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	<title> &#187; atlantide</title>
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		<title>Recensioni &#8211; n.6</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[eric frattini]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni tomassini]]></category>
		<category><![CDATA[roberto volterri]]></category>

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		<description><![CDATA[Le recensioni di Terra Incognita, a cura della redazione
Volume 6

di Redazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le recensioni di Terra Incognita, a cura della redazione</p>
<p>Volume 6<span id="more-1959"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1960" title="colomboconfini" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/colomboconfini.jpg" alt="" width="175" height="245" />Ruggero Marino</em><br />
<strong>L’Uomo che Superò i Confini del Mondo</strong><br />
Sperling &amp; Kupfer, 432 pag.</p>
<p style="text-align: justify;">Se credete fermamente che l’America fu scoperta da un marinaio rozzo e illetterato vi sbagliate di grosso. Cristoforo Colombo era un colto inviato di Papa Innocenzo VIII, forse addirittura suo parente. Infatti, nonostante la <em>damnatio memoriae</em> subita ad opera degli intriganti sovrani spagnoli subito dopo la sua morte, la vera natura di Cristoforo Colombo riemerge intatta. Lo studio ormai ventennale dell’autore Ruggero Marino si discosta questa volta dai precedenti volumi nell’analisi accurata di tutti i viaggi compiuti dal grande navigatore nell’<em>Otro Mundo </em>descritto tra i tanti da Cosma Indicopleuste e forse Marco Polo. Un disegno ben diverso si delinea nell’orizzonte storico: quello di un uomo sorretto da un’elite forse legata ai Templari, ma di certo mossa da un Papa illuminato e cosmopolita, cancellato dalla storia per il suo sogno di pace universale. Un nuovo colpo inferto da Marino alla fiction finora sceneggiata dagli storici di Colombo e della sua epocale “Rotta per le Indie”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1961" title="archeologia_volterri" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/archeologia_volterri.jpg" alt="" width="172" height="248" />Roberto Volterri</em><em><br />
</em><strong>Archeologia dell’Impossibile</strong><br />
Edizioni Eremon, 164 pag.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di “archeologia di frontiera” (o eretica) è naturale assumere un atteggiamento scettico e storcere il naso. Ma, ormai da una decina di anni almeno, questa è sempre più materia per giovani ricercatori che vivono dall’interno la stagnante certezza accademica delle università e desiderano cambiarla. Un professionista che certamente ha fatto da apripista in questo settore è Roberto Volterri. Apprezzato archeologo, cerca nuovamente col suo ultimo libro di indurci a vedere la storia antica sotto un aspetto nuovo. Avevano i nostri antenati una qualche sorta di tecnologia dalla loro parte? Come si spiegano alcuni passi biblici che sembrerebbero confermarlo? Cosa sono le pile di Baghdad e perché gli storici romani parlano di Lumi Eterni? Tanti gli argomenti trattati in questo libro che completa una trilogia assieme ad <em>Archeologia dell’Invisibile </em>e<em> Archeologia dell’Introvabile</em>.  Il tutto ovviamente condito in stile “volterriano” con interessanti approfondimenti ed esperimenti di <em>archeologia sperimentale</em> da cui sarebbe bene attingessero per i loro seminari molti cattedratici ben più blasonati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1962" title="elemento e labirinto" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/elemento-e-labirinto.jpg" alt="" width="278" height="200" />Eric Frattini</em><em><br />
</em><strong>Il Quinto Comandamento </strong><strong>e Il Labirinto d’Acqua</strong><br />
Edizioni il Punto d’Incontro e Nord, 320 e 496 pag.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due case editrici, due romanzi, due storie (anche se consecutive) ma un solo autore. Eric Frattini torna a pubblicare in Italia dopo il successo dei saggi storici <em>L’Entità </em>e <em>Le Spie del Papa</em>. E lo fa in grande stile. La Roma del Papa si staglia sullo sfondo di un mosaico complicato fatto di omicidi perpetrati nei secoli per difendere un solo tesoro: la fede.  Si tratta di romanzi, è vero, ma sappiate che alcuni degli eventi descritti si ispirano a fatti realmente accaduti e che l’ombra del servizio segreto vaticano si è allungata davvero sulla storia mondiale per oltre cinquecento anni. Archeologia, sacralità e spionaggio si intrecciano in un crescendo che vi terrà col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Basti pensare che il primo volume lo abbiamo divorato in poche ore. Il terzo volume è attualmente in cantiere ma su questo, per ora da, noi non saprete davvero nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1963" title="tomassini" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/tomassini.jpg" alt="" width="172" height="245" />Giovanni Tomassini</em><em><br />
</em><strong>Gli Ultimi Custodi del Tesoro Templare</strong><strong><br />
