Gaudì: un mistero inesistente

425

Gaudì era solo un geniale architetto o addirittura un rappresentante della cultura esoterica, legato nientemeno che al mistero di Rennes le Chateau?

di Michele Rossi

Antoni Gaudì

Negli ultimi anni, hanno iniziato a circolare idee alternative riguardo ad uno dei più grandi architetti dello scorso secolo, Antoni Gaudì, l’artista catalano che si occuperà della nuova urbanizzazione modernista di Barcellona realizzando edifici con linee imprevedibili e ispirate alla natura e ai suoi elementi. Tra tutte le sue opere spicca il tempio espiatorio della Sagrada Familia, da lui iniziato nel 1883 e seguito ossessivamente per quarantatrè anni, opera che nonostante tutto non riuscirà a completare. Di recente la sua opera è stata accusata di essere profondamente esoterica e di essere portatrice di un segreto inconfessabile, forse legato alla cristianità e ad un paesino del sud della Francia, Rennes Le Chateau.
Gaudì è sempre stato un uomo schivo, riservato, scontroso e ha vissuto la sua vita in solitudine e nella costruzione febbrile delle sue opere, soprattutto nella costruzione della Sagrada Familia. Questo tipo di carattere, accertato da molte biografie e dai collaboratori che aveva, escludono quasi definitivamente l’idea che egli potesse aver intrapreso relazioni con circoli esoterici, alchemici o templari. Infatti secondo gli scrittori new age, Gaudì frequentò questi circoli nel suo viaggio a Parigi conoscendo anche la famosa cantante lirica Emma Calvè. Tutto questo non è possibile dato che secondo tutte le biografie, Gaudì non abbandonò mai la Spagna se non nell’occasione della costruzione della cattedrale di Majorca e non si recò mai né in Francia ne tantomeno a Parigi; precisiamo inoltre che i biografi della Calvè e i suoi eredi non sono a conoscenza di un presunto incontro con l’architetto catalano. Altre storie tendono sempre e continuamente ad avvicinare Gaudì alla Francia, ma questa volta al piccolo paesino dell’Aude francese, Rennes Le Chateau e al suo parroco, Berenger Sauniere, il cosiddetto “parroco dei miliardi”. Si vocifera addirittura che Sauniere in persona abbia donato qualcosa di molto prezioso da custodire a Gaudì nel suo grande impianto architettonico; ma su questo torneremo tra poco. E’ invece possibile legare Gaudì all’architettura gotica francese dato che le sue opere si rifanno ad antiche simbologie legate alla natura e al cosmo, simbologie che potrebbe aver appreso dalle varie pubblicazioni fotografiche che si stavano diffondendo in quel periodo in tutta Europa.
Il punto chiave della Sagrada Familia è il “simbolo”, fattore che lega questo luogo alle stupende cattedrali gotiche sorte in Francia all’inizio del 1100. Le cattedrali gotiche risultano essere delle vere e proprie enciclopedie di simboli: la volontà dei costruttori, almeno in origine, era quella di imitare la perfezione della natura e la grandezza di Dio; lo facevano attraverso simboli legati alla natura e alle stelle, simboli che oggi a noi possono sembrare cose da poco ma che invece nascondono ai più i loro messaggi, più gli occhi studiano l’opera architettonica gotica e più sfaccettature si lasciano intravedere, sfaccettature che nascondono una sapienza oggi perduta. E’ proprio questo un punto di contatto con la Sagrada Familia, anch’essa è stata costruita come un insieme di immagini e di simboli che alludono ad altro: il teologo ci può vedere la storia di Gesù, il contadino ci può vedere gli animali e l’astronomo può rintracciarvi i segni zodiacali, insomma, è un opera per tutti che però nasconde significati più profondi, legati indissolubilmente con la cristianità tant’è che lo stesso Gaudì la definì come “una cattedrale gotica di un nuovo genere”.
Altri simboli della struttura sono profondamente legati al cristianesimo, soprattutto alle sue antiche origini, esempio è il Tau, la grande T rossa che campeggia sopra il cipresso nella facciata della Natività, unito alla X e alla colomba, ovviamente simboli della trinità, di Dio, di Gesù e dello Spirito Santo. Allo stesso modo possiamo trovare il pellicano, simbolo per eccellenza dell’eucaristia, animale che si squarcia il ventre per poter sfamare i propri piccoli. Importante in questi casi è anche l’orientamento delle strutture; nell’antichità, era usanza orientare gli edifici sacri in base al sorgere e al tramontare del sole, al lato Est veniva posto l’abside della chiesa, mentre ad ovest trovava posto la facciata con la relativa entrata, questo perché chi entrava in chiesa percorreva un cammino verso la luce e verso dove tutto ha origine. Anche per Gaudì l’idea fu la stessa ma la elaborò originalmente: sappiamo infatti che il progetto della struttura prevede varie facciate, ispirate alla vita di Cristo; la facciata della Passione e della Natività (già realizzate) e quella della Gloria.
La facciata della Natività è orientata ad Est, ovviamente nella direzione in cui tutto ha inizio mentre la facciata della Passione è orientata ad Ovest, direzione in cui tutto finisce. Le figure della facciata della Natività sono morbide, plastiche, traspirano emozione ed evocano un’atmosfera di pace e amore, mentre la facciata della Passione presenta figure spigolose, emaciate e tormentate, le colonne sono come ossa ,tutto per ricordare il terribile momento del Cristo crocifisso.
I simboli racchiusi nella struttura sono in ogni dove, anche se si trovano concentrati nell’unica parte che Gaudì vide completata e cioè la facciata della natività. Alcuni simboli riconducono Gaudì all’antica tradizione gotica, vediamoli:
Il labirinto come percorso iniziatico delle cattedrali quali Chartres è riproposto da Gaudì ma in funzione diversa non ancora spiegata, ed è collocato di fianco a San Pietro nella facciata della Passione, accanto ad un quadrato numerico che dà come risultato 33 in qualsiasi senso si sommino i numeri, forse un allusione al quadrato del Sator?
Le figure animalesche sono da sempre state utilizzate dal nostro architetto ma una delle figure più sfruttate è quella del drago, essere estremamente caro alla visione gotica, un essere maligno che nel caso della Sagrada Familia non ha accesso alla struttura, infatti immagini di queste bestie mitologiche con rane, serpenti e salamandre (altra figura cara al gotico e all’alchimia) sono relegate alla parete esterna dell’abside non riuscendo ad avere accesso al tempio cristiano.
Nella sua opera è riscontrabile la presenza di un simbolo che in passato sarebbe stato condannato come pagano, le costellazioni. Questo tipo di rappresentazioni era frequentemente usato in passato nelle cattedrali gotiche ma in Gaudì ha un significato molto diverso; infatti esse non alludono a un sentimento pagano di predizione del futuro ma bensì cercano a loro modo di indicare la data “celeste” dell’incarnazione di Gesù dato che trovano posizione al di sopra della scena che la rappresenta.
Ma torniamo adesso alla misteriosa analogia tra Gaudì e Rennes Le Chateau sbandierata in ogni modo. Questi pensieri hanno forse origine nel lontano 1992, quando in tutte le edicole usciva il 121esimo numero di Martin Mystere. In quell’occasione la storia, scritta da Alfredo Castelli, iniziava raccontando la storia di un paesino nel sud della Francia, Rennes Le Chateau. Sempre tra le stesse pagine veniva raccontato che Gaudì, il noto architetto catalano, sarebbe morto per omicidio a causa di un segreto che avrebbe appreso da Berenger Sauniere nel suo viaggio a Rennes le Chateau, in realtà mai avvenuto.
Ma è possibile che una storia misteriosa di questo tipo arrivi da un fumetto e che giunga alle pagine dei giornali specializzati senza nemmeno essere vagliata sulla sua veridicità? Lo stesso Castelli ha dichiarato che quella fu una storia completamente inventata, un legame mai esistito tra i due “fattori” tirati in ballo. Non sono riscontrabili tracce reali nemmeno tra i documenti che vengono studiati da anni riguardo la storia di Sauniere e di Rennes Le Chateau da parte di Mariano Tomatis e dal suo gruppo di documentazione.

