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	<title> &#187; Religione</title>
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		<title>I papi e il sesso: il ritorno di Eric Frattini</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 16:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[circolo octagonus]]></category>
		<category><![CDATA[eric frattini]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sua tappa romana, durante il viaggio di presentazione del suo ultimo saggio “I papi e il sesso”, abbiamo avuto l’onore di incontrare nuovamente lo scrittore di successo spagnolo, amico di Terra Incognita.

di Andrea Somma e Alessandro Moriccioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Nella sua tappa romana, durante il viaggio di presentazione del suo ultimo saggio “I papi e il sesso”, abbiamo avuto l’onore di incontrare nuovamente lo scrittore di successo spagnolo, amico di Terra Incognita.</em></p>
<p>di <strong>Andrea Somma</strong> e <strong>Alessandro Moriccioni</strong><span id="more-1982"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_1983" class="wp-caption alignleft" style="width: 177px"><img class="size-full wp-image-1983" title="papisessogrande" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/papisessogrande.jpg" alt="" width="167" height="250" /><p class="wp-caption-text">La copertina del libro</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 2010 deve considerarsi un anno d’oro per <strong>Eric Frattini</strong>. Dopo gli straordinari successi de <strong><em>L’entità</em></strong> e <strong><em>Le spie del papa</em></strong>, il giornalista e scrittore spagnolo torna nelle librerie italiane con tre nuovi titoli. I primi due sono i romanzi <strong><em>Il quinto comandamento</em></strong><em> </em>(ed. Punto di Incontro) e <strong><em>Il labirinto d’acqua</em></strong><em> </em>(ed. Nord), nuovo genere in cui Eric si sta cimentando con grande successo, dopo aver scritto oltre 20 saggi tradotti in tutte le lingue. Il terzo libro, ultimo in ordine cronologico, è invece il nuovo capitolo delle sue ricerche sugli intrighi del Vaticano, dal titolo eloquente <strong><em>I papi e il sesso</em></strong>. Ne <em>L’entità</em>, primo libro sulle vicende papali, Frattini ci aveva svelato tutti i segreti riguardanti la Santa Alleanza, il servizio segreto vaticano, fondato da Pio V nel XVI secolo e che negli anni ha manovrato le vicende politiche, e non solo, del mondo. Nel secondo volume, <em>Le spie del Papa</em>, invece si era concentrato sulle venti figure più importanti appartenute al servizio segreto stesso. In questo terzo libro, edito come sempre da Ponte alle Grazie, invece vengono descritti tutti i papi della storia analizzandone i comportamenti sessuali. Ciò che ne viene fuori è un quadro quantomeno imbarazzante e stupefacente. Basandosi su scritti di storici e cronisti dell’epoca, Eric mette in risalto tutte le nefandezze compiute in terra dai successori di San Pietro.<br />
Nel corso del viaggio di promozione del suo libro, Frattini è naturalmente passato a Roma dove lo abbiamo incontrato in un albergo del centro.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ abbastanza scontato immaginare che i suoi libri abbiano da sempre subito aspre critiche da parte del Vaticano, soprattutto un libro duro come <em>I papi e il sesso</em>, ma è sorprendente apprendere come in realtà siano i suoi romanzi a subire le accuse maggiori. <em>“L’aspetto strano è che la Chiesa critica i miei romanzi piuttosto che i miei saggi. Forse posso anche spiegarvi il perché. Recentemente un vaticanista della Rai ha scritto una critica, molto puntuale ed educata, sui miei lavori, nella quale affermava che il problema riguardante scrittori come me, ossia a conoscenza di molte aspetti e vicende del Vaticano, è che avvolgono il racconto in un velo di fiction e quindi rischiano di confondere il lettore che non riconosce più la realtà dal romanzo. Il vaticanista ci accusava di giocare sporco con i lettori. Io ho risposto dicendo che quando un lettore entra in una libreria e si dirige verso il settore dei romanzi, sa che sta per comprare una fiction, se invece si dirige nel settore dei saggi, come nel caso de I papi e il sesso, sa che sta comprando qualcosa che riguarda la realtà. L’unico elemento da non dimenticare mai è che i lettori non sono stupidi”</em>.<br />
