I grandi Santi: Edith Stein

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Il percorso spirituale della filosofa crocifissa. La vita della Santa che Giovanni Paolo II ha dichiarato compatrona d’Europa

di Fabio Mancini

Edith Stein

Non è facile parlare di Edith Stein, la santa-filosofa che nel corso della sua vita ha dedicato i suoi studi al problema dell’empatia, ha aderito alla fenomenologia, si è occupata dell’antropologia filosofica e religiosa, della metafisica etica e, non per ultimo della mistica. Una vita, quella di Edith Stein, vissuta nella pienezza intellettiva, relazionale e spirituale. I suoi testi sono difficili e nel corso del tempo sono stati spesso travisati, non compresi o mal reinterpretati, o non tradotti, perché ancor oggi, la personalità della Stein, risulta ingombrante, specie per coloro che non accettano che in una donna possano concentrarsi tante e tali qualità, come di difficile spiegazione è la sua conversione al cristianesimo ed il suo ingresso nel Carmelo.
Edith nasce il 12 ottobre del 1891 a Breslavia (Polonia) che all’epoca faceva parte della Germania. Ultima di sette figli, rimane orfana del padre ad appena due anni, dopo la sua morte, la madre ne rileva l’attività di compravendita di legname. Erna ed Edith, le sorelle più piccole, crescono coccolate dai fratelli e dalle sorelle più grandi, ma già in tenera età, Edith rivela un carattere forte e deciso e reagisce con il pianto agli accessi di collera ogni qualvolta ottiene un insuccesso, o che non risulta la migliore. La sua memoria è eccellente, tanto che riesce ad imparare a memoria la Maria Stuarda di Schiller, ma il suo animo è affettuoso e sensibile.
L’esordio scolastico non è dei migliori, infatti dalla sua autobiografia apprendiamo che: “Quando, all’età di sei anni, Erna cominciò ad andare a scuola, fui molto dispiaciuta di non poterla accompagnare. Non avendo più nessuno che mi tenesse compagnia a casa, venni iscritta all’asilo: trovai tutto ciò molto al di sotto della mia dignità e ogni mattina bisognava litigare per portarmi fin lì. Non ero molto socievole con gli altri bambini e accettavo malvolentieri l’obbligo di prendere parte ai loro giochi … Quando fui vicina al mio sesto compleanno, decisi dimettere fine alla mia presenza all’asilo, che detestavo. Dichiarai che a partire da quel giorno volevo assolutamente andare a scuola e che questo era l’unico regalo che desideravo per il mio compleanno”.
Molto dotata e con una volontà di ferro, in poco tempo Edith diventa la più brava della classe, l’istituto Viktoria diventa la sua seconda casa, qui impara il francese, l’inglese, lo spagnolo, il latino, il greco e l’ebraico. Raggiunta l’età di 13 anni, Edith abbandona gli studi, una decisione che sorprende il direttore della scuola Victoria e la madre suggerisce alla figlia di andare a riposarsi presso la sorella Else, che sposata e con prole, vive ad Amburgo. Edith soggiorna sei mesi presso la casa di Else compiendo i lavori domestici e prendendosi cura dei tre nipoti. La lontananza dagli studi però si fa sentire e dietro l’invito della madre a ritornare a Breslavia, Edith acconsente immediatamente. Il ritorno agli studi aggiunge alla giovane Edith allegria e dinamicità, ma è lei che riesce a stabilire un giusto equilibrio tra lo studio e il divertimento: gioca a tennis, le piace la danza, sperimenta il canottaggio, fa lunghe passeggiate distensive e tra i suoi desideri comincia a nascere il progetto dell’insegnamento.