</strong>Edizioni Atanor, 88 pag.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nuovo libro sui Templari e sul loro tesoro? Non proprio. Un libro su un mistero che finora era solo leggenda. Che fine fece la colonna di carri fuggita da Parigi nel 1307 all’alba del fatidico giorno che segnò la fine degli orgogliosi monaci guerrieri? Perché si parla insistentemente di un villaggio umbro che nulla pare avere in comune con una simile diceria? E per quale motivo la famiglia Cybo cedette le sue proprietà per acquistare Ferentillo, uno sconosciuto paesino con una altrettanto sconosciuta chiesa colma di simboli massonici? Tomassini percorre le strade del mistero con fare diverso, senza proporre soluzioni ma evidenziando le numerose coincidenze e le stranezze architettoniche e artistiche di una chiesa che ospita un incredibile tesoro ecclesiastico pur essendo assolutamente anonima. E non senza ragione, qui nella valle dei Catari italiani, dove un monastero scompare dagli annali forse per aver dato asilo agli ultimi esuli templari colpevoli di aver sottratto un favoloso tesoro ad un ingordo re francese.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1964" title="atlantidi" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/atlantidi.jpg" alt="" width="172" height="249" />Diego Marin, Erik Schievenin, Luca Bertoncello, Ivan Minella, Stefania Marin</em><br />
<strong>Atlantidi</strong><br />
Edizioni Eremon</p>
<p style="text-align: justify;">Una chicca che abbiamo avuto l’onore di leggere in anteprima. <em>Atlantidi</em> è il risultato della ricerca condotta da un gruppo di giovani ricercatori uniti da un unico scopo: dimostrare scientificamente che le tesi di Hapgood e i miti sul Diluvio corrispondono a realtà. Riuniti sotto il nome di Gruppo Pangea, gli autori di questo brillantissimo saggio cercano di gettare coraggiosamente un ponte tra fede accademica ed eresia archeologica dimostrando, dati alla mano, quanto spesso si sia sbagliato ad etichettare come visionari coloro che cercavano semplicemente una spiegazione plausibile a ciò che ancora spiegato non è. Non parlano mai di semplici appassionati ma sempre di stimati scienziati, provando inequivocabilmente quanto la linea di pensiero sia cambiata per sempre anche in ambito universitario. Un tentativo che va elogiato e sostenuto soprattutto perché giunge da chi ha tutto da perdere e traccia appena adesso il suo cammino accademico. Se saranno questi i professori universitari e gli archeologi di domani, possiamo ben sperare che la storia dell’umanità sarà riesumata dalla tomba nella quale ancora giace con tutti i suoi segreti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1965" title="romani america" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/romani-america.jpg" alt="" width="172" height="245" />Elio Cadelo</em><br />
<strong>Quando i Romani andavano in America</strong><br />
Palombi Editori, 288 pag.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono molteplici indizi che inducono a ritenere la navigazione antica sottocosta un prodotto del pensiero moderno. In questo arguto saggio Cadelo affronta la spinosa questione dei viaggi oceanici precolombiani mostrando come i Romani fossero abili navigatori e quali corrispondenze letterarie ed archeologiche provino verosimilmente un loro approdo sulle coste americane. La presenza di mais, ananas o tabacco in Europa molto tempo prima del 1492 non lasciano spazio ai dubbi. Molto interessanti sono poi le spiegazioni fornite sulle tecniche adoperate dai navigatori antichi in mare aperto e sulle loro conoscenze astronomiche e geografiche. Un volume che è certamente un prezioso contributo allo studio della “Cartografia Impossibile” che ispirò Colombo e ossessionò Charles H. Hapgood in epoche diverse. Ma anche uno stimolante diversivo per evadere da molti pedanti volumi e semplici elenchi di nomi e date.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1973" title="auci" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/auci.jpg" alt="" width="166" height="320" /><em>Stefania Auci</em><br />
<strong>Hidden in the dark</strong><br />
0111 edizioni, 66 pag.</p>
<p style="text-align: justify;">“Hidden in the Dark”, è una raccolta narrativa, nonché <em>opera prima</em> della giovane e promettente scrittrice Stefania Auci.<br />
Il libro, edito nella collana “Rosso Cuore” della 0111 Edizioni, ha già riscosso significativi apprezzamenti di pubblico e di critica, collocandosi a pieno titolo nel “novero” delle migliori pubblicazioni “paranormal” degli ultimi tempi.<br />
La Auci descrive situazioni e sentimenti utilizzando un ricco campionario dinamico, uno stile scorrevole ed originale, e un tocco di calore italico assai singolare per il “genere” e pressoché introvabile nelle pagine dei suoi illustri colleghi anglosassoni.<br />
La psicologia dei personaggi è cesellata “al rasoio”, i caratteri femminili sono tratteggiati con passione e sensibilità e l’aderenza ai luoghi è sempre resa magistralmente.<br />