Questo equivoco probabilmente nasce principalmente a causa di un romanzo come il Codice da Vinci che ha mischiato verità e fantasia. <em>“Infatti il vaticanista si riferiva a Dan Brown e ad Eric Frattini, affermando che proprio Brown è stato l’iniziatore di questa polemica perché ha usato delle storie reali avvolgendole in un velo di fiction. Lo stesso avrei fatto io con il mio libro <strong>“Il labirinto di acqua”</strong>. Nel romanzo parlo del <strong>Vangelo di Giuda</strong>, che è un documento reale e descrivo perfettamente il modo in cui è stato restaurato, però parlo anche della lettera di Eliezer che invece ho inventato io. Un mio amico l’ha addirittura tradotta in aramaico-siriaco. Io affermo di averla inventata, ma la gente mi chiede se esiste veramente  e dove poterla leggere”</em>.<br />
Nel nostro precedente incontro, poco dopo l’uscita italiana del suo primo saggio, Frattini ci aveva confidato la sua intenzione di scrivere una serie di cinque libri sulle vicende vaticane, ma qualcosa è cambiato&#8230; <em>“C’era il progetto di scrivere un saggio sugli archivi segreti vaticani nel quale avrei parlato di alcuni documenti segreti, ad esempio quelli riguardanti il corridoio vaticano, attraverso il quale molti criminali di guerra venivano messi al sicuro, oppure sugli ordini religiosi, in particolare su quello dei francescani, che nei campi di concentramento croati trucidarono più di mille serbi. Questa doveva essere la storia del quarto saggio, però dopo I papi e il sesso ho deciso di smettere. Il saggio mi prosciuga, mentre appena finisco di scrivere un romanzo non vedo l’ora di mettermi al lavoro per scriverne un altro. Inoltre ho anche firmato un accordo con la casa editrice Espasa per scrivere cinque nuovi romanzi. Il primo uscirà in Spagna a settembre e sarà ambientato a Roma tra il 1944 e il 9 ottobre 1958,  giorno della morte di Pio XII. Il libro si intitolerà <strong>L’oro di Mefisto</strong>. Nel romanzo parlo di Padre Lienhart al quale Hitler affida l’incarico di dirigere l’organizzazione Odessa e proprio per questo la storia si apre il 10 agosto 1944 quando Martin Bormann, incontrò tutti i magnati per organizzare la fuga”</em>.<br />
<img class="alignright size-full wp-image-1984" title="eric_roma" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/07/eric_roma.jpg" alt="" width="351" height="164" />Prima di salutare Eric abbiamo potuto rivolgergli una domanda su un tema di grande attualità: lo sviluppo e la diffusione degli E-book reader con il conseguente rischio della pirateria dei libri elettronici. <em>“In effetti temo la pirateria. Il mio romanzo precedente si trova su internet e si può tranquillamente scaricare. Io stesso l’ho fatto per vedere se era possibile. Però è anche vero che 20 euro, in un momento di crisi come questo, non è poco per comprare un libro, quindi perché criticare chi non potendolo acquistare decide di scaricarlo? Sarebbe bello che, una volta scaricato e letto il romanzo, questa persona dicesse “che bello però, magari mi compro veramente un libro di Frattini”</em>.<br />
La diffusione dei libri elettronici potrebbe anche essere un incentivo per gli editori per stampare i libri in maniera più elegante magari con illustrazioni, una carta migliore&#8230; <em>“Il fatto è che bisognerebbe dare di più, questo è assolutamente vero. Però ad esempio la pagina web de Il labirinto d’acqua era bellissima. Ma il sito internet dedicato  a L’oro di Mefisto sarà ancora più bello. Conterrà ad esempio i piani e le cartine dell’ufficio del Reich. Si potrà vedere come era fatto l’ufficio del Fuhrer, con approfondimenti anche su tutti gli oggetti che vi si trovavano. Quindi selezionando un oggetto racconterò la sua storia. Sicuramente anche questo è un valore aggiunto. Il romanzo sarà presentato nel Nido dell’Aquila ma ancora non sappiamo quando uscirà in Italia”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la foto di rito ed un abbraccio abbiamo salutato Eric, curiosi di leggere il suo nuovo romanzo, ambientato nella Città Eterna, ma certi che molto presto rivedremo il suo sorriso e la sua gentilezza qui a Roma ed il suo nome in bella evidenza nella sezione novità di tutte le librerie italiane.</p>


