La roccia di Prometeo e l’isola di Atlante: I confini del mondo greco – 28/02/2007

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Concetto ormai cancellato come limite geografico insuperabile, quello delle Colonne d’Ercole è un mito che incombe pericolosamente sul mondo accademico attuale. La riforma storica e archeologica proposta dal Dottor Sergio Frau nel volume Le Colonne d’Ercole, Un’Inchiesta, è appena cominciata ma ha già riscosso un sollevamento generale capeggiato da chi del progresso umano non sa che farsene. Un processo clamoroso intentato contro una tesi che, seppur ancora tutta da verificare, ha trovato l’avallo di noti studiosi e del pubblico più attento.

di Alessandro Moriccioni

Roma, 28 Febbraio 2007

Copertina del libro "Le colonne d'Ercole"
Copertina del libro “Le colonne d’Ercole”

Mercoledì 28 Febbraio 2007, Roma. Società Geografica Italiana

Il Dottor Sergio Frau è un tipo curioso. Non solo nell’aspetto, tipico del giornalista della carta stampata, ma soprattutto nel carattere. E’ curioso perché incuriosisce il suo modo di ragionare. Per chi condivide le sue teorie può essere un maestro, per chi le osteggia dovrebbe essere uno sprono. Un motivo per fare della ricerca storica una macchina in grado di far smuovere un progresso moderno che per troppo tempo ha ignorato volutamente il passato. Almeno, questo è ciò che pensavo mentre col mio inseparabile amico e collega, Andrea Somma, m’incamminavo attraverso l’ingresso del parco che ospita la sede della prestigiosissima Società Geografica Italiana. Quella delle spedizioni di fine ‘800 nel Continente Nero. Quella stessa istituzione che ci aveva permesso, solo pochi mesi prima, di girare una porzione del nostro documentario, intitolato I Segreti delle Mappe Impossibili, compendio di oltre sei anni di ricerca, nelle due splendide sale annesse alla biblioteca.
Sfortunatamente il passo verso la luce della scienza, nel quale tanto avevo sperato, non si sarebbe compiuto con Frau, tanto quanto non accaduto col nostro amico Ruggero Marino quasi un anno prima.
Ma credo comunque sia più importante informare il lettore dei precisi fatti piuttosto che tirare le somme.
Sergio Frau ci accolse sorridente, un tantino trafelato, ma estremamente gioviale. Stringendoci la mano si ricordò di noi e dell’e-mail che gli avevo mandato per invitarlo a visitare il sito di Terra Incognita. Per tutta risposta il Dottor Frau ci aveva spedito l’informativa che annunciava l’evento in questione, invitandoci a sua volta a partecipare. Il dibattito programmato per quella sera avrebbe fatto riferimento al suo primo e più noto libro, la pietra dello scandalo accademico, intitolato Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta. Chiaramente ci facemmo firmare il libro, rito quantomeno d’obbligo, e ci avviammo verso la sala conferenze. Ci sedemmo e restammo in attesa.
I dibattiti che si svolgono generalmente presso la Società Geografica Italiana, riescono sempre ad interessare lo spettatore rievocando sogni di libertà ed immense distese incontaminate, dove l’esploratore vero fa solo una breve comparsata e restituisce poi il tutto alla natura, che l’avvolge come un segreto inestimabile. Ma ho spesso avuto la sensazione che ovunque si tenda a sottoporre gli scritti di questi indomiti viaggiatori alla Santa Inquisizione. I cinici più irriducibili dicono che chi in vita troppo spera, alla fine muore disperato. Con l’ambiente accademico, lo abbiamo scoperto anche noi, non c’è di che rallegrarsi sperando in un cambiamento radicale di rotta.
Osservando il volantino che annunciava la conferenza scoprii che sarebbero intervenuti i seguenti relatori: l’Autore, Maria Grazia Bonanno, Franco Farinelli, Francesco Prontera, Franco Salvatori, Andrea Cantile, Eugenio Lanzillotta e Giuseppe Scanu.
Il presidente della Società Geografica Italiana, Franco Salvatori, introdusse in breve l’Autore e fu mandato in proiezione un filmato tratto da Tg3 Leonardo dove un intervento di Bobbio montato ad arte precedette un’intervista, secondo il mio modesto parere, per nulla chiarificatrice e ridotta all’osso, a Sergio Frau che tentava di spiegare a grandi linee una tesi che merita il più assoluto rispetto e l’attenzione di tutti. Comprimere una teoria espressa in oltre seicento pagine in pochi minuti di filmato non credo sia stata la scelta più giusta.
A causa della presenza di un numero molto elevato di eminenti relatori, questo fu l’unico vero momento concesso al giornalista per espletare la sua tesi monumentale.