Nell’aprile del 1911, Edith si iscrive all’università di Breslavia alla facoltà di storia e germanistica (filologia e letteratura tedesca) e alla facoltà di psicologia sperimentale che comprende dei corsi di filosofia, il fatto è rilevante perché da appena tre anni l’università è accessibile alle donne, ma non a tutte, solo alle meritevoli. Nell’aprile del 1913, Edith si trasferisce a Gottinga e qui conosce il professor Reinach, responsabile dei corsi universitari e assistente del professor Husserl, padre della fenomenologia. Il movimento fenomenologico tenta di interpretare il senso più profondo del fenomeno e attraverso la riduzione dell’idea del fenomeno stesso, tenta di arrivare alla sua forma primaria.

Nel film La settima stanza l’interprete che veste i panni di Edith Stein,viene interrogata dalla nipote:
“Zia Edith, cos’è la fenomenologia? L’attrice Maia Morgenstern spiega con molta semplicità la corrente fenomenologica, usando come simbolo il pianoforte sistemato in casa e così risponde: “Fino a questo momento il pianoforte è stato un mobile qualsiasi, utilizzato per poggiare i biscotti, mentre diventa quello per cui è stato creato, solamente quando qualcuno solleva il coperchio e lo fa suonare. La fenomenologia è lo studio delle possibilità che un oggetto nasconde e che lo renderanno vivo. Io posso renderlo vivo, perché so che il pianoforte se ben suonato, può fare musica. Ma senza la mia coscienza, o la tua, questo pianoforte resterebbe un semplice porta biscotti”.
Con la fenomenologia, Husserl introduce una filosofia legata ai valori oggettivi dell’esistenza e prende le distanze dallo psicologismo e da qualsiasi forma di soggettivismo, tentando con rigore scientifico l’acquisizione delle essenze dei fenomeni, ma proprio qui emerge il lato idealistico della fenomenologia. Secondo Husserl unificando tutte le conoscenze e le potenzialità del ricercatore, mettendo da parte qualsiasi preconcetto, è possibile cogliere le essenze che si mostrano alla coscienza (l’Io trascendentale). In un ambiente caratterizzato dalla sensibilità e dalla cultura, con filosofi come Husserl, Reinach e Scheler, Edith continua la sua crescita culturale ed intellettiva, ma nel momento del suo massimo sforzo, scoppia la prima guerra mondiale e quasi tutti i suoi amici partono per la guerra. Nel gennaio del 1915 Edith decide di arruolarsi come infermiera ausiliaria volontaria, compie un corso accelerato alla Croce Rossa e su sua richiesta, viene collocata al lazzaretto per contagiosi sul fronte austriaco. Edith cura i malati di dissenteria, di colera e di tifo esantematico, ma sei mesi dopo viene congedata. La sua dedizione le farà meritare dopo la guerra, la medaglia del Coraggio della Croce Rossa, cosa di cui parlerà solo alla sua priora quando sarà carmelitana. Il ritorno alla vita civile, sancisce la preparazione alla tesi del dottorato “Sul problema dell’empatia” ed al contempo riceve nell’inverno del 1916 l’incarico d’insegnante presso l’istituto Viktoria. In quel periodo il professor Husserl è alla ricerca di un assistente, ed appena Edith ne viene a conoscenza, prontamente si candida, la sua offerta viene subito accolta sulla base di una paga di 100 marchi al mese.