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		<title>A proposito di Giosuè, del Sole e della Luna</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terraincognitaweb.com/?p=1834</guid>
		<description><![CDATA[A proposito di Giosuè, del Sole e della Luna

di Carlo M. Trajna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo M. Trajna</strong><span id="more-1834"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E’ noto che lo scontro fra la Chiesa Romana e Galileo si fondò, da parte della Chiesa, sull’episodio biblico di Giosuè e del Sole (secondo il quale Giosuè avrebbe fermato il Sole nel suo corso attorno alla Terra) e dalla parte di Galileo sulla sua affermazione dell’eliocentrismo, ovvero della terra che gira intorno al Sole.<br />
Che dice dunque la Bibbia?<br />
Cito da  “La Sacra Bibbia”, edizione ufficiale della CEI, pag.191:<br />
 <br />
<em>“Giosuè, da 10,12 a 10.15:<br />
Quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele:<br />
“Sole, férmati in Gabaon e tu, Luna, sulla valle di Aialon”.<br />
Si fermò il Sole e la Luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici.<br />
Non è forse scritto nel libro del Giusto:”Stette fermo il Sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce di un uomo, perché il Signore combatteva per Israele?”<br />
</em> <br />
In ossequio alla Bibbia, che per la Chjesa Cattolica è “parola di Dio”, Galileo, sotto minaccia di tortura , fu costretto a rinnegare pubblicamente il suo eliocentrismo, a rinchiudersi nella sua casa di Arcetri e a condurre continui esercizi di penitenza.<br />
Ma nel 1981 la faccenda è tornata di attualità. L’ha descritta Piergiogio Odifreddi in un <br />
documentatissimo libro, “Hai vinto, Galileo!-La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede” (2009 Arnoldo Mondadori Editore).<br />
Cito da questo libro:<br />
 <br />
<em>-Pag.123: “…quando, il !° maggio 1981 il segretario di Stato  Agostino Casaroli affidò al cardinal Gabriel-Maria Garrone  l’incarico di presiedere  la Commissione pontificia sul caso Galileo, precisò  che “non di revisione di un processo si tratta o di riabilitazione” “.<br />
-Pag.124: ”l’unico “errore soggettivo di giudizio” che il cardinale ammise dalla parte della  Chiesa fu che “i giudici di Galileo, incapaci di dissociare la fede da una cosmologia millenaria, credettero a torto che l’adozione della rivoluzione copernicana, peraltro non ancora definitivamente provata, fosse tale da far vacillare la tradizione cattolica e che era loro dovere il proibirne l’insegnamento.”<br />
-Pag.125: “La Commissione Pontificia  ha dunque cercato di spegnere il fuoco del rapporto fra la Chiesa e Galileo, e più in generale fra la fede e la scienza, ma non c’è certo riuscita” (omissis) “in occasione della visita che Benedetto XVI avrebbe dovuto fare alla Sapienza per l’inaugurazione dell’anno accademico, il 17 gennaio 2008” (omissis) “Per una volta, nel nome di Galileo, è stato dunque zittito l’erede di coloro che per secoli, dal Sant’Uffizio e dalla Cattedfra di Pietro, hanno zittito lui, e continuano a pretendere di zittire i suoi eredi. Per una volta, questi hanno potuto proclamare gaudenti, e quelli hanno dovuto ammettere doloranti “Hai vinto, Galileo!”.<br />
</em> <br />
Su questo conflitto io credo di poter dire qualcosa di nuovo<br />
Nella mia indagine sui fenomeni paranormali io ho seguìto fedelmente il metodo galileiano (sensata esperienza e matematiche dimostrazioni) pervenendo alla formulazione di quel Modello Psicotemporale che con una determinata spiegazione unitaria di tutti i fenomeni paranormali mi ha consentito di conoscere i piani extrafisici dell’Universo, dai quali l’uomo discende alla sua avventura terrestre, necessaria per la sua evoluzione spirituale, e ai quali ritorna post mortem. <strong>Perciò sono convinto che i conflitti fede/scienza debbano essere superati</strong>.<br />