Si riaccesero le luci ed il dibattito ebbe finalmente inizio. Mentre stavo per concentrare la mia attenzione sull’intervento del primo professore, fui avvertito da Andrea Somma della presenza in sala del Dottor Ruggero Marino. Così tornai con la mente al giorno in cui anch’egli presentò i suoi studi presso quella stessa sede. Cristoforo Colombo, l’Ultimo dei Templari, sua più recente fatica editoriale, aveva subito spesso un trattamento arrogante e ingiurioso che lo accomunava a parer mio a quello più volte sperimentato anche da Frau.
Un momento della conferenzaIl primo ad intervenire fu il Professor Franco Farinelli, autore per l’Einaudi dell’ottimo testo Geografia. Egli si espresse con fare neutrale pur restando possibilista alla tesi di Frau. Poi fu la volta del Professor Francesco Prontera che, argomentando da una serie di punti, espose la sua tesi contraria, una disamina interessante ed articolata ma che non mi è sembrata riuscire del tutto a demolire la tesi di Sergio Frau. In sintesi fu detto che le Colonne d’Ercole non potevano, come sosteneva Frau, essere state spostate da Eratostene dalla Sicilia allo Stretto di Gibilterra. Le Colonne in questione non potevano esistere solo perché i Greci non andarono oltre per non sconfinare nel “territorio” fenicio.
Ma io credo che non sia stato compreso appieno il nocciolo della questione. Anche ammesso che le Colonne d’Ercole, o di Eracle come si preferì dire, non furono mai spostate, il concetto di Frau di un limite non naturale, ma territoriale, è del tutto innovativo. Non solo, restituisce dignità agli esperti marinai del passato, che sempre vengono solitamente rappresentati dagli storici in una forma distorta che sembra somigliare più a quella dei Neanderthal che degli antichi mediterranei. L’idea di limite strettamente geografico è certamente più tarda, poiché non bisogna dimenticare che Atlante sorreggeva un Globo, Eratostene calcolò il diametro terrestre e Massenzio seppellì le insegne di Roma contenenti una sfera che rappresentava la Terra. Quindi cosa sarebbe potuto accadere oltre questo ridicolo confine?
La Dottoressa Bonanno cercò di calmare gli animi che si stavano fortemente riscaldando in quel frangente tanto delicato offrendo a tutti i presenti un’erudita e splendida lezione di filosofia greca. Lei, grecista, aveva letto il libro Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta ed era grata a Frau per questo volume. Come se le avesse aperto la mente, disse. Ma i Greci, anche dopo il suo intervento, restarono coloro che avevano inventato il mito. A volte sembra che gli storici e gli studiosi dimentichino che la Grecia è figlia delle migrazioni indoeuropee, e che dunque ereditò un bagaglio che in gergo antropologico è detto “mito migrante”.
Si spensero di nuovo le luci e fu proiettato un nuovo video nel quale il geologo del CNR Mario Tozzi era intento nella ricerca di prove nei mari della Sardegna che avvalorassero l’altra tesi di Frau; cioè che la zona sismica sottomarina che si trova nei pressi dell’isola, fosse stata un tempo artefice di una grande catastrofe, forse ricordata nel Timeo, come la scomparsa dell’isola di Atlante o Atlantide. Tralasciando quest’ultmo aspetto del quale preferisco non occuparmi in questa sede, ma che sfiorerò comunque tra poco, devo dire che Sergio Frau presentò alcune prove convincenti in merito ad un possibile maremoto nell’antichità. Analizzando lo strato di fango che ricopre le antiche costruzioni nuragiche in Sardegna, strato di circa 30 mt, l’Autore affermò che esso poteva essere stato provocato soltanto da un’onda altissima che s’infilò nell’entroterra, modificando la linea costiera e ricoprendo quelli che oggi sono cumuli di macerie ma che un tempo dovevano essere mastodontiche fortezze. La possibilità di un sisma sottomarino e di una conseguente onda anomala è una possibile realtà. Certo non si trattò come fu detto di uno tsunami, cioè un’onda più lunga che alta, ma di un’onda anomala. Quel che avvenne sulle coste sarde nel passato può essere, con tutta probabilità, identificato con lo stesso evento più volte ipotizzato nel libro Le Colonne d’Ercole. Questa posizione fu, con serie argomentazioni in merito che andrebbero attentamente vagliate, leggermente ridimensionata dallo scienziato Andrea Cantile.
Qualcuno durante il proprio intervento definì, con una battuta infelice, il Dottor Mario Tozzi “uomo col martelletto”. Vorrei solo ricordare che Mario Tozzi non è soltanto un famoso conduttore di trasmissioni documentaristiche ma è anche Primo Ricercatore presso il CNR.
C’è da sottolineare che Frau disse molto poco dal suo primo intervento. Credo che lo spazio a lui dedicato sia stato troppo poco. Credo sia importante concedere ad un autore il tempo necessario per spiegare ciò che ha scritto e le motivazioni che lo hanno spinto e, naturalmente, le prove addotte per avvalorare la sua tesi. Pochi in sala sembrarono, a mio parere, sapere di cosa parlasse il suo voluminoso tomo. Che condividessero o meno le sue ragioni.