Il 3 agosto 1916 Edith Stein supera il dottorato in filosofia con la menzione più alta: summa cum laude ed è l’unica donna a passare il dottorato quell’anno in Germania. Il lavoro di assistente presso Husserl consiste nella trascrizione del materiale grezzo del secondo volume delle “Idee” composto da oltre novemilacinquecento pagine e la strutturazione di cinquantasette manoscritti. Tutto sembra procedere bene, ma il Maestro rifiuta di svolgere il lavoro in comune, spesso è evasivo, altre capriccioso, Edith viene considerata poco più che una segretaria. Nel novembre del 1917 muore nelle Fiandre Adolf Reinach, maestro ma soprattutto un amico e confidente, Edith raggiunge Gottinga per le esequie e incontra la vedova Anna Reinach che pur se addolorata è profondamente serena e capace di infonderle speranza. Per la prima volta Edith intravede la luce oscura della fede che oltrepassa il senso comune delle cose e dona forze inaspettate al momento del bisogno. Forse per la prima volta Edith, sperimenta sul campo l’empatia, l’attitudine cioè di cogliere e immettersi nel mondo interiore dell’altro, per viverne il suo personale dolore, non quindi il dolore di Edith riguardo all’evento luttuoso, ma il dolore di Anna percepito e convissuto da entrambe. Anna Reinach confessa ad Edith che pochi mesi prima lei ed il marito avevano chiesto il battesimo nella Chiesa evangelica in un atteggiamento di totale abbandono. Edith non poteva più ignorare che un nuovo orizzonte si stesse schiudendo dinnanzi ai suoi occhi: gli studi, le ricerche, le pubblicazioni scientifiche, tutto era mosso dalla ricerca della verità.
Il suo ateismo rispettoso e gentile trovava come naturale approdo nel cattolicesimo. Dopo l’incontro con la vedova Reinach, Edith annoterà sul suo diario: “Fu quello il mio primo incontro con la croce, con quella forza divina che la croce dà a coloro che la portano. Per la prima volta mi apparve visibilmente la Chiesa, nata dalla passione di Cristo e vittoriosa sulla morte. In quel momento stesso la mia incredulità cedette”. Nel frattempo Anna Reinach chiede ad Edith la classificazione degli appunti del marito per farne una pubblicazione postuma, cosa che avverrà nel 1918 con il titolo: “Essenza del movimento”.
Di ritorno a Friburgo, Edith presenta le sue dimissioni a Husserl, il quale le accetta senza fare opposizione. I loro rapporti rimangono amichevoli e da parte di Edith resta una grande attenzione per l’evoluzione dei lavori del Maestro. A Friburgo instaura un corso dedicato ai giovani studenti per l’iniziazione ai metodi della fenomenologia e nell’ottobre del 1918 chiede ad Husserl il suo appoggio per ottenere la cattedra all’università di Gottinga, ma nonostante la raccomandazione scritta, l’appello viene ignorato, poiché Edith è una donna e questo le suscita tanta amarezza. Nell’estate del 1921, Edith va a trascorrere alcuni giorni di riposo presso la casa di campagna della sua amica, la filosofa Hedwig Conrad-Martius. Una sera, rimasta sola in casa dalla biblioteca dell’amica, estrae un libro: l’autobiografia di santa Teresa d’Avila. Dal suo diario, il ricordo di quell’esperienza: “Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa, che non la interruppi finché non fui arrivata alla fine. Quando lo chiusi dovetti confessare a me stessa: Questa è la verità”. Al mattino va a comprare un catechismo e un messalino e dopo qualche giorno va ad assistere per la prima volta ad una celebrazione eucaristica. Al termine della messa e raggiunto il prete in sacrestia, chiede di ricevere il battesimo. Alle domande del prete: Da quanto tempo segue l’insegnamento della fede cattolica? Chi la istruisce? Edith, balbettando, risponde: “La prego, reverendo Padre, mi interroghi”. Il battesimo viene fissato per l’inizio del nuovo anno, previo un corso di preparazione tenuto dal sacerdote stesso.
