Scienza, superstizione e ignoranza

829

Editoriale di Terra Incognita Magazine 20

di Andrea Somma

Scienza e superstizione, un contrasto spesso al centro di discussioni e polemiche. Due termini così diversi eppure non così lontani perché separati da una linea sottile dove, a volte, basta davvero poco per passare da una parte all’altra di questa riga di demarcazione. La superstizione è un “insieme di credenze o pratiche rituali dettate da ignoranza, frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali” (fonte vocabolario Treccani). In questa definizione è ben descritto il contrasto. La superstizione è “frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali”, ma ciò che rende “sorpassata” una convinzione è appunto il progresso scientifico, l’approfondimento della conoscenza che fa si che un concetto dato per certo venga smentito dalla nuove scoperte della scienza. La storia è piena di esempi del genere e per citarne solo uno molto noto, basta ricordare la convinzione che la Terra fosse al centro dell’universo. Nozione smentita dal progresso delle osservazioni astronomiche, degli strumenti di osservazione ecc ecc. Questo vuol però dire che fino a quando non si potrà dimostrare scientificamente l’errore di una convinzione, essa non potrà essere considerata una mera superstizione.

Cicerone utilizza il termine superstizione per descrivere le persone che pregavano le divinità affinché proteggessero i loro figli (fonte Wikipedia). Quindi troviamo un parallelismo con la religione, perché viene considerata superstizione il rivolgersi ad un’entità astratta superiore come mezzo per ottenere qualcosa. Eppure è stata proprio la religione, in passato, a frenare il progresso scientifico. L’operato dell’inquisizione, i roghi di scienziati e pensatori, l’aver costretto personaggi illustri come Galileo Galilei ad abiurare le loro tesi, perché contrarie alla Bibbia e alla dottrina religiosa, sono solo alcuni dei numerosi esempi che si potrebbero fare. Ma ora sappiamo che molte di quelle teorie sono comunemente accettate per la loro veridicità. C’è quindi un errore di fondo nella definizione che abbiamo appena dato del termine “superstizione”: con il progresso, una teoria viene smentita e, quindi, da certezza si trasforma in superstizione. Ma quello che non viene considerato nella definizione è esattamente il processo inverso per cui una superstizione diviene nozione scientifica grazie al medesimo progresso della conoscenza. Quindi potremmo dire che la scienza stana le superstizioni ma, contemporaneamente, è la scienza stessa che ne riabilita qualcuna.

Veniamo ai giorni nostri. Il contrasto tra scienza e superstizione non si è affievolito. Ma se una volta era alimentato da chi deteneva il potere e la conoscenza che, non dimentichiamolo, per secoli è stata rinchiusa nelle biblioteche di chiese e monasteri, adesso è ampliato dagli stessi scienziati che tendono a sminuire tutto ciò che si allontana dalle loro convinzioni. Ma come già detto, la superstizione si è spesso trasformata in scienza e, ancora oggi, la scienza stessa non è in grado di dimostrare con dati certi l’inutilità di certi studi e ricerche. Semplificando al massimo il concetto, rendendolo addirittura banale, potremmo definire la religione come una superstizione, eppure sono tantissimi gli scienziati credenti. Se è vero che la religione non può portare prove scientifiche a suo sostegno, è altrettanto vero che la scienza non può mostrare prove contro la religione. Senza dilungarci nella spiegazione del metodo scientifico, ci sono oggi numerose scienze “alternative” che attraverso l’osservazione, le ipotesi, gli esperimenti e le verifiche cercano di dare risposte a fenomeni particolari. Questi studi non possono ancora definirsi scienza, ma allo stesso tempo non possono neanche, per i motivi espressi in precedenza, essere bollati come superstizione. Il tempo ci dirà con certezza cosa è scienza e cosa non lo è, ma screditare a priori alcuni tipi di ricerca non è scienza né superstizione, ma solo ignoranza.