Ci sembra persino di respirare gli odori della narrazione; come pare che, leggendo, ci risuonino nelle orecchie suggestive melodie di Rachmaninov o Gershwin, compositori entrambi molto cari all’autrice.<br />
I racconti della raccolta sono 3 ed hanno un unico filo conduttore che fa capo ai due protagonisti maschili e a una precisa “location”, Moray Place (Scozia).<br />
I vampiri Samuel ed Oliver tessono le loro diaboliche trame in epoche differenti, nei vicoli di un’Edimburgo cangiante ed immota al contempo, ricca di inquietanti archetipi, osservatrice silenziosa di riti arcani e feroci.<br />
Carismatici e amorali, i personaggi vampirici della Auci si fanno portavoci d’un fascino perverso e dannato, in una dimensione spazio-temporale vaga, dove il confine tra il piacere e il dolore, tra la sensualità e l’orrore, sono altrettanto vaghi ed ineffabili.<br />
Insomma, 3 “dark stories” tutte da godere, in cui la “luce” è rappresentata dall’indiscutibile talento della giovane scrittrice trapanese. Tre gioielli narrativi che irrompono nella sensibilità del lettore, con l’incisività di un lampo. Tre punte di diamante che arrivano a scalfire i muri d’una letteratura “nostrana” ormai statica e priva di idee, castrata da scelte editoriali scriteriate e balorde, in cui pare non esistere più spazio per l’“ars narrandi”, ma solo per gli interessi e le logiche di mercato.<br />
In questo prezioso libricino, molto grazioso anche nella sua veste editoriale, di “arte del narrare” ce n’è davvero da vendere. Una vera “chicca” per gli appassionati del genere e per chiunque abbia a cuore la &#8220;buona&#8221; lettura.</p>


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		<title>Il Mondo Prima della Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 15:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cartografia]]></category>
		<category><![CDATA[atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[francesco rosselli]]></category>
		<category><![CDATA[mappe impossibili]]></category>
		<category><![CDATA[piri reis]]></category>

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		<description><![CDATA[La paleogeografia continentale del passato è stata modificata da diversi fattori geodinamici e geomorfologici quali tettonismo, vulcanismo, erosione e sedimentazione. Naturalmente per ricercare una spiegazione nel tettonismo della modificazione delle linee di costa e della topografia, è necessario tornare molto indietro nel tempo; se invece si è interessati a ricercarne le cause in tempi relativamente recenti o addirittura in tempi storici è principalmente nel vulcanismo, nell’erosione e nelle variazioni eustatiche (livello degli oceani) che dobbiamo guardare. Basti ricordare il cataclisma vulcanico che si verificò circa 12000 anni fa nel mare Egeo e che fu poi interpretato come uno dei ricordi ancestrali del Diluvio Universale, accentuato oltretutto dal lento sciogliersi dei ghiacciai nell’ultima glaciazione pleistocenica.

di Alessandro Moriccioni, Andrea Somma e Andrea Femore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La paleogeografia continentale del passato è stata modificata da diversi fattori geodinamici e geomorfologici quali tettonismo, vulcanismo, erosione e sedimentazione. Naturalmente per ricercare una spiegazione nel tettonismo della modificazione delle linee di costa e della topografia, è necessario tornare molto indietro nel tempo; se invece si è interessati a ricercarne le cause in tempi relativamente recenti o addirittura in tempi storici è principalmente nel vulcanismo, nell’erosione e nelle variazioni eustatiche (livello degli oceani) che dobbiamo guardare. Basti ricordare il cataclisma vulcanico che si verificò circa 12000 anni fa nel mare Egeo e che fu poi interpretato come uno dei ricordi ancestrali del Diluvio Universale, accentuato oltretutto dal lento sciogliersi dei ghiacciai nell’ultima glaciazione pleistocenica.</em></p>
<p>di <strong>Alessandro Moriccioni</strong>, <strong>Andrea Somma</strong> e <strong>Andrea Femore</strong><span id="more-782"></span></p>
<p><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/mondo_prima_della_storia.pdf" target="_blank">Scarica l&#8217;articolo &#8220;Il mondo prima della storia&#8221; (pdf, ca. 400 kb)</a></p>


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		<title>La roccia di Prometeo e l’isola di Atlante: I confini del mondo greco &#8211; 28/02/2007</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 14:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[sergio frau]]></category>

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		<description><![CDATA[Concetto ormai cancellato come limite geografico insuperabile, quello delle Colonne d’Ercole è un mito che incombe pericolosamente sul mondo accademico attuale. La riforma storica e archeologica proposta dal Dottor Sergio Frau nel volume Le Colonne d’Ercole, Un’Inchiesta, è appena cominciata ma ha già riscosso un sollevamento generale capeggiato da chi del progresso umano non sa che farsene. Un processo clamoroso intentato contro una tesi che, seppur ancora tutta da verificare, ha trovato l’avallo di noti studiosi e del pubblico più attento.

