora l’uomo gridò “Basta!! non ne voglio più sapere, ho sbagliato e ti chiedo scusa spirito, ma ora lasciami in pace e io non farò mai più un errore simile!” La morsa sulla spalla istantaneamente svanì e non vi furono piu eventi paranormali.
Dopo il consultorio con il prete, ci ritirammo nella nostra stanza perché era l’ora della siesta pomeridiana. Fu in quel momento che notammo inquietanti lame sporgere dagli angoli del soffitto, non le avevamo mai notate prima (vi informo che ho la pelle d’oca mentre sto scrivendo), ci spaventammo tanto che decidemmo di chiedere umilmente scusa come l’amico di Padre Roberto. L’atmosfera cupa e secca che permeava la stanza si diradò al nostro risveglio del riposino pomeridiano, le lame sul soffitto non c’erano, si vedevano solo dei chiodi, di quelli di ferro di una volta, molto grossi che tenevano fisse le travi del soffitto. Sembrava finalmente tutto tornato alla normalità.
Oggi, oramai trentenne, ricordo ancora questa esperienza, la ricordano ancora i miei compagni di una volta, che quelle rare volte che ci ritroviamo ci scopriamo ancora increduli su quanto accaduto. In qualche momento di mio raccoglimento, ho come dei flash della faccia del prete, della sua serenità, tipica di quella persona, ma quel pomeriggio era davvero molto enfatizzata. Credo che forse sia riuscito a contro suggestionarci.
Il sonnambulismo è rimasto fino agli undici anni circa, ma da quel momento ho preso coscienza della mia empatia, credo che mi si sia sbloccato come un ulteriore senso, ma di questo c’è tanto da dire, ne parlerò in un altro momento.
Non pretendo che si creda a quanto esposto, non voglio soldi, non voglio pubblicità, è una semplice relazione di quello che è accaduto a un ragazzetto e al suo gruppo di amici una settimana di estate di oltre vent’anni fa. La suggestione è davvero potente e i suoi effetti sono incalcolabili. Quanti di voi hanno sentito o vissuto una storia simile ? Quanti di voi la notte di inverno, passando per una piccola strada poco illuminata avvertono una presenza alle loro spalle e camminano forte perché pensano di essere seguiti? Infine trovano il coraggio si voltano e non vedono niente e riprendono a camminare e ancora il doppio passo si fa sentire? Il cuore in gola e il sudore freddo, l’ansia e la paranoia ci avvolgono e noi ci sorprendiamo solo successivamente che camminiamo sempre più forte. Vi è mai capitato di essere sdraiati nel vostro letto e sentire di essere osservati? E più ci pensate piu vi convincete che nell’angolo buio c’è qualcosa? Bene, questa è la suggestione.