La Fontana delle Tartarughe “figlia” del gioco d’azzardo

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La leggenda sulla nascita della celebre fontana delle Tartarughe a Roma

di Walter Astori

Nel corso dei secoli molti nobili della capitale si distinsero per essere giocatori accaniti. Non fece eccezione il duca Muzio Mattei che, in una notte, riuscì a perdere tutto il suo patrimonio, compreso il palazzo in cui risiedeva.
Il futuro suocero non gradì la notizia e proibì alla figlia di frequentare ancora quel “nobilastro” senza senno.
Il duca, indignato, decise di dimostrare che, perdite o non perdite, lui sarebbe rimasto sempre un gran signore. Così come in una notte aveva perso una fortuna, in una notte avrebbe creato come per incanto qualcosa di meraviglioso. Mai passione per il gioco d’azzardo fu più opportuna. Detto fatto, dalla sera alla mattina fece erigere davanti al suo palazzo la splendida Fontana delle Tartarughe.
Il giorno dopo invitò per la colazione la fidanzata ed il futuro suocero. Li fece entrare da una porta sul retro e li accolse in una sala che dava sulla piazza (oggi piazza Mattei). Prima di sedersi a tavola il duca spalancò la finestra commentando soddisfatto: «Vedete cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato come me!»
Gli ospiti rimasero sbigottiti davanti allo spettacolo della fontana. Il duca provò talmente tanta soddisfazione nel vedere il futuro suocero esterrefatto e senza parole da decidere che nessun altro avrebbe più goduto di quel mirabile panorama. Il pomeriggio stesso fece murare quella finestra. Il padre della fidanzata fu costretto a scusarsi e a concedergli di nuovo sua figlia in moglie. Ancora oggi si può notare, al primo piano del palazzo di fronte alla fontana, la finestra murata.
In realtà la leggenda presenta delle incongruenze storiche. La fontana delle Tartarughe fu eseguita da Taddeo Landini nel 1585, mentre palazzo Mattei risale al 1616. E’ più plausibile pensare che la fontana si trovasse originariamente in un altro luogo ed il duca si limitò soltanto a farla trasferire sotto le sue finestre.