di Alessandro Moriccioni

Roma, 28 Febbraio 2007]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Concetto ormai cancellato come limite geografico insuperabile, quello delle Colonne d’Ercole è un mito che incombe pericolosamente sul mondo accademico attuale. La riforma storica e archeologica proposta dal Dottor Sergio Frau nel volume Le Colonne d’Ercole, Un’Inchiesta, è appena cominciata ma ha già riscosso un sollevamento generale capeggiato da chi del progresso umano non sa che farsene. Un processo clamoroso intentato contro una tesi che, seppur ancora tutta da verificare, ha trovato l’avallo di noti studiosi e del pubblico più attento.</em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Alessandro Moriccioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Roma, 28 Febbraio 2007</em></p>
<p><span id="more-517"></span></p>
<div id="attachment_518" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau3.jpg"><img class="size-full wp-image-518" title="Copertina del libro &quot;Le colonne d'Ercole&quot;" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau3.jpg" alt="Copertina del libro &quot;Le colonne d'Ercole&quot;" width="180" height="328" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del libro &quot;Le colonne d&#39;Ercole&quot;</p></div>
<p>Mercoledì 28 Febbraio 2007, Roma. Società Geografica Italiana</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dottor Sergio Frau è un tipo curioso. Non solo nell’aspetto, tipico del giornalista della carta stampata, ma soprattutto nel carattere. E’ curioso perché incuriosisce il suo modo di ragionare. Per chi condivide le sue teorie può essere un maestro, per chi le osteggia dovrebbe essere uno sprono. Un motivo per fare della ricerca storica una macchina in grado di far smuovere un progresso moderno che per troppo tempo ha ignorato volutamente il passato. Almeno, questo è ciò che pensavo mentre col mio inseparabile amico e collega, Andrea Somma, m’incamminavo attraverso l’ingresso del parco che ospita la sede della prestigiosissima Società Geografica Italiana. Quella delle spedizioni di fine ‘800 nel Continente Nero. Quella stessa istituzione che ci aveva permesso, solo pochi mesi prima, di girare una porzione del nostro documentario, intitolato I Segreti delle Mappe Impossibili, compendio di oltre sei anni di ricerca, nelle due splendide sale annesse alla biblioteca.<br />
Sfortunatamente il passo verso la luce della scienza, nel quale tanto avevo sperato, non si sarebbe compiuto con Frau, tanto quanto non accaduto col nostro amico Ruggero Marino quasi un anno prima.<br />
Ma credo comunque sia più importante informare il lettore dei precisi fatti piuttosto che tirare le somme.<br />
Sergio Frau ci accolse sorridente, un tantino trafelato, ma estremamente gioviale. Stringendoci la mano si ricordò di noi e dell’e-mail che gli avevo mandato per invitarlo a visitare il sito di Terra Incognita. Per tutta risposta il Dottor Frau ci aveva spedito l’informativa che annunciava l’evento in questione, invitandoci a sua volta a partecipare. Il dibattito programmato per quella sera avrebbe fatto riferimento al suo primo e più noto libro, la pietra dello scandalo accademico, intitolato Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta. Chiaramente ci facemmo firmare il libro, rito quantomeno d’obbligo, e ci avviammo verso la sala conferenze. Ci sedemmo e restammo in attesa.<br />
I dibattiti che si svolgono generalmente presso la Società Geografica Italiana, riescono sempre ad interessare lo spettatore rievocando sogni di libertà ed immense distese incontaminate, dove l’esploratore vero fa solo una breve comparsata e restituisce poi il tutto alla natura, che l’avvolge come un segreto inestimabile. Ma ho spesso avuto la sensazione che ovunque si tenda a sottoporre gli scritti di questi indomiti viaggiatori alla Santa Inquisizione. I cinici più irriducibili dicono che chi in vita troppo spera, alla fine muore disperato. Con l’ambiente accademico, lo abbiamo scoperto anche noi, non c’è di che rallegrarsi sperando in un cambiamento radicale di rotta.<br />
Osservando il volantino che annunciava la conferenza scoprii che sarebbero intervenuti i seguenti relatori: l’Autore, Maria Grazia Bonanno, Franco Farinelli, Francesco Prontera, Franco Salvatori, Andrea Cantile, Eugenio Lanzillotta e Giuseppe Scanu.<br />
Il presidente della Società Geografica Italiana, Franco Salvatori, introdusse in breve l’Autore e fu mandato in proiezione un filmato tratto da Tg3 Leonardo dove un intervento di Bobbio montato ad arte precedette un’intervista, secondo il mio modesto parere, per nulla chiarificatrice e ridotta all’osso, a Sergio Frau che tentava di spiegare a grandi linee una tesi che merita il più assoluto rispetto e l’attenzione di tutti. Comprimere una teoria espressa in oltre seicento pagine in pochi minuti di filmato non credo sia stata la scelta più giusta.<br />