In questo periodo Edith inizia a compiere degli esercizi spirituali, ad approfondire i testi di santa Teresa d’Avila, a leggere San Giovanni della Croce ed intuisce quanto la fede sia una “luce oscura”. Poi, annota: “Chi cerca la verità, cerca Dio. La Verità dunque non ci opprime, semplicemente ci supera e per questo a volte sembra nascondersi, mentre in realtà si adatta alle nostre capacità ricettive e continuamente ci si svela in novità e ci si dona”. In un suo testo sulla “Causalità psichica” pubblicato nel 1922 negli Annali di Husserl, Edith racconta: “C’è uno stato di riposo in Dio, di totale sospensione di ogni attività della mente, in cui non si possono più fare piani,né prendere decisioni e neppure fare qualsiasi altra cosa, m in cui, avendo rimesso tutto l’avvenire al volere divino, ci si abbandona interamente al proprio destino. Questo stato io l’ho provato in qualche modo in seguito a un’esperienza che, oltrepassando le mie forze personali, ho consumato totalmente le mie energie spirituali, sottraendomi ogni possibilità di azione… Si instaura una sensazione di sicurezza intima, di liberazione da tutto ciò che è preoccupazione, l’obbligo e responsabilità nei confronti dell’agire. E, mentre mi abbandono a questa sensazione, ecco che una nuova vita inizia a poco a poco a colmarmi e, senza alcuna tensione della volontà, a spingermi a nuove realizzazioni. Questo afflusso vitale mi sembra travasarsi da una forza attiva che non è la mia, e che poi, senza farmi la minima violenza, diventa attiva in me. L’unico presupposto necessario che una simile rinascita spirituale sembra essere la capacità passiva di accoglienza che si trova al fondo della struttura della persona”.
In uno stralcio dell’opera Essere finito e essere eterno Edith scrive: “In questo sentimento di sicurezza sentiamo l’esistenza di una forza spirituale che nessuna esperienza esterna ci insegna. Non sappiamo che cosa accadrà di noi, davanti a noi sembra spalancarsi un abisso e la vita ci trascina dentro inesorabilmente, poiché ci spinge avanti e non tollera alcun passo indietro, ma mentre crediamo di precipitare, ci sentiamo nelle mani di Dio che ci sostiene e non ci fa cadere”.
Dopo la conversione, Edith, chiede di entrare nel Carmelo, ma il suo direttore spirituale Raphael Walter si oppone, perché la decisione intrapresa può sembrare frutto dell’entusiasmo del neofita e non una scelta meditata e poi perché il Padre vedeva in Edith la persona adatta per portare il Vangelo negli ambienti intellettuali del tempo. Il canonico Schwind suggerisce ad Edith l’insegnamento a Spira, presso le Domenicane di Santa Maddalena, in modo tale da mantenere i contatti con la famiglia e soprattutto con la signora Stein che alla notizia della conversione della figlia subisce una grande amarezza. Ma l’attenzione ed il rispetto di Edith verso la madre sono esemplari, cerca in tutti i modi di non ferirla ulteriormente, di rispettarne le abitudini ed il credo religioso (l’ebraismo).
Nel 1925 Edith riceve l’incarico da Padre Erich Przywara di tradurre in lingua tedesca le Opere, del cardinale inglese John Henry Newman che vedranno la luce solo nel 1928 con il titolo il Diario e le Lettere. Traduce poi, dal latino al tedesco le Quaestiones disputatae de veritate di San Tommaso d’Aquino e quasi simultaneamente traduce il De veritate e scrive gli Annali, uno studio sulla fenomenologia di Huserl e la filosofia di San Tommaso, ma la sua opera più importante è Essere finito ed Essere eterno, un’opera sviluppata in due volumi sulle questioni fondamentali sull’ontologia che mette a confronto il tomismo con la fenomenologia.
Intanto il nome di Edith Stein inizia a circolare anche nei gruppi e associazioni femministe che vogliono beneficiare dei suoi insegnamenti. Dal 1928 Edith inizia una serie di conferenze sul ruolo della donna nella società ed afferma: “Sì, è possibile affermare che proprio qui, dove ogni individuo rischia di trasformarsi in una parte di un ingranaggio, di perdere la propria umanità, il dispiegarsi della personalità femminile può fungere da benefico contrappeso. Nell’animo di colui che sa di essere atteso sul posto di lavoro da solidarietà e simpatia, potrà mantenersi vivo, o risvegliarsi, un qualche sentimento altrimenti destinato ad inaridire. Questo è uno dei modi in cui la personalità femminile dà all’attività lavorativa. Un’impronta diversa da quella comunemente conferitale dall’uomo”.
