L’Antico Khemit: un nuovo paradigma dell’archeologia

391

Intervista esclusiva all’egittologo e scrittore Stephen Mehler, autore del libro “Le piramidi hanno 10.000 anni”, appena pubblicato in Italia.

di Alessandro Moriccioni e Andrea Somma

Abd'el Hakim Awyan e Stephen Mehler
Abd’el Hakim Awyan e Stephen Mehler

Quando si ha la certezza di come si sono svolti i fatti non si cercano mai alternative all’accaduto. Questo con la storia antica è pressoché impossibile. Innanzitutto perché di certo non c’è nulla se non la consapevolezza che l’uomo ha un passato ed in seconda istanza perché non c’è materia più speculativa della storia. Nemmeno la psicologia o la filosofia permettono all’immaginazione di farsi realtà. Eppure i nostri libri di storia contengono proprio questo: una lunga sequela di invenzioni, di inesattezze, di dogmi ormai superati.
Così si assiste ad una sempre crescente ingerenza di metodi alternativi capaci, almeno a prima vista, di narrare un passato diverso, più spirituale per certi versi, più vicino alla concezione di uomo che abbiamo noi oggi. Un punto di vista sulla civiltà in generale fortemente modernizzante, anche se ci si affaccia su eventi accaduti da oltre 5.000 anni.
E’ il caso dell’Antico Egitto e della sua storia in generale. Oggi medium, piramidologi, occultisti, massoni e tanti tanti altri ancora, stanno tentando a modo loro di riscrivere la storia di questa grandiosa nazione. Secondo la loro interpretazione assolutamente non ortodossa, l’Egitto discenderebbe direttamente da Atlantide. Le sue grandi piramidi, erette presso la Piana di Gyza e altrove, sarebbero ciò che rimane di un mondo antidiluviano inabissatosi con tutta la sua tecnologia insieme all’antagonista di sempre: Mu.
Se tutto questo sia vero, o solo frutto di fantasticherie, non lo sapremo mai. Ma perché quest’insolita concentrazione di curiosi individui?
Perché una nuova archeologia sta nascendo. Un’archeologia più possibilista, meno decontestualizzante ma più vicina alla memoria umana contenuta nelle forme antropologiche del mito. Una nuova generazione di archeologi nasce sulle ceneri di un’accademia stantia e guarda al futuro.
Per questo nel 2004 l’editore Luigi Cozzi ha deciso di pubblicare per la casa editrice Mondo Ignoto, un libro molto particolare. Nel volume, intitolato in origine “Land of Osiris” ma tradotto come “Le Piramidi hanno 10.000 Anni” (il libro in Italia è stato curato da A. Moriccioni e A. Somma), l’autore, Stephen Mehler, ripercorre attraverso le memorie di un maestro egiziano iniziato alle antiche tradizioni indigene dell’Egitto predinastico, tutta la storia di un popolo con cognizioni tecniche ed ingegneristiche incredibilmente avanzate. Abd’el Hakim Awyan, questo il nome del vecchio saggio, oggi non è più tra noi ma ha lasciato il segno. Almeno in Stephen Mehler. Secondo lui, infatti, furono queste conoscenze a permettere agli antichi abitanti dell’Egitto preistorico di erigere le magnifiche costruzioni attribuite poi a sovrani successivi, come le piramidi di Gyza.
Alcuni dei riscontri sul terreno di carattere archeologico sono impressionanti. Alcune delle fotografie addotte come documentazione ci hanno riportato alla mente le inspiegabili tracce meccaniche osservate negli ambienti ipogei del Lazio durante le riprese della prima puntata di Terra Incognita – Gli Enigmi della Storia dal titolo La Civiltà Ipogea, appunto. Recentemente ci è poi capitato di notare lo stesso genere di lavorazione su lastre litiche in Egitto grazie alla lungimiranza della ricercatrice francese Antoine Gigal che ha messo a disposizione il suo materiale fotografico. Per concludere, prima di proporvi questa splendida intervista all’autore del libro (rimasta nel cassetto per circa un anno) vi invitiamo a leggere il testo di Stephen Mehler.
Sappiamo benissimo che potrebbe anche indurvi a conclusioni completamente opposte a quelle del suo autore. Ma per come la vediamo noi, vi permetterà senza dubbio di constatare che non ci sono solo prove contro le tesi Atlantide ed antica tecnologia avanzata, ma che al contrario ci sono infiniti indizi che provano come esseri tecnicamente evoluti siano esistiti prima di ogni grande civiltà conosciuta.