A causa della presenza di un numero molto elevato di eminenti relatori, questo fu l’unico vero momento concesso al giornalista per espletare la sua tesi monumentale.<br />
Si riaccesero le luci ed il dibattito ebbe finalmente inizio. Mentre stavo per concentrare la mia attenzione sull’intervento del primo professore, fui avvertito da Andrea Somma della presenza in sala del Dottor Ruggero Marino. Così tornai con la mente al giorno in cui anch’egli presentò i suoi studi presso quella stessa sede. Cristoforo Colombo, l’Ultimo dei Templari, sua più recente fatica editoriale, aveva subito spesso un trattamento arrogante e ingiurioso che lo accomunava a parer mio a quello più volte sperimentato anche da Frau.<br />
<a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-520" style="margin: 5px;" title="Un momento della conferenza" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau1.jpg" alt="Un momento della conferenza" width="400" height="168" /></a>Il primo ad intervenire fu il Professor Franco Farinelli, autore per l’Einaudi dell’ottimo testo Geografia. Egli si espresse con fare neutrale pur restando possibilista alla tesi di Frau. Poi fu la volta del Professor Francesco Prontera che, argomentando da una serie di punti, espose la sua tesi contraria, una disamina interessante ed articolata ma che non mi è sembrata riuscire del tutto a demolire la tesi di Sergio Frau. In sintesi fu detto che le Colonne d’Ercole non potevano, come sosteneva Frau, essere state spostate da Eratostene dalla Sicilia allo Stretto di Gibilterra. Le Colonne in questione non potevano esistere solo perché i Greci non andarono oltre per non sconfinare nel “territorio” fenicio.<br />
Ma io credo che non sia stato compreso appieno il nocciolo della questione. Anche ammesso che le Colonne d’Ercole, o di Eracle come si preferì dire, non furono mai spostate, il concetto di Frau di un limite non naturale, ma territoriale, è del tutto innovativo. Non solo, restituisce dignità agli esperti marinai del passato, che sempre vengono solitamente rappresentati dagli storici in una forma distorta che sembra somigliare più a quella dei Neanderthal che degli antichi mediterranei. L’idea di limite strettamente geografico è certamente più tarda, poiché non bisogna dimenticare che Atlante sorreggeva un Globo, Eratostene calcolò il diametro terrestre e Massenzio seppellì le insegne di Roma contenenti una sfera che rappresentava la Terra. Quindi cosa sarebbe potuto accadere oltre questo ridicolo confine?<br />
La Dottoressa Bonanno cercò di calmare gli animi che si stavano fortemente riscaldando in quel frangente tanto delicato offrendo a tutti i presenti un’erudita e splendida lezione di filosofia greca. Lei, grecista, aveva letto il libro Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta ed era grata a Frau per questo volume. Come se le avesse aperto la mente, disse. Ma i Greci, anche dopo il suo intervento, restarono coloro che avevano inventato il mito. A volte sembra che gli storici e gli studiosi dimentichino che la Grecia è figlia delle migrazioni indoeuropee, e che dunque ereditò un bagaglio che in gergo antropologico è detto “mito migrante”.<br />
Si spensero di nuovo le luci e fu proiettato un nuovo video nel quale il geologo del CNR Mario Tozzi era intento nella ricerca di prove nei mari della Sardegna che avvalorassero l’altra tesi di Frau; cioè che la zona sismica sottomarina che si trova nei pressi dell’isola, fosse stata un tempo artefice di una grande catastrofe, forse ricordata nel Timeo, come la scomparsa dell’isola di Atlante o Atlantide. Tralasciando quest’ultmo aspetto del quale preferisco non occuparmi in questa sede, ma che sfiorerò comunque tra poco, devo dire che Sergio Frau presentò alcune prove convincenti in merito ad un possibile maremoto nell’antichità. Analizzando lo strato di fango che ricopre le antiche costruzioni nuragiche in Sardegna, strato di circa 30 mt, l’Autore affermò che esso poteva essere stato provocato soltanto da un’onda altissima che s’infilò nell’entroterra, modificando la linea costiera e ricoprendo quelli che oggi sono cumuli di macerie ma che un tempo dovevano essere mastodontiche fortezze. La possibilità di un sisma sottomarino e di una conseguente onda anomala è una possibile realtà. Certo non si trattò come fu detto di uno tsunami, cioè un’onda più lunga che alta, ma di un’onda anomala. Quel che avvenne sulle coste sarde nel passato può essere, con tutta probabilità, identificato con lo stesso evento più volte ipotizzato nel libro Le Colonne d’Ercole. Questa posizione fu, con serie argomentazioni in merito che andrebbero attentamente vagliate, leggermente ridimensionata dallo scienziato Andrea Cantile.<br />
