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L’avventura dei Templari a Civitavecchia e dintorni – 10/08/2008

di Alessandro Moriccioni

Santa Severa (Roma), 10 agosto 2008

Alessandro Moriccioni ed Enzo Valentini
Alessandro Moriccioni ed Enzo Valentini

Spesso si sente affermare con sicurezza che in Italia possediamo circa il settanta percento del patrimonio artistico e storico mondiale. Con tutta probabilità si tratta di un’esagerata ed ipocrita manifestazione di patriottismo, ma senz’altro questa convinzione nasce da un contesto reale che, almeno in parte, ne giustifica il vanto. Il nostro Paese è stato immerso per centinaia e centinaia di anni in una continua rivoluzione culturale, storica, artistica ma soprattutto politica e religiosa.
Quello che per molti fu il secolo dei lumi nacque in Italia duecento anni prima durante il rinascimento, quando col genio di un uomo e dei suoi mandanti ecclesiastici, fu rispolverato un continente intero eclissato dal tempo ma ricordato come l’Eden a Occidente. Quell’uomo, che si chiamava Cristoforo Colombo, fu forse l’ultimo esponente di un ordine da tempo creduto estinto ma mai completamente debellato; l’Ordine dei Templari.
Sarò sincero nel dire che tutto questo fermento storico non mi sfiorò nemmeno all’inizio di quella splendida giornata. Faceva un caldo asfissiante e me ne stavo tranquillo in spiaggia sotto l’ombrellone a leggere un vecchio volume del professor Andrea Carandini intitolato “Storie della Terra”, comodamente seduto su di una sedia a sdraio. Non che i libri del professore siano pedanti, ma in tutta onestà sonnecchiavo rileggendo come in un loop sempre la stessa frase. La mia compagna nuotava nel mare azzurro chiaro ed io ero sempre più immerso nella quiete interiore che solo una piccola spiaggia senza troppa folla può regalare. Certo trovarne una a Ladispoli è impossibile ma nella mia mente (era così che la immaginavo, vuota) continuavo a credere di essere nella mia piccola alcova privata e mi sforzavo di ignorare completamente gli altri bagnanti. Decisi per questo di chiudere il libro che ormai non aveva più nessuna influenza sul mio intelletto. Sfilai dal borsone il foglio che utilizzavo come segnalibro e… rinvenni completamente.
Leggendo le prime righe impresse a stampa, sopra quel volantino colorato, mi ricordai improvvisamente che, quello stesso giorno a poca distanza dal luogo in cui mi trovavo, Enzo Valentini avrebbe presentato il suo nuovo libro sui Templari. Era un’occasione unica e certamente da non perdere. Distrattamente, infatti, avevo raccolto quel volantino non so dire dove e lo avevo messo in tasca senza leggerlo attentamente, poi, chissà come, era divenuto il segnalibro perfetto per il volume di Carandini.
Ora, conoscevo di nome l’autore perché avevo più volte utilizzato, come fonte per altri articoli, un suo libro scritto in collaborazione con B. Capone e L. Imperio dal titolo Guida all’Italia dei Templari, ottimo volume sui molti siti dell’Ordine sparsi su tutto il territorio nazionale. Dunque ero certo che valesse la pena di fare qualche chilometro in auto per andare ad incontrarlo e conoscere la sua nuova fatica editoriale.
Cosa c’è di meglio che rimettersi al lavoro dopo una calda giornata passata a crogiolarsi sotto il sole di una spiaggia affollata?