Negli anni ho avuto la sensazione che gli storici dipingessero Platone come un inutile cantastorie, una specie di visionario che aveva attinto malamente alla tradizione greca e che aveva inventato il mito dell’Atlantide, solo perché voleva dimostrare che era esistita una società più amabile di quella inutile democrazia ateniese. Platone, secondo molti ricercatori, non sapeva contare nemmeno gli anni, si era fatto beffe dei greci inventandosi un Egitto antichissimo e sapiente, e per questo nel suo stesso paese fu osteggiato e deriso. Ma Platone accennò all’esistenza di Atlantide in ben tre dialoghi, e non fu affatto il primo a parlarne, come noi oggi ci ostiniamo a credere. Nella mitologia sul Diluvio Universale si parla da sempre e in moltissimi luoghi del pianeta, molto distanti tra di loro, di una antica ed evoluta isola inghiottita dai flutti per volere divino. Si pensi addirittura che nei miti amerindii, si fa cenno all’isola di Aztlan. Un caso? No. Per chi la mitologia la conosce, queste affermazioni del mondo accademico in generale, che per fortuna non coinvolge tutti gli studiosi, fanno secondo me solo sorridere. Se poi vengono fatte da esperti fanno anche rabbia. Platone è solo la prima fonte che abbiamo rinvenuto. La mitologia antica lo precede di migliaia di anni. Le scoperte degli archeologi, oggi, fanno presupporre che le molte strutture sommerse rinvenute in questi ultimi anni, facessero parte di complessi sorti a cavallo dell’ultimo stato glaciale che portò alla fine dell’Optimum Climatico, come lo definiscono i paleoclimatologi, con il conseguente abbassamento delle temperature circumpolari e l’innalzamento dei mari. Questo ragionamento, comprensivo di comparazione mitografica e di calcoli geologici fu fatto già nel 1675 dal gesuita tedesco Athanasius Kircher, nel libro Arca Noe. Genio unanimemente riconosciuto, quell’uomo chiamato a sostituire il mitico Keplero prendendo possesso della sua cattedra universitaria dopo la sua scomparsa, oggi verrebbe definito un pazzo ignorante. Una specie di giornalista avido di danaro e verrebbe incasellato in quella stessa categoria che vede annoverati ben altri uomini, uno tra tutti, il noto ufologo Erick Von Daniken.
Personalmente questo accostamento mi fa rabbrividire.

Da sx Frau, Somma e Moriccioni
Da sx Frau, Somma e Moriccioni

In seguito si accese un dibattito che coinvolse anche il Dottor Frau, il quale si espresse sulla reale attinenza delle critiche avanzate sul suo lavoro. Il presidente della Società Geografica il Dottor Franco Salvatori gettò acqua sul fuoco. Il dibattito si era fatto certamente interessante. Le tesi contrarie, secondo la mia personalissima visione, non riuscirono però a scalfire profondamente le ipotesi proposte dal ricercatore e giornalista sardo.
Intervenne anche Eugenio Lanzillotta che fu più possibilista e risolse il suo intervento in pochi minuti. Ora, senza citare gli interventi del pubblico, chiuderei la parentesi aperta su questo dibattito facendo riferimento, invece, ad un autore amico: Felice Vinci.
Egli è la prova vivente che il mito migra poiché ha scoperto, con dati alla mano pressoché inattaccabili, che l’opera di Omero è un’insieme di miti e credenze spostatesi dal Nord Europa attraverso le migrazioni a cui abbiamo già fatto riferimento. Le prove toponomastiche, paleoclimatologiche, mitografiche, etnografiche, archeologiche ed antropologiche, dimostrano le sue tesi tanto che queste sono finite su alcuni testi scolastici, vennero sostenute dalla Professoressa Calzecchi Onesti, autorità indiscussa in materia omerica, e le università del mondo se lo contendono con la mira di organizzare scavi futuri. Quest’uomo non fa poesia come ha affermato durante l’incontro Sergio Frau. Ma storia. Non diversamente da come poi è stato fatto in Le Colonne d’Ercole.
Ho voluto citare questo esempio non solo per dissentire da Frau, ma soprattutto per sostenerlo perché ciò che vidi quel 28 febbraio alla Società Geografica Italiana non mi convinse affatto. Il progresso è un confronto tra menti, non uno scontro come troppo spesso avviene. Atlantide a parte, come mai chi nega Frau, poi si trova a parlare dei misteriosi Popoli del Mare forse giunti da una potentissima Sardegna? Non saranno, come ipotizza Rolando Berretta, docente di cartografia nostro amico, i tanto temuti Shardana? Vogliamo farci soffiare anche quest’opportunità dagli Americani?
Magari un giorno saranno loro a scavare in tutto il territorio italiano ed avremo certamente come ministro dei beni culturale un ambasciatore USA.