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Il misterioso emissario di NemiUn cunicolo lungo 1.635 metri e largo 80 cm, scavato nella roccia basaltica, congiunge il sacro lago di Nemi alla valle di Ariccia aldilà della montagna. Abbiamo partecipato ad una visita archeo-speleologica per documentarvi uno dei siti sotterranei di maggior interesse storico e architettonico presenti sul territorio laziale. Percorrendo l’antico emissario scopriremo, con l’aiuto del Presidente di Roma Sotterranea, Marco Placidi, i segreti di una struttura imponente e piuttosto controversa.
di Alessandro Moriccioni IntroduzioneQuando mi proposero di scrivere un pezzo sull’antico emissario del lago di Nemi rimasi piuttosto interdetto. Fino ad allora mi ero occupato con il mio coautore, Andrea Somma, più che altro dello studio di antiche mappe geografiche e dei segreti che esse celavano da secoli agli occhi della storia. Considerato il fatto che non mi capita spesso di interessarmi ai mysteri nostrani, accettai di buon grado curioso di visitare un luogo del quale avevo soltanto sentito parlare. Non era la prima volta che mi trovavo a “scendere le scale che conducono agli inferi” sotto la superficie della terra. Per più di un anno avevo lavorato intensamente alla realizzazione di un documentario per conto del Capo Tecnico al Ministero dei Beni Culturali, Alessandro Marcon, che aveva portato me e i miei colleghi a fare delle sessioni di ripresa tra stretti cunicoli e anguste stanze ipogee in giro per il Lazio. Così fui lieto di sentirmi quasi come a casa mia e mi preparai a vivere nuovamente quell’esperienza. Telefonai al Presidente di Roma Sotterranea e prenotai la visita che si sarebbe svolta qualche tempo dopo, il 23 maggio. Chiesi alla mia ragazza di seguirmi nell’impresa e aspettai con impazienza il giorno stabilito.
Nel mentre non persi tempo e mi recai alla Soprintendenza al Ministero dei Beni Culturali dove incontrai Alessandro Marcon per discutere di una faccenda che riguardava la possibilità di chiedere un’intervista al Presidente di Roma Sotterranea, Marco Placidi. Pensavamo infatti di includerla nel nostro video che già annoverava il nome del famoso ricercatore Roberto Pinotti. La sorpresa fu enorme quando scoprii che Alessandro e Marco si conoscevano, avendo partecipato alla stessa puntata di Stargate dove veniva mostrato il sito che stavo per esplorare anch’io. Conoscendo Alessandro sapevo che non sarebbe stato d’accordo riguardo le tesi di Marco ma ero sicuro che seguendo entrambi avrei forse ottenuto un quadro più ampio dell’enigma che si sarebbe di lì a poco proposto. Un luogo sacroIl giorno dell’escursione ci mettemmo in viaggio sotto un cielo non troppo clemente e, giunti a destinazione, incontrammo Marco e gli altri componenti dell’associazione. Una leggera nebbia saliva dal lago e le nubi cariche di pioggia s’aggregavano nel cielo plumbeo rendendo il luogo cupo e spettrale.
Attendevo con trepidazione che Marco desse il via alle operazioni. Seduto con la mia compagna dentro l’auto osservavo il piatto lago, di origine vulcanica, incresparsi impercettibilmente sulla superficie spazzato da un flebile alito di vento. Tutto attorno vigeva un silenzio irreale. Era primo pomeriggio e rimasi assorto osservando il Museo delle Navi Romane sulle rive del lago, davanti al quale Marco ci aveva dato appuntamento, aspettando che la pioggia cominciasse a battere sui finestrini della Punto. Mi venne allora in mente quel che avevo letto a proposito del posto in cui ci trovavamo ora. Sapevo che l’emissario che avremmo esplorato aveva avuto un ruolo fondamentale nel recupero degli antichi navigli contenuti nel museo. In realtà la struttura espositiva, riaperta nel 1989, ospita solo dei modelli in scala di due imbarcazioni del I secolo d.C., appartenute all’imperatore Caligola, poiché gli scafi originali furono bruciati durante l’ultimo conflitto mondiale nel 1944. Resta tuttavia la memoria del fatto che le navi erano già note nel XV secolo e che il famoso artista Leon Battista Alberti le aveva esplorate. Tra il 1929 ed il 1931 esse vennero recuperate, svuotando parzialmente il bacino, proprio con l’ausilio della condotta idrica sotterranea. Mi parve incredibile come una struttura tanto antica potesse funzionare ancora in modo eccellente. Altresì nel museo sono esposti molti reperti interessanti provenienti dal rivestimento in bronzo delle travi che costituivano gli scafi, come teste di leoni e pantere, e altri rinvenuti presso il santuario di Diana.
Non si sa con certezza chi per primo si sia stabilito nella valle, tuttavia tracce d’insediamenti umani attorno alla zona del lago di Nemi sono databili come minimo all’Età del Bronzo. Particolare rilevanza ebbe il bosco circostante il lago, luogo sacro, che fu sede di culti legati alla Dea Madre, in seguito assimilata alla dea romana Diana già identificata con la greca Artemide. Simbolo di questa divinità della vita, in ogni sua forma, era la luna che specchiandosi nel quieto lago naturale diede origine al famoso appellativo “specchio di Diana”. Ripensai al rituale di successione che James G. Frazer aveva descritto nel suo libro Il Ramo d’Oro, volando con l’immaginazione sulla sponda settentrionale del lago e penetrando nell’oscurità del bosco sacro sito nei pressi dell’antico tempio. Immaginai nascosta nell’ombra una truce figura che si aggirava ansimante brandendo nervosamente una spada. Si trattava di un sacerdote della Dea chiamato a difendersi dal suo successore intenzionato a togliergli l’incarico con la forza. In realtà ciò accadeva di frequente ad ogni “cambio della guardia” poiché si usciva dallo stato di novizio solo uccidendo il proprio predecessore. E’ curioso che in tutta l’antichità classica non vi siano rituali similari. Per giungere alle radici di questa usanza si deve scavare piuttosto a fondo, analizzando mitologie primitive e credenze mistiche. Una cosa è certa, come dice Frazer “La carica affidatagli comportava il titolo di sovrano; ma certo mai testa coronata dovette, più della sua, sentirsi a disagio o venire visitata dai più funesti sogni”. Rabbrividii leggermente sfiorato da una sensazione di morte. Fui ricondotto alla realtà dall’intervento colmo d’eccitazione della mia fidanzata che aveva scorto il segnale di Marco. Era arrivato il momento di recarsi sul luogo dell’esplorazione. Così con un caschetto giallo sulla testa c’incamminammo in fila verso l’agognato emissario.
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Indice articoloIntroduzioneUn luogo sacro Incredibile opera umana (1) Incredibile opera umana (2) Cunicoli enigmatici |
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