Intervista a Stephen Mehler
Mehler ed Hakim
Mehler ed Hakim

Terra Incognita: Cominciamo parlando di lei. Chi è Stephen Mehler e come ha “incontrato” l’antico Khemit?

Stephen Mehler: Sono un uomo di 62 anni, possiedo tre lauree e sono un archeologo e studioso di storia antica con molte esperienze sul campo. Ho incontrato il mio maestro egiziano, Abd’el Hakim Awyan, in Egitto nel 1992 ed è stato lui ad introdurmi alle tradizioni orali indigene dell’antico Egitto.

T.I.: Ci sono molti libri che parlano dell’antico Egitto, della Piana di Giza e delle Piramidi. Perché un lettore italiano dovrebbe leggere il suo libro? Vi troverà qualcosa di diverso rispetto agli altri?

S.M.: La materia che insegniamo e che abbiamo rinominato Khemitologia, opposta all’Egittologia, differisce molto dalle teorie accademiche accettate. Noi affermiamo che oltre 10.000 anni fa, in gran parte dell’Africa – e dell’intero mondo – esisteva una civiltà molto avanzata; furono loro ad intagliare la Sfinge ed a costruire le grandi piramidi, ma per ragioni assai differenti da quelle proposte dagli egittologi.

T.I.: Come presenterebbe ad un neofita gli insegnamenti khimitiani?

S.M.: Sono diversi concetti basilari a formare le fondamenta della Khemitologia. Il primo, e più importante, è il concetto delle Cinque Fasi del Sole, ossia i cicli giornalieri del sole, che rappresentano le fasi della consapevolezza ed i periodi della storia e della preistoria. Il concetto delle fasi, opposto alla teoria accademica dell’evoluzione lineare, e la natura matriarcale dell’antica civiltà sono le basi principali dei nostri insegnamenti.

T.I.: Che cosa è l’Ur Nil? Potrebbe spiegarci la sua importanza nell’antico Khemit?

S.M.: L’Ur Nil è una teoria proposta dallo scienziato tedesco M.L.P Blanckenhorn all’inizio del ventesimo secolo. Essa descrive un’area, nota oggi come il Deserto Occidentale dell’Egitto, che un tempo era la sede di un enorme ed antico fiume che era molto più largo e lungo dell’attuale Nilo. Oltre 50.000 anni fa, l’antico Ur Nil era la fonte d’acqua e la base dell’antico Khemit.

T.I.: Una delle principali e più originali teorie che lei propone nel suo libro è rappresentata dal ruolo dell’acqua nei canali sotterranei dell’antico Khemit. Cosa l’ha condotta a questa incredibile scoperta?

S.M.: Il mio maestro, Abd’El Hakim, voleva che mi concentrassi su due aspetti principali nel corso delle mie ricerche: il suono e l’acqua ed il ruolo che entrambe avevano per gli antichi. Egli mi condusse in alcuni tunnel sotterranei al di sotto della Piana di Giza. Lo scopo originario di questi tunnel era di portare l’acqua dell’antico Ur Nil, dalla zona occidentale, fino ai monumenti di Giza, quali la Grande Piramide. L’acqua veniva impiegata per diversi scopi; ad esempio come carburante per produrre energia attraverso la Grande Piramide.

T.I.: Chi è Abd’El Hakim? E’ ancora in contatto con lui?