Interpretando dunque la faccenda di Giosuè alla luce del mio Modello Psicotemporale, spero di portare un contributo pacificatore, nel modo che segue.<br />
Poiché per gli Ebrei, come per tutti gli antichi, erano il cammino del Sole e le fasi lunari a segnare il tempo, dire “fermò il Sole e la Luna” può essere interpretato come l’espressione poetica e popolare di un arresto del fluire del tempo, ovvero di un fenomeno psichico collettivo di sospensione, di <strong>pausa della temporalità, ottenuta con procedure magiche</strong>.<br />
 I fenomeni della cosiddetta “magia” erano sicuramente noti agli ebrei. Lo testimonia la Bibbia:<br />
Cito ancora da  “La Sacra Bibbia”, edizione ufficiale della CEI:<br />
 <br />
<em>Esodo, 7,da 8 a 13:<br />
Il Signore disse a Mosè e ad Aronne:”quando il faraone vi chiederà: Fate un prodigio a vostro sostegno! Tu dirai ad Aronne: Prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e diventerà un serpente!”. Mosè ed Aronne vennero dunque dal faraone ed eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi  ed esso divenne un serpente. Allora il faraone convocò i sapienti e gli incantatori, e anche i maghi del’Egitto,  con le loro magie,  operarono la stessa cosa. Gettarono ciascuno il suo bastone  e i bastoni divennero serpenti.. Ma il bastone di Aronne inghiottì i loro bastoni. Però il cuore del faraone si ostinò  e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore.<br />
</em> <br />
Secondo il mio Modello Psicotemporale, mi è stato possibile ottenere una  pausa della temporalità, annullando il tempo psichico, come appresso descrivo.<br />
Per comodità del lettore riporto qui di seguito il punto (8) della mia Intervista:<br />
 <br />
<strong>8. Come si può sperimentare in base al Modello psicotemporale?<br />
</strong> <br />
Chiunque può ottenere contatti con dimensioni post mortem tramite fenomeni psicofonici, poiché la formazione della psicoportante radio prevista dal Modello Psicotemporale non si affida a capacità medianiche di un singolo sperimentatore, né a particolari apparecchiature concordate con i responsabili, nell’Aldilà,  di varie manifestazioni paranormali. L’esperienza mi ha dimostrato che manipolando una quinta dimensione costituita dal tempo psichico, cioè dal tempo interiore, gli  operatori in numero di quattro o multiplo di quattro divengono capaci di trasformare le loro energie psichiche nella manifestazione energetica fisica costituita da una portante radio, e che l’identico processo viene attuato da sedicenti “medium” operanti nelle dimensioni non fisiche. Insieme con i tanti “riconoscimenti” dei comunicanti, questa circostanza rappresenta peraltro una chiara dimostrazione  della identità fra “noi” qui e “loro” là. Tutto ciò, sono certo, difficilmente potrà scalfire le opinioni materialiste, perché esse  rappresentano un non voluto e paradossale sottoprodotto delle religioni, stante che i concetti di premio o castigo dei comportamenti umani producono in alcuni un comportamento etico che li nobilita facendone a meno. <br />
Spiacente, ma quanto all’esperimento  mi corre l’obbligo di essere terribilmente pignolo e preciso.<br />
Occorrono quattro operatori, e una  apparecchiatura che consiste in un radioricevitore per frequenze SW (onde corte) sino a 30 Mhz e in un registratore a cassette, posti entrambi su un tavolino a portata di mano di un operatore. Inoltre, nella versione “visiva”,occorre un pendolo oscillante, costituito da una lampadina tascabile accesa e legata a un filo di nylon lungo 70 cm.<br />
Gli operatori possono essere anche in numero maggiore , a condizione che sia multiplo di quattro, ma in tal caso  il loro gruppo sarà sistemato opportunamente,  in modo diverso da quello che qui di seguito verrà descritto.<br />
La prima esperienze fu condotta  con 4 operatori e le successive con 16, ma quel che conta è che i risultati furono ugualmente positivi. Dato il via alla registrazione su  una cassetta da 120 minuti,  si accenda il radioricevitore e lo si sintonizzi su una frequenza  compresa fra 27 e 30 Mhz  priva di emittenti, col solo rumore bianco (noise)  Poi si metta in moto il pendolo con la lampadina tascabile accesa, che i quattro operatori contempleranno comodamente seduti su quattro sedie affiancate (o meglio su un divano) a due metri di distanza dal pendolo.<br />