Ed ancora: “Solo una totale e immotivata chiusura mentale ha potuto contestare il fatto che la donna sia in grado di esercitare attività diverse da quelle di sposa e madre… Non esiste un’attività professionale che non possa essere assunta dalla donna”. L’analisi di Edith non risparmia nemmeno la Chiesa, quando asserisce: “Nella situazione attuale del diritto ecclesiastico, non si può dire che l’uomo e la donna occupino una posizione identica, dal momento che la donna è esclusa da tutte le funzioni del ministero consacrato nella Chiesa. La situazione attuale è una regressione rispetto ai primi tempi della Chiesa …”.
Nel marzo del 1931, Edith si congeda dall’Istituto Santa Maddalena per dedicarsi al suo apostolato di conferenziera e ai suoi lavori filosofici. Si ritira a Breslavia per pochi mesi presso la famiglia. Anche la sorella Rosa desidera entrare nella Chiesa cattolica, ma non ha il coraggio di chiedere il battesimo per non ferire maggiormente la loro madre. In questo periodo, Edith riprende gli studi filosofici e tenta di ottenere la libera docenza all’università di Friburgo, ma il suo tentativo fallisce. Solamente l’anno successivo riesce a conseguire la cattedra a Munster presso l’Istituto superiore germanico di pedagogia scientifica.
In Germania il 30 gennaio del 1933 viene nominato cancelliere Adolf Hitler, mentre il 23 marzo riesce ad ottenere i pieni poteri. Il 1° aprile inizia la persecuzione contro gli ebrei, i loro negozi vengono boicottati, ai docenti di stirpe ebrea vengono ritirate le licenze d’insegnamento. Il 25 febbraio del 1933, Edith tiene l’ultima lezione. Sempre attenta ai fenomeni della realtà e a difesa della sorte del suo popolo, chiede udienza al Santo Padre, invia una lettera nella quale chiede un’enciclica, perché il problema dell’antisemitismo venga coraggiosamente condannato da tutti i cristiani. Le viene offerta una cattedra in Sudamerica che rifiuta, poiché Edith sente che la sua sorte è legata a quella del suo popolo. Sceglie di entrare nel Carmelo. Alla notizia, la madre rimane sgomenta e all’affermazione che anche nella fede ebraica si può essere religiosi, Edith risponde affermativamente a condizione però che non si sia conosciuto Altro. Sebbene col cuore spezzato, la madre rispetta come sempre la decisione della figlia che il 16 luglio del 1933 entra nel monastero di Colonia. Qui prende il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.
La sua entrata nel Carmelo non è un modo per fuggire dal mondo e pur nell’inattività intellettuale Edith sente di stare nella Casa del Signore. Gli sconvolgimenti politici e sociali apportati dal nazismo, sono per suor Benedetta il percorso usato da Dio per allontanarla dalla strada dell’errore e farla avvicinare al silenzio della preghiera e alla gioia della contemplazione. Dopo un anno di noviziato, il 15 aprile 1934 suor Benedetta riceve la vestizione a cui partecipano gli ex colleghi di Friburgo, di Spira e di Munster e la sua madrina Hedwig Conrad Martius che ricorda la gioia di quel giorno stampata sul volto raggiante di Edith. Poi aggiunge: “Non l’ho mai vista così bene come dopo il suo anno di noviziato, né prima di persona, né dopo in foto”.
