Giza, tra sogno e realtà

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Editoriale di Terra Incognita Magazine n.4

di Andrea Somma

Andrea Somma e la Sfinge
Andrea Somma e la Sfinge

La strada che parte dalla zona del Maadi e conduce fuori dal Cairo, verso sud, è l’equivalente della nostra autostrada. Tre, a volte quattro, corsie per senso di marcia mentre sul ciglio della strada si alternano palme, edifici fatiscenti e animali al pascolo. Mentre percorrevo il tragitto sul taxi, che misteriosamente ancora funzionava, mi girai verso destra per vedere l’orizzonte. Lo feci distrattamente anche perché, nonostante il cielo sereno, una densa foschia avvolgeva il panorama. Il tassista però mi indicava con insistenza il lato della strada e così mi girai nuovamente prestando maggiore attenzione. Fu in quel momento che in lontananza le vidi. Due enormi costruzioni di pietra: Cheope, a destra, e Chefren a sinistra.
Quando si entra nel recinto della Piana di Giza si respira, inevitabilmente, un’aria particolare e quasi mistica. Ci si trova davanti ad un’immagine vista in fotografia centinaia di volte e letta nelle descrizioni di decine di libri. La Sfinge ti guarda e tu ne resti incantato e intimorito. Alle sue spalle la piramide di Chefren, sfruttando l’altopiano su cui è costruita, si staglia immensa nel cielo. Cheope, sulla destra, è maestosa anche se il tempo le ha fatto cadere il vertice, sostituito da una piccola struttura in metallo che serve a completarne l’altezza.
L’ingresso nella Grande Piramide è faticoso. Un cunicolo stretto, molto basso e ripido conduce nella Stanza del Re. Si è costretti a camminare quasi in ginocchio, fino a quando non si raggiunge, finalmente, la Grande Galleria. Una volta arrivati nella camera ci si trova di fronte al sarcofago nel quale dovrebbe essere stato collocato il corpo del faraone Cheope.
Ma c’è qualcosa che stride fastidiosamente, come la corda di una chitarra che si spezza perché pizzicata maldestramente. Perché costruire un edificio così grande, il più imponente realizzato dall’uomo, la cui costruzione ancora nasconde molti interrogativi, per poi inserire un misero sarcofago spoglio e piccolo, senza alcun geroglifico? Geroglifici tra l’altro assenti nell’intera stanza. Dopotutto basta andare al museo egizio per vedere sarcofagi immensi, bellissimi, tutti scolpiti, incisi ed anche colorati, che sono stati realizzati per contenere le mummie di sacerdoti, scrivani di corte. Persone certamente importanti, ma nulla in confronto ad un faraone! E’ come se avessero buttato le spoglie mortali di Cheope dentro ad un’anonima fossa comune.
La piramide di Micerino invece è in fondo, più isolata rispetto alle altre e senza visitatori che gli ronzano intorno. Sembra di trovarsi in un altro luogo per quanto è silenzioso. Stando alle spalle di Micerino si vede solo il deserto con qualche cammello che lo percorre, ma nessuna persona nelle vicinanze né alcun rumore. Inoltrandosi verso la distesa di sabbia si raggiunge una duna, a qualche decina di metri da Micerino, dalla quale è possibile vedere tutte e tre le piramidi. Con Chefren al centro che sovrasta le altre, mentre Cheope in fondo a tutto, sembra davvero piccola.
Una volta superata la meraviglia, si cominciano a notare anche gli aspetti negativi. Rifiuti abbandonati dappertutto. Le piramidi si innalzano quasi per fuggire dalla sporcizia che gli incauti egiziani del luogo, bisogna dirlo, abbandonano senza alcuna vergogna ai piedi di queste meraviglie di pietra.

Le tre piramidi di Giza
Le tre piramidi di Giza

Tornando verso la parte più affollata del sito si incontrano gruppi di ragazzi più o meno grandi, quasi certamente intere scolaresche egiziane. Alcuni stanno seduti su qualche masso enorme ad ascoltare musiche moderne grazie ai loro cellulari, altri invece preferiscono giocare a pallone, usando le mastabe situate sotto la Piramide di Chefren come porte. E allora non posso non pensare all’assurdità della situazione.
Mi sembra inconcepibile giocare a pallone sotto un monumento simile. Io sono partito da un altro continente appositamente per andarlo a vedere. Allo stesso tempo però mi sono interrogato ed ho capito che anche noi italiani sottovalutiamo, o ignoriamo quasi, le nostre meraviglie in cerca di posti più esotici. Mi sono domandato se il mio stupore alla vista del Colosseo o di San Pietro sia lo stesso di quando ero un bambino. So perfettamente che è invariato, ma sono consapevole anche del fatto che la prossima volta che passerò sotto i monumenti della mia bellissima città, magari mentre mi trovo su un autobus, li guarderò con occhi diversi e certamente sarò più consapevole della storia che rappresentano. E mi confonderò tra lo stupore dei migliaia di turisti che ogni giorno popolano la Città Eterna.