La luce ambientale dovrà essere limitata, se di giorno, a quella poca che filtra dalle finestre chiuse,  e se di notte, a quella emessa dal  radioricevitore.<br />
L’unica difficoltà può presentarsi nel come sistemare il pendolo in modo che la lampada oscilli liberamente, a livello degli occhi degli operatori, in un piano verticale e normale ai loro  immaginari raggi visivi. Ad esempio, può servire una piantana portalampade, oppure un appendiabiti.<br />
Se si manifesteranno delle voci cosiddette paranormali, si potrà dialogare con loro e il tutto potrà essere successivamente riascoltato dal registratore.<br />
La versione “auditiva” dell’esperimento è identica, salvo che in luogo del pendolo luminoso si impiega , posto sul tavolino con gli altri apparecchi, un comune metronomo per musicisti, fissato su 84 oscillazioni al minuto secondo.”<br />
 <br />
Il pendolo lungo 70 cm batte un tempo più rapido di quello dell’orologio, e quindi il tempo psichico è diretto verso il futuro.<br />
Secondo il Modello Psicotemporale è possibile, con due pendoli, uno lungo 70 cm e l’altro 130, fatti partire in oscillazione simultaneamente, generare due flussi di tempo psichico in senso opposto  (uno diretto verso il futuro e l’altro verso il passato), flussi che dunque lo annullano, generando un passaggio transitorio nella atemporalità.<br />
Sintonizzando dunque il radioricevitore su una frequenza (!!.345 Khz USB) dove da anni ho registrato una emittente sicuramente paranormale (prodotta su un piano non fisico da 4 medium), ho messo contemporaneamente in funzione il metronomo su una oscillazione pari a quella di un pendolo lungo 70 cm,  e un pendolo di 130 cm  sostenente una lampadina tascabile accesa, e sono stato così in grado di produrre in me con l’udito e con la vista, contemporaneamente, due tempi psichici opposti. Orbene, ne è risultato, come previsto, l’annullamento della portante paranormale, cosicché ho potuto registrare soltanto il cosiddetto noise (rumore di fondo).<br />
Sono cioè riuscito a produrre in me stesso una vera e propria pausa della temporalità.<br />
Al tempo di Giosuè non  mancavano certo oggetti penduli (lampade a olio et similia).<br />
E’ pertanto ipotizzabile che Giosuè abbia prodotto in tal modo sugli astanti una pausa soggettiva della temporalità.<br />
 <br />
<strong>Concludendo:</strong><br />
Fra la Chiesa e Galileo, a mio modesto avviso, potevano aver ragione entrambi, e pertanto il  secolare litigio potrebbe essere risolto.</p>


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		<title>Il segreto del Graal e l&#8217;eresia del tempio</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 17:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>
		<category><![CDATA[graal]]></category>
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		<category><![CDATA[rotoli del mar morto]]></category>
		<category><![CDATA[templari]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segreto del Graal e l'eresia del tempio

di Sabina Marineo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sabina Marineo</strong><span id="more-1809"></span></p>
<div id="attachment_1810" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><img class="size-full wp-image-1810" title="mircea-eliade" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/04/mircea-eliade.jpg" alt="" width="204" height="271" /><p class="wp-caption-text">Mircea Eliade</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il ricercatore temerario che scelga d’avventurarsi in un’indagine approfondita sull’enigma del Graal, misteriosa reliquia del Medioevo, farebbe bene a tener sempre presenti le parole dello studioso Mircea Eliade: <em>“Nella lingua parlata moderna il termine “mito” sta a definire tutto ciò che si contrappone alla “verità”; per le società antiche, invece, il mito era l’unica rivelazione valida della verità.”<br />