Nel settembre del 1935 le nuove leggi proibiscono i matrimoni tra ebrei e i soggetti di sangue tedesco, tolgono agli ebrei la cittadinanza tedesca, proibendo loro di votare, di arruolarsi nell’esercito e di lavorare nell’amministrazione pubblica. A dicembre viene ordinata la sterilizzazione degli anormali. Un’ondata di sacrilegi viene perpetrata contro i crocifissi nelle cappelle e nei cimiteri, sulle chiese e sui templi. Anche le scuole private di qualsiasi confessione diventano il bersaglio della violenza nazista. Molti consacrati vengono messi agli arresti domiciliari, altri espulsi ed esiliati, altri vengono arrestati con l’intenzione di essere successivamente eliminati. Assecondando la vocazione filosofica di suor Benedetta, Padre Teodoro le affida l’incarico di riprendere un suo vecchio testo, Potenza e Atto che arricchito dalla riflessione e dalla preghiera diventa Essere finito ed Essere eterno. In questo testo Edith parla della necessità di passare dal metodo fenomenologico a quello ontologico e la filosofia diventa attività prevalente dell’anima, la ricerca dell’uomo illuminata dalla sapienza di Dio. L’opera non trova editori che la pubblichino, poiché l’autrice non è un’ariana. Nel 1936 muore la signora Stein e Rosa, sorella di Edith che fino allora aveva rimandato la sua volontà di convertirsi, chiede di ricevere il battesimo che si compie il 24 dicembre.
Il 27 aprile 1938 muore Husserl. Intanto la persecuzione contro gli ebrei subisce un’accelerata, la notte dell’8 al 9 novembre, vengono bruciate diverse sinagoghe, le case degli ebrei vengono depredate e i loro negozi distrutti: è la Notte dei cristalli. Al mattino arriva notizia al Carmelo e suor Benedetta resta paralizzata dalla paura e dice: “E’ l’ombra della croce che si abbatte sul mio popolo! E’ il compimento della maledizione che il mio popolo ha invocato su se stesso. Caino deve essere perseguitato, ma guai a chi tocca Caino!”. Nel 1938 suor Benedetta viene accolta nel Carmelo di Echt, poiché l’Olanda ancora non è stata occupata. Il 30 gennaio 1939 Hitler decreta e annuncia l’annientamento della razza ebraica. Suor Benedetta si offre al Cuore di Gesù, dandone comunicazione alla Madre priora: “Cara, Madre, chiedo a vostra Reverenza di autorizzarmi a offrirmi al Cuore di Gesù come vittima espiatoria per la vera pace, augurandomi che il regno dell’Anticristo crolli, se è possibile, senza una nuova guerra mondiale e che venga rinnovato l’ordine del mondo”. Nell’estate del 1940, Rosa riesce a lasciare la Germania per raggiungerla a Echt e così chiedere di essere ammessa nell’Ordine. Nel 1941 la priora di Echt chiede che suor Benedetta intraprenda una nuova opera su san Giovanni della Croce, in vista del quarto anniversario della nascita. L’opera resterà incompiuta perché due ufficiali tedeschi prelevano le sorelle Stein dal Carmelo con l’ordine di seguirli.
Il 5 agosto del 1942 le carmelitane di Echt ricevono un telegramma da Westerbork, località del nord del Paese, a nome delle sorelle Stein che chiedono vestiti, coperte e medicine. Con grande emozione le carmelitane raccolgono le cose richieste e preparano i pacchi che due persone fanno recapitare personalmente a suor Benedetta nel campo di prigionia. Due giorni più tardi le sorelle Stein saranno fatte salire sul treno per Auschwitz ed il 9 agosto presumibilmente lasciano la vita nella camera a gas. A simboleggiare il corpo di Edith Stein, vengono tenute conservate un poco di cenere e di terra scura sotto il pavimento della chiesa di San Michele a nord di Breslavia, a pochi passi dalla casa della famiglia Stein. Nella cappella due blocchi di marmo; il primo riproduce un libro aperto, simbolo dei suoi studi filosofici, il secondo raffigura un grosso numero di fogli ammucchiati a ricordare i suoi scritti e la sua produzione teologica.
Forse anche per Edith Stein vale ciò che il poeta ebreo tedesco Paul Celan ha scritto contemplando le vittime della shoah: una tomba nelle nubi.