Qualcuno durante il proprio intervento definì, con una battuta infelice, il Dottor Mario Tozzi “uomo col martelletto”. Vorrei solo ricordare che Mario Tozzi non è soltanto un famoso conduttore di trasmissioni documentaristiche ma è anche Primo Ricercatore presso il CNR.<br />
C’è da sottolineare che Frau disse molto poco dal suo primo intervento. Credo che lo spazio a lui dedicato sia stato troppo poco. Credo sia importante concedere ad un autore il tempo necessario per spiegare ciò che ha scritto e le motivazioni che lo hanno spinto e, naturalmente, le prove addotte per avvalorare la sua tesi. Pochi in sala sembrarono, a mio parere, sapere di cosa parlasse il suo voluminoso tomo. Che condividessero o meno le sue ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ho avuto la sensazione che gli storici dipingessero Platone come un inutile cantastorie, una specie di visionario che aveva attinto malamente alla tradizione greca e che aveva inventato il mito dell’Atlantide, solo perché voleva dimostrare che era esistita una società più amabile di quella inutile democrazia ateniese. Platone, secondo molti ricercatori, non sapeva contare nemmeno gli anni, si era fatto beffe dei greci inventandosi un Egitto antichissimo e sapiente, e per questo nel suo stesso paese fu osteggiato e deriso. Ma Platone accennò all’esistenza di Atlantide in ben tre dialoghi, e non fu affatto il primo a parlarne, come noi oggi ci ostiniamo a credere. Nella mitologia sul Diluvio Universale si parla da sempre e in moltissimi luoghi del pianeta, molto distanti tra di loro, di una antica ed evoluta isola inghiottita dai flutti per volere divino. Si pensi addirittura che nei miti amerindii, si fa cenno all’isola di Aztlan. Un caso? No. Per chi la mitologia la conosce, queste affermazioni del mondo accademico in generale, che per fortuna non coinvolge tutti gli studiosi, fanno secondo me solo sorridere. Se poi vengono fatte da esperti fanno anche rabbia. Platone è solo la prima fonte che abbiamo rinvenuto. La mitologia antica lo precede di migliaia di anni. Le scoperte degli archeologi, oggi, fanno presupporre che le molte strutture sommerse rinvenute in questi ultimi anni, facessero parte di complessi sorti a cavallo dell’ultimo stato glaciale che portò alla fine dell’Optimum Climatico, come lo definiscono i paleoclimatologi, con il conseguente abbassamento delle temperature circumpolari e l’innalzamento dei mari. Questo ragionamento, comprensivo di comparazione mitografica e di calcoli geologici fu fatto già nel 1675 dal gesuita tedesco Athanasius Kircher, nel libro Arca Noe. Genio unanimemente riconosciuto, quell’uomo chiamato a sostituire il mitico Keplero prendendo possesso della sua cattedra universitaria dopo la sua scomparsa, oggi verrebbe definito un pazzo ignorante. Una specie di giornalista avido di danaro e verrebbe incasellato in quella stessa categoria che vede annoverati ben altri uomini, uno tra tutti, il noto ufologo Erick Von Daniken.<br />
Personalmente questo accostamento mi fa rabbrividire.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_519" class="wp-caption alignleft" style="width: 370px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau2.jpg"><img class="size-full wp-image-519 " title="Da sx Frau, Somma e Moriccioni" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/frau2.jpg" alt="Da sx Frau, Somma e Moriccioni" width="360" height="233" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Da sx Frau, Somma e Moriccioni</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">In seguito si accese un dibattito che coinvolse anche il Dottor Frau, il quale si espresse sulla reale attinenza delle critiche avanzate sul suo lavoro. Il presidente della Società Geografica il Dottor Franco Salvatori gettò acqua sul fuoco. Il dibattito si era fatto certamente interessante. Le tesi contrarie, secondo la mia personalissima visione, non riuscirono però a scalfire profondamente le ipotesi proposte dal ricercatore e giornalista sardo.<br />
Intervenne anche Eugenio Lanzillotta che fu più possibilista e risolse il suo intervento in pochi minuti. Ora, senza citare gli interventi del pubblico, chiuderei la parentesi aperta su questo dibattito facendo riferimento, invece, ad un autore amico: Felice Vinci.<br />
Egli è la prova vivente che il mito migra poiché ha scoperto, con dati alla mano pressoché inattaccabili, che l’opera di Omero è un’insieme di miti e credenze spostatesi dal Nord Europa attraverso le migrazioni a cui abbiamo già fatto riferimento. Le prove toponomastiche, paleoclimatologiche, mitografiche, etnografiche, archeologiche ed antropologiche, dimostrano le sue tesi tanto che queste sono finite su alcuni testi scolastici, vennero sostenute dalla Professoressa Calzecchi Onesti, autorità indiscussa in materia omerica, e le università del mondo se lo contendono con la mira di organizzare scavi futuri. Quest’uomo non fa poesia come ha affermato durante l’incontro Sergio Frau. Ma storia. Non diversamente da come poi è stato fatto in Le Colonne d’Ercole.<br />