</em>Chi non consideri con la dovuta attenzione questo pensiero, non dovrebbe occuparsi del Graal, perché ha già perso in partenza la partita. La porta sull’arcano non si aprirà mai per lui. Resterà chiusa, immobile sui pesanti stipiti millenari, decisa a proteggere da sguardi indiscreti e scettici il tesoro dei miti del passato. E chi è pronto a liquidare le leggende come divertenti favole prive di un significato nascosto, se ne andrà deluso, a mani vuote.<br />
I miti del passato non sono favole. Sono rivelazioni di accadimenti reali, occultate oltre i simboli, le trame avventurose, i personaggi circondati da un’aura divina. Nella fucina operosa del Medioevo, i fabbri del destino plasmarono due leggende ugualmente fascinose e inquietanti, nonché strettamente legate tra loro: quella del Graal e quella dell’eresia che covava in seno all’Ordine del Tempio.<br />
Non a caso. Tant’è vero che il poeta tedesco Wolfram von Eschenbach non esitò a unire Tempio e Graal indissolubilmente, nella sua epopea più famosa, “Parzival”, e nell’altra meno nota, “Titurel”. Da allora sono state scritte migliaia di libri sull’affare dell’Ordine del Tempio, e lo stesso si può dire del mito del Graal. Entrambi i soggetti esercitano una grande attrazione sull’immaginario collettivo. Entrambi hanno a che fare con un possibile tesoro nascosto, una confraternita d’iniziati al segreto, una ritualistica di carattere esoterico, una religiosità ambigua e poco ortodossa.<br />
È bene evidenziare subito che non è il “Santo Graal”, quello di cui sto parlando. Il “Santo Graal” è esistito solamente in un filone cristiano e più tardo della letteratura medievale. Non aveva nulla a che fare con il mito originario. Era parte di un ciclo poetico a sé, sviluppatosi nello <em>scriptorium</em> dei Cluniacensi. I monaci letterati miravano a trasformare il Graal, ad adattarlo alla religiosità della Chiesa Cattolica Romana, a emendarlo di qualsiasi pericoloso elemento eretico. Operazione che, malgrado i diversi tentativi più o meno apprezzabili dal punto di vista letterario, non ebbe però l’esito sperato. La Chiesa, infatti, volle ignorare il messaggio cluniacense e rifiutò sino all’ultimo di prendere coscienza del mito. Non tenne in considerazione il Graal nemmeno dopo che gli abili monaci avevano sagacemente accostato al nome del misterioso oggetto il cristianissimo aggettivo di “santo”.<br />
E allora, se originariamente il Graal non era per nulla santo in senso cristiano e se non aveva niente a che fare con il sangue di Gesù Cristo, che cos’era?<br />
Si parla per la prima volta di “Graal” nello scritto del poeta francese Chrétiens de Troyes, vale a dire nell’opera di un uomo che si muoveva a suo agio nella regione francese di Champagne, alla corte di famiglie nobili imparentate con i padri fondatori dell’Ordine del Tempio. Proprio a Troyes, nel 1128, ebbe luogo quel concilio che riconobbe ufficialmente l’Ordine.<br />
Nell’epos di Chrétiens, “Le conte du Graal”, non appare nessun collegamento evidente, di nessun genere, con la religione cattolica, né con il cristianesimo. Semmai, leggendo l’opera, si percepisce l’eco lontana di antichi miti celtici. È un vero peccato che “Le conte du Graal” sia rimasto incompiuto. Forse la fine mancante ci avrebbe dato la possibilità di carpirne il messaggio nascosto.<br />
Invece Chrétiens ci lascia con il fiato sospeso, affascinati, stupiti e interdetti, senza nemmeno darci la soddisfazione di poter distinguere chiaramente il Graal. Si tratta di un oggetto d’oro tempestato di pietre preziose &#8211; racconta Chrétiens &#8211; che risplende di una luce sovrannaturale. Questo è tutto. Ma è forse un bacile? Una coppa? Uno scrigno? Oppure è qualcosa di completamente diverso? E ancora: come sarebbe finita l’avventura meravigliosa dell’eroe Perceval?<br />
Il finale in sospeso di Chrétiens rappresentava agli occhi dei monaci letterati l’occasione migliore per trasformare quella storia intrigante dall’olezzo sulfureo, per dirigerla abilmente in una nuova direzione, ortodossa. Lo fecero cristianizzando il tutto, mettendo a fuoco l’oggetto dai contorni sfumati di Chrétiens sino a ricavarne una coppa, il contenitore del sangue di Gesù Cristo. Ne risultò il “Santo Graal” o “Sang Real”, quello custodito da Giuseppe d’Arimatea, la reliquia più preziosa della Cristianità.<br />
Nonostante ciò, come dicevo più sopