Editoriale n.20 – Dicembre 2009

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 di Alessandro Moriccioni

“La scienza non è sempre verità” diceva il mistico Milarepa quasi mille anni fa. Leggendo “Vita di Milarepa”, l’antico testo buddhista che ne racconta le gesta, mi sono chiesto nel profondo cosa fossero la scienza e la verità. Davvero esse non coincidono come in apparenza sembrerebbe altrimenti?
Conversando con il Dottor Carlo Trajna, autore del fondamentale testo “Il Modello Psicotemporale” sulla fisica dei fenomeni inspiegabili, introducendomi al discorso sulle grandi scoperte di Guglielmo Marconi, che oggi permettono anche la ricezione di suoni infradimensionali come le voci di persone decedute, egli mi parlò di oscurantismo scientifico.  Oscurantismo, un termine che evoca arie da inquisizione medievale. Eppure nonostante la nota reticenza accademica alle nuove tesi ed alle nuove scoperte non proprio aderenti allo standard universitario, la nuova generazione di ricercatori che si affaccia ora al mondo scientifico sembra agire in modo diverso. Molti tabù saltano anche grazie al coraggio di quegli autori, che conosciamo bene, padri e martiri di una nuova e più moderna visione dell’uomo e del suo ruolo sociale in ogni epoca.
Ma Milarepa ha detto “scienza non sempre è verità”. Non sempre appunto. E quando lo diventa allora? Lo diviene virtualmente ogni volta che una trasmissione televisiva danneggia l’immagine di quei ricercatori seri usciti un po’ dal seminato. Sfogliando il volume “Un Anno di Zapping 2007-2008” edito da Edizioni Magi, mi viene da sorridere. Si vede davvero bene come siano considerate al di fuori dell’ambiente dell’intrattenimento le proposte mediatiche sui temi a noi cari. Se confrontiamo le due trasmissioni Rai, Superquark e Voyager, l’una scientifica e l’altra indefinibile, ci rendiamo conto di come sia possibile per la stessa azienda produrre un ottimo ed un mediocre prodotto audiovisivo. Mentre Piero Angela e soci collezionano un bel punteggio di tre stelle, che sottolinea l’eccelsa qualità del programma, Roberto Giacobbo e Redazione tutta si mettono il cappello dalle orecchie d’asino con una bella pattumiera come score. E’ chiaro come il sole che non è sufficiente a Giacobbo sparire e riapparire durante la sua trasmissione per abbindolare la critica. Eppure lo share è sempre altissimo. Perché? Davvero non me lo so spiegare.
Altro bell’esempio è Mistero, il format condotto senza troppa convinzione dall’ex cantante Enrico Ruggeri.  Cosa rarissima per una trasmissione che dovrebbe essere il pane quotidiano delle riviste di settore, essa è stata criticata aspramente da molte delle testate di nicchia per aver trasmesso filmati palesemente falsati. Se questo fosse vero, risulterebbe chiaro quanto sia Voyager che Mistero non stiano propriamente facendo fare una bella figura al nostro mondo ignoto, finendo per far parte della categoria del non sempre di Milarepa, senza che si capisca dove abbia termine la scienza ed inizi la verità…
Buon Natale a tutti.