S.M.: Abd’El Hakim Awyan è un archeologo ed egittologo nato in Egitto ed è stato una guida turistica per oltre 55 anni. Sin da quando era un ragazzo, egli ricevette e studiò le tradizioni orali degli antichi custodi della saggezza che si trovavano in tutto il suo paese natale. Inoltre egli è anche un riconosciuto Ambasciatore della Pace dell’Egitto. Abbiamo lavorato insieme per quasi 16 anni ed abbiamo scritto due libri: “The Land of Osiris” (“Le Piramidi hanno 10.000 anni”) e “From Light Into Darkness”, basati sia sui miei studi svolti insieme ad Hakim che sulle mie ricerche sul campo durate oltre quarant’anni. Attualmente stiamo lavorando alla stesura di un terzo libro. Hakim ora ha 82 anni e risiede ancora nel villaggio di Nazlet el Samman, situato ad est della Piana di Giza.

T.I.: Nel libro narra delle scoperte fatte in Egitto dall’archeologo J.O. Kinnaman insieme a Flinders Petrie. Ci può parlare di questi rinvenimenti e spiegarci l’interesse della Massoneria, ma anche dell’Ordine dei Rosacroce, per l’Egitto? Infatti Kinnaman narrò le sue scoperte ad un gruppo di massoni…

S.M.: Stando alle mie ricerche, l’archeologo americano Dr. J.O Kinnaman affermò che l’inglese Flinders Petrie scoprì un’entrata segreta della Grande Piramide nel 1922. Kinnaman era un Massone di 32° Grado e rivelò questa informazione solo ai Massoni ed ai Rosacroce negli anni ’50. In quasi 30 anni di ricerca non sono stato in grado di verificare o di trovare alcuna prova per le affermazioni di Kinnaman.

T.I.: Durante un programma televisivo italiano, Zahi Hawass ha attaccato un archeoastronomo, Giulio Magli, il quale ha affermato che la seconda Piramide, stando alle osservazioni astronomiche ed alle affermazioni di altri egittologi quali Mark Lehner, fu solamente costruita da Kefren, dal momento che venne ideata da Cheope. Qual è la sua opinione a riguardo?

S.M.: Noi non condividiamo nessuna delle teorie circa la Piana di Giza avanzate dal Dr. Zahi Hawass e dal Dr. Mark Lehner. Noi non riconosciamo alcun individuo di nome Khufu o Khafra – che erano titoli familiari – né accettiamo l’ipotesi secondo la quale le piramidi fossero tombe per re o per chiunque altro! Il termine greco “piramide” si basa sulla parola khemitiana Per-Neter, tradotto come “Casa del Neter” (Natura in greco), o “Casa dell’Energia”. Le piramidi di Giza, e tutte le altre trovate nella “Terra di Osiride”, erano edifici costruiti per la creazione di energia – per il bene di tutte le persone e non per il piacere egomaniacale di un “re”! Noi avanziamo l’ipotesi che la Grande Piramide venne innalzata circa 20.000 anni fa, e sia Lehner che Hawass hanno ammesso che non sono mai state trovate prove di sepolture originarie avvenute all’interno di alcuna piramide di pietra rinvenuta in Egitto.

T.I.: Che tipo di rapporto ha con il Dr. Hawass, considerando la sua ostilità nei confronti dei ricercatori?

S.M.: Ho un rapporto cordiale con il Dr. Hawass. L’ho incontrato in diverse occasioni sia in America che in Egitto. Egli non appoggia nessuno dei nostri lavori ma per ora non è mai stato apertamente ostile nei nostri confronti.

T.I.: E’ mai stato ostacolato nel corso delle sue ricerche in Egitto?