Ho voluto citare questo esempio non solo per dissentire da Frau, ma soprattutto per sostenerlo perché ciò che vidi quel 28 febbraio alla Società Geografica Italiana non mi convinse affatto. Il progresso è un confronto tra menti, non uno scontro come troppo spesso avviene. Atlantide a parte, come mai chi nega Frau, poi si trova a parlare dei misteriosi Popoli del Mare forse giunti da una potentissima Sardegna? Non saranno, come ipotizza Rolando Berretta, docente di cartografia nostro amico, i tanto temuti Shardana? Vogliamo farci soffiare anche quest’opportunità dagli Americani?<br />
Magari un giorno saranno loro a scavare in tutto il territorio italiano ed avremo certamente come ministro dei beni culturale un ambasciatore USA.</p>


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		<title>Le Latomie di Salone</title>
		<link>http://www.terraincognitaweb.com/le-latomie-di-salone/</link>
		<comments>http://www.terraincognitaweb.com/le-latomie-di-salone/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 17:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[atlantide]]></category>
		<category><![CDATA[cave aniene]]></category>
		<category><![CDATA[latomie]]></category>
		<category><![CDATA[solone]]></category>

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		<description><![CDATA[<span style="font-size: small;">L’ombra del legislatore greco Solone e delle colonie mediterranee di Atlantide in questo mistero archeologico del Lazio? Le "Cave dell’Aniene" lungo l’Autostrada A24.</span>

di Alessandro Marcon]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em>L’ombra del legislatore greco Solone e delle colonie mediterranee di Atlantide in questo mistero archeologico del Lazio? Le &#8220;Cave dell’Aniene&#8221; lungo l’Autostrada A24.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">di <strong>Alessandro Marcon<br />
<span id="more-60"></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Abbiamo già trattato in altri articoli di come siano presenti nel sottosuolo del Lazio, come anche in tutto il pianeta, innumerevoli cunicoli e gallerie e di come possano essere considerati come un prodotto di una tecnologia avanzata.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-64" title="latomie1" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/latomie11.jpg" alt="latomie1" width="376" height="170" />Resta ancora una domanda da porsi: dove conducono, o conducevano, queste gallerie?<br />
</span><span style="font-size: small;">C’è una vasta letteratura scritta e leggende che trattano di città e popoli sotterranei, miti che vanno dall’antichità classica a leggende popolari di diverse aree del pianeta.<br />
Naturalmente è sempre difficile controllare la veridicità di certe affermazioni, a meno di trovarne la prova oggettiva.<br />
Più spesso di quanto si ritenga, quello che si cerca nascosto chissà dove è proprio sotto l’evidenza di tutti. Forse qualcuna di queste antiche tracce la possiamo ancora trovare in superficie, in un luogo accessibile ed evidente già da molti secoli.<br />
Percorrendo l’Autostrada A24, procedendo verso Roma, possiamo notare sulla nostra destra, all’altezza di Via di Salone (Lunghezza), una vasta area di cave e laghetti sportivi: sono le cosiddette &#8220;Latomie di Salone&#8221;, segnate sulla mappa anche con il toponimo &#8220;Grotte di Salone&#8221;.<br />
Il nome &#8220;latomie&#8221; deriva dal fatto che tale luogo, fin da tempi storici accertabili, fu sfruttato come cava di materiale (tufo). Da questa località infatti, secondo notizie storiche, anche i romani ricavarono materiale per la costruzione dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo).<br />
Il nome &#8220;Salone&#8221;, invece, deriva da una probabile errata trascrizione successiva al XVI secolo. Come si evince da una cartografia del 1558, la località era nominata &#8220;Casale detto Solone&#8221;. Tale nome gli derivò dal fatto che Solone, legislatore ateniese, dopo la sua visita in Egitto al tempio di Sais, avvenuta nel 584 a.C., fece una serie di viaggi nell’area mediterranea alla ricerca di notizie su quanto aveva appreso dal sacerdote Crizia. Fu uno di questi viaggi che lo portò a soggiornare per un certo periodo in questa località.<br />
Già questo fatto ci può portare a pensare che il legislatore pensasse forse a questo luogo come una antica sede collegata alla scomparsa civiltà atlantidea, magari una delle sue colonie mediterranee. Il toponimo attuale deve la sua origine al fatto che il sito è in gran parte composto da diversi grandi &#8220;saloni&#8221; per cui pensando in seguito ad un errore di trascrizione, si cambiò il nome in &#8220;Salone&#8221;.<br />