Riepiloghiamo:

  • Gaudì era un uomo schivo, non avrebbe mai potuto partecipare a sette esoteriche
  • Gaudì lasciò la Spagna solo per andare a Majorca quindi non andò mai in Francia né tantomeno a Parigi
  • Emma Calvè non conobbe mai Gaudì né tantomeno (secondo i documenti) Berenger Sauniere
  • Gaudì non raggiunse mai Rennes Le Chateau e non conobbe mai Berenger Sauniere
  • Nella Sagrada Familia non vi sono simbologie esoteriche ma solo simbologie profondamente cristiane
  • Tutte le bugie su Gaudì nascono dal fumetto numero 121 di Martin Mystere, un’avventura presa troppo sul serio

Da quel lontano 1992, quasi 20 anni fa, è nata la leggenda di un possibile collegamento tra Antoni Gaudì e Berenger Sauniere ad opera di un autore di fumetti che voleva solo scrivere una storia come tante altre ne ha scritte ma che invece è stato preso un po’ troppo sul serio creando una vera e propria leggenda metropolitana che sopravvive ancora oggi. Il vero mistero di Gaudì sta forse nel grande legame che lo lega agli architetti gotici e al grande amore per Dio che gli hanno permesso di realizzare un’opera straordinaria e profondamente legata al cammino eterno per raggiungere il Padre Celeste.