Incontro con un grande autore
Enzo Valentini
Enzo Valentini

Il castello medievale di Santa Severa era una mia vecchia conoscenza. Luogo di incontro con i miei migliori amici e compagni di classe ai tempi del liceo. Il suo profilo si erge maestoso su una piccola scogliera e sovrasta la spiaggia dell’antica Pyrgi di cui ormai restano solo rovine. Ma a noi da ragazzi piaceva molto e faceva sognare.
Si stava avvicinando la sera, il sole iniziava a calare sul mare ed una luce rossastra accompagnata ad una brezza salvifica avvolgeva l’antico maniero rendendolo surreale. Forse quella sera saremmo davvero tornati al tempo dei grandi cavalieri medievali.
Comprai una copia del libro di Enzo Valentini ed iniziai a sfogliarla. Vidi che s’intitolava “I Templari a Civitavecchia e nel Territorio fra Tarquinia e Cerveteri” e capii che quella sera sarebbe stato riportato virtualmente alla luce un tesoro dal valore inestimabile.
Assieme alla mia compagna presi dunque posto sotto il gazebo approntato per l’occasione e dopo aver stretto la mano all’autore ed essermi presentato, attesi l’inizio della conferenza.
Ma chi è Enzo Valentini?
 Riassumerei la sua figura con due semplici qualità; è un uomo pacato ma estremamente risoluto. E’ realmente da ammirare. Ha fatto della propria passione per i Templari, un lavoro a tempo pieno, è al tempo stesso autore ed editore di una piccola casa editrice e di certo ha molta più arguzia dei tanti sedicenti professori e medievalisti televisivi che affollano le trasmissioni che anche solo nominano lo sfortunato Ordine monastico. La penne & papiri, la sua casa editrice, nasce dunque dall’amore e dalla dedizione del suo fondatore che ha deciso di dedicare tutto il suo tempo all’identificazione dei siti templari in Italia, soprattutto nel Lazio, e al significato che nel nostro Bel Paese ebbe il templarismo durante tutta la sua epopea.
Pochi sanno infatti che, molto probabilmente, il suo fondatore Ugo dei Pagani, poi trasformato in Hugo de Payens, non era affatto originario dello Champagne in Francia ma era nato in Italia. Con questa tesi non tutti gli storici concordano ma sia Barber che Iannaccone ne riconoscono le argomentazioni condotte a sostegno di cui, tuttavia, non ci occuperemo per ovvie ragioni di spazio e di tempo. E’ più che sufficiente sapere che addirittura la sua tomba sembra ormai essere stata definitivamente rinvenuta nella Cattedrale di Trani.
Ma perché questo aspetto dovrebbe stupire?
Perché sino ad ora si era erroneamente creduto che le commanderie più importanti e gli avamposti di maggiore rilievo si trovassero in Francia. Il Papa risiedeva a Roma e la sua persona era l’unica alla quale i Templari dovessero obbedienza, per cui non è affatto inverosimile che il suo fondatore e l’ispirazione che lo colpì provenissero dal nostro Paese. Ad ogni modo, sinora la ricerca e lo studio di proprietà Templari in Italia era stato scarso e mal concepito. Oggi, invece, alla luce delle nuove scoperte, la maggioranza dei siti viene rivalutata ed il panorama storico archeologico muta di conseguenza. E qual è il merito di Enzo Valentini in tutta questa faccenda?
Semplice, Valentini, ha considerato importante ciò che altri avevano volutamente ignorato. Ed ha fatto una scoperta sorprendente. Ma torniamo alla presentazione del suo libro e tra poco si capirà di cosa parlo.
Per prima cosa Valentini espose in dettaglio i dati che lo avevano portato alle sue spettacolari conclusioni. Partendo dal fabbisogno giornaliero di ogni precettoria templare quali alimenti, mezzi di trasporto, punti di ristoro e dormitori, egli iniziò a delineare nello specifico il senso ed il ruolo delle magioni templari interessate esistenti nel territorio tra Cerveteri, Civitavecchia e Tarquinia. Coadiuvato da una serie di diapositive e di schemi ottimamente concepiti e realizzati, di semplicissima lettura, riuscì a coinvolgere ed interessare il pubblico ad un argomento che certamente si discosta dall’idea eroica e misteriosa dell’Ordine insita nell’immaginario comune, invitando l’attenta platea ad analizzare le competenze e le connessioni che ognuna di queste piccole comunità aveva con le altre e con il territorio circostante. Nessuno sentì mai il peso della noia e Valentini fu abilissimo ad accostare il pubblico a quella che era la vita giornaliera in questi luoghi così diversi dalla spettacolarità a cui la storia dell’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone o Templari ci ha invece abituato. E non ci furono cacce a tesori misteriosamente scomparsi o reliquie miracolose da riconquistare. Tuttavia, forse, questo non è del tutto esatto. La chicca aspettava il pubblico al traguardo di quella splendida e dotta disamina.