Da un esame del sito si può dedurre che non venne usato esclusivamente come cava ma, essendo anticamente costituito vasti ambienti ipogei, venne anche adoperato come abitazione o rifugio. La regolarità degli ambienti, la presenza di tramezzature e la netta precisione con cui sono stati realizzati alcuni archi di collegamento, fanno chiaramente dedurre l’originaria presenza di vasti ambienti interni, che non avrebbero avuto senso se si fosse trattato esclusivamente di una cava. A conferma di ciò il ritrovamento di numerosi frammenti fittili (vasi, monete, perni metallici) che ne denunciano un antico uso abitativo.<img class="alignright size-full wp-image-67" title="latomie2" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/latomie2.jpg" alt="latomie2" width="360" height="256" /><br />
Altre particolarità fanno propendere per un origine ed un utilizzo originario diverso e di molto precedente, quindi solo un riutilizzo in tempi storici di un sito molto più antico.<br />
La presenza di nicchie, del tutto simili a quelle trattate negli articoli precedenti, ben poco hanno a che fare con l’utilizzo del sito come cava e, data la loro altezza, non avrebbero senso neanche a fini catacombali. La teoria più diffusa è che siano semplicemente delle cavità nelle quali gli operai avrebbero posato gli attrezzi, ma basta vedere la loro precisione e l’altezza cui sono poste per far cadere quella che è solo una mera ipotesi.<br />
La lavorazione delle pareti, a causa delle dimensioni sempre uniformi e perfettamente orizzontali della traccia lasciata dallo scavo, risulta troppo regolare per essere eseguita a mano, sembra bensì un lavorazione caratteristica di frese rotanti.<br />
Caratteristica ed anomala la presenza di un foro perfettamente regolare su una delle pareti, simile a tanti nel territorio, ricordo a Barbarano Romano la Valle del Biedano, la cui origine, tipo di lavorazione ed utilizzo restano ancora sconosciuti. Quello che risulta improbabile è che si tratti di una lavorazione manuale eseguita in epoche storiche.<br />
Che la località fu sicuramente usata anche in epoca cristiana, lo testimonia l’uso di numerose nicchie, probabilmente usate a fini funerari, e diversi graffiti latini nonché segni dell’iconografia paleocristiana.<br />
Il sito considerato è solo uno dei molti che si snodano lungo l’antica via Tiburtina e che presentano tutti caratteristiche similari.<br />
Si potrebbe quindi forse pensare ai resti di un antichissima città sotterranea, abbandonata e ormai quasi distrutta dal tempo e dall’incuria ed ignoranza dell’uomo?<br />
Anzi, forse addirittura una serie di città, un tempo sotterranee, scavate con tecniche avanzate da una civiltà progredita che ha colonizzato in tempi remoti il sottosuolo del pianeta.<br />
Una conferma potrebbe venire dalla constatazione che questa località è collegata ad altri siti similari da una serie di gallerie e cunicoli che percorrono il sottosuolo dando accesso a diverse stanze ancora sotterranee ed alcuni di questi, passando sotto il fiume Aniene, andavano a congiungersi sull’altra sponda ad un’altra serie di siti ipogei, purtroppo un’altra antica testimonianza completamente cancellata a causa di impropri lavori stradali che hanno completamente sconvolto l’originaria morfologia del territorio.<br />
La località si sviluppa su di un’area di circa 65.000 m2., dei quali oltre il 50% ora a cielo aperto. Questo si deve allo smodato abuso del sito, avvenuto soprattutto in tempi moderni.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-65" title="latomie3" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/latomie3.jpg" alt="latomie3" width="380" height="217" />La maggiore deturpazione si ebbe infatti quando, negli anni ’60, vi si fece passare l’autostrada A24 i cui lavori contribuirono non poco alla distruzione di buona parte delle latomie. Ciò continuò fino al 1978 e fu solo grazie alla sensibilizzazione delle autorità competenti (Soprintendenza Archeologica di Roma di Piazza delle Finanze) da parte dell’Ing. Marcello Creti della Fondazione Culturale &#8220;Sapientia&#8221;, che le autorità posero dei cartelli a protezione del sito. Questo non impedì comunque che dopo neanche due anni i cartelli venissero rimossi dando così un nuovo inizio allo scempio dei luoghi.<br />
Attualmente la località è in parte adibita, grazie alla presenza di laghetti, a pesca sportiva mentre buona parte dell’area è ancora deturpata da diversi capannoni industriali, probabilmente abusivi, che ancora scempiano e sfruttano un area di indubbio interesse storico ed archeologico.<br />
Anche le tipiche e originarie aperture visibili dall’autostrada, sono oggi oggetto di scempio in quanto completamente avulse dal loro uso originale a causa di ristrutturazioni improprie, contribuendo ad aumentare il degrado di un sito di notevole importanza storica, già seriamente compromesso.</span></p>


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