S.M.: I ricercatori indipendenti sono sempre stati ostacolati, ad esempio per avere il permesso di svolgere le ricerche in Egitto. Solo quelli “riconosciuti” o che ricevono il permesso da Hawass e dall’SCA (Consiglio Supremo delle Antichità) hanno l’accesso necessario per svolgere ricerche approfondite. In ogni caso, l’accesso che ho ottenuto dai “custodi” – custodi della saggezza indigena che controllano i siti – grazie al mio legame con Abd’El hakim, è stato enorme ed ho potuto visitare luoghi e vedere artefatti che né Hawass né Lehner hanno mai potuto osservare..

T.I.: Possiamo scoprire ancora qualcosa di nuovo dalla Piana di Giza e dalla Sfinge? Oppure crede che esse ci abbiano rivelato tutti i loro segreti?

Mehler ed Hakim incontrano Zahi Hawass
Mehler ed Hakim incontrano Zahi Hawass

S.M.: Per nessuna ragione abbiamo imparato tutto quello che c’è da sapere circa la Piana di Giza, la Sfinge e le Piramidi. Ho affermato pubblicamente che esistevano così tanti e differenti tipi di energia che venivano prodotti dalla Grande Piramide – ad esempio idrogeno gassoso, onde elettromagnetiche, microonde, onde radio, onde quantistiche ecc. – che non saremo in grado di catalogarli e scoprirli tutte nel corso della nostra esistenza. Il modo esatto in cui venivano tagliate, modellate e innalzate le pietre – tramite l’uso del suono per creare campi antigravitazionali – è un’area basilare della nostra attuale ricerca. Consiglio a tutti di leggere il libro “The Giza Power Plant” scritto dall’ingegnere Christopher Dunn, così come il mio

T.I.: Sta prendendo in considerazione l’ipotesi di scrivere un nuovo libro basato sulle incredibili rivelazioni di Hakim?

S.M.: Attualmente sto effettuando ricerche in preparazione della stesura di un terzo libro basato sui miei studi con Hakim. Questo lavoro si occuperà delle origini delle lingue scritte e sul modo in cui i Greci imposero la loro mentalità patriarcale sovrastando il mondo matriarcale, attraverso la creazione dell’alfabeto, pertanto attraverso l’ideazione di vocali e consonanti scritte. Infatti questi concetti non esistevano nel linguaggio scritto del Khemit, che i Greci chiamarono Geroglifici, “Segni Sacri”.

T.I.: Alla fine del suo libro “Le Piramidi hanno 10.000 anni”, lei afferma che il Kepher è vicino. Lei crede che la razza umana sia pronta per il “risveglio”?

S.M.: Sia che la razza umana sia pronta oppure no, è ormai giunto il momento per il “Risveglio”, il ritorno dell’Alba della Consapevolezza del Kepher. Sarà necessario che circa il 50% della popolazione si “risvegli” per rendere inevitabile la “consapevolezza”.

 T.I.: Abbiamo sentito della pubblicazione del suo libro, scritto con David Hatcher Childress, “The Crystal Skulls Astonishing Portals to Mans Past”. Può spiegarci l’argomento del libro e svelarci qualcosa circa le scoperte che avete effettuato?

S.M.: I teschi di cristallo sono un fenomeno davvero sorprendente. Alcuni teschi che ho studiato sono oggetti molto datati e venivano usati dagli antichi come “portali inter-dimensionali”. Sarebbe necessaria un’intervista intera per sviluppare completamente questi concetti.

T.I.: Sta lavorando a qualche nuovo progetto? E nel caso ci potrebbe dare qualche piccola anticipazione?

S.M.: Sto lavorando al mio terzo libro insieme ad Hakim. Quindi nei prossimi anni porterò il teschio di cristallo in giro per il Messico ed il Guatemala e continuerò i miei giri in Egitto. La gente dovrebbe visitare i siti internet del Sacred Earth Journeys, Body Mind Spirit Journeys e della The Great Pyramid of Giza Research Association per ulteriori informazioni.

T.I.: C’è altro che vorrebbe dire ai nostri lettori?

S.M.: Ho bisogno di tutti coloro che fossero interessati a venire in Egitto con me, incontrare Hakim e vedere con i loro occhi le prove che presentiamo.