Grazie ad un’attenta rilettura dei documenti ufficiali e degli atti del processo intentato ai Templari sin dal 1307, con la conseguente confisca dei beni, Valentini fu in grado di riconoscere l’ubicazione di alcuni siti sui quali sorgevano delle chiese appartenute ai Templari. Una in particolare.
Comparando alcuni documenti consultati presso l’archivio dell’Ordine di Malta con i disegni di un archeologo dilettante di nome Salvatore Bastianelli, ha potuto constatare, e di conseguenza scoprire per primo, che una porzione dell’edificio in pianta, la chiesa di Sant’Egidio di Civitavecchia, non collimava con i rilievi secenteschi maltesi. Unico punto di contatto un campanile a base quadrata. La scoperta di Valentini è dunque importantissima. I rilievi di Bastianelli, infatti, portarono alla luce un’area diversa da quella che si credette essere la chiesa. Fu scoperto infatti il dormitorio e verosimilmente anche il perimetro del refettorio della commanderia annessa alla chiesa che, invece, resta ancora da scavare. I rilievi, è vero, erano di Bastianelli, ma se non fosse intervenuta l’arguta curiosità dell’autore Enzo Valentini questo aspetto non sarebbe mai emerso.
Durante il suo interveto, l’autore mostrò anche alcune immagini di un video del campanile che aveva reso possibile l’identificazione del sito con la commanderia illustrata dai documenti maltesi e da Bastianelli stesso che, lo ripeto, pensò di aver rilevato il muro perimetrale della chiesa. Il campanile che oggi è poco più di un rudere, mostra al suo interno la tipica architettura utilizzata a quel tempo dall’Ordine per erigere i suoi templi. Una volta a crociera ne completa poi l’architettura tutto sommato molto lineare. Dovevano infine essersi spesso verificate attribuzioni errate poiché la chiesa di Sant’Egidio in origine era intitolata a San Giulio e solo in seguito il suo nome fu mutato. Certamente anche questo aspetto doveva aver influito molto sulla difficoltà insita nella sua corretta identificazione con il luogo indicato da Valentini considerato che la stessa chiesa appariva con nomi diversi nei vari documenti.
Enzo ValentiniCome giustamente egli aveva fatto intendere, le prove documentali erano tutte lì nel suo libro. Era ora di scavare. Fu a questo punto che dal pubblico, tra gli applausi generali, emerse un esponente del GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite) che entrò in polemica con Valentini, sempre molto aperto e mai presuntuoso o arrogante, a causa di una critica da lui mossa all’attuale panorama archeologico italiano. Valentini citò infatti un suo recente viaggio in Francia, dove era stato testimone di scavi aperti al pubblico con moltissime schede informative e laboratori, seppure il patrimonio in mostra lasciasse molto a desiderare. E qui ci ricolleghiamo al settanta percento dei beni artistici mondiali da me citati all’inizio di questo articolo. Ciò che Valentini asserisce è la pura verità. Verrebbe quasi da affermare che “chi ha il pane non ha i denti”. In Italia, infatti, il settanta percento dei beni artistici e archeologici giace abbandonato all’aria aperta, reinterrato o dimenticato in qualche scantinato museale. In più la maggioranza di quelli esposti al pubblico pagante sono spesso malgestiti e non ci sono fondi seriamente indirizzati per la ricerca e lo scavo a parte per quanto concerne quelli particolarmente remunerativi come il Colosseo e, da poco più di un anno, i Fori Imperiali. Tuttavia il problema è semplicemente economico in un paese dove avere tanto è come non avere assolutamente niente.
Tuttavia si può comprendere anche il punto di vista del polemico signore che si accese difendendo la buona volontà che i gruppi come il suo pongono nella ricerca e nella metodologia dello scavo, non solo per dissotterrare i reperti. Certamente rendono la loro opera di archeologi più accessibile e comprensibile, quindi meno pedante, ad un pubblico sempre meno attento alla propria storia, saturato da una concentrazione mediatica che ha trasformato il nostro passato in un film Hollywoodiano con mummie rese furiose dal tempo e grandi tesori sparpagliati per le città americane.
Alla fine della giornata, mi sembrò comunque che avesse ragione Enzo Valentini. Bisognava scavare, scavare prima che qualsiasi traccia della chiesa e del suo campanile, unico punto di riferimento visibile sul terreno, sparissero per sempre inghiottiti da un bulldozer o dalla colata di cemento di una villetta a schiera.
Alla fine tra un complimento ed un saluto mi accordai con lui per una futura intervista. Quando quel giorno sarebbe venuto, osai sperare, il suo libro avrebbe certamente risvegliato qualche coscienza sonnacchiosa e spinto la soprintendenza ad intervenire. E, magari quel giorno avrebbe avuto qualche buona notizia da darmi. Infine pensai che almeno uno dei tanti tesori dei Templari avrebbe potuto essere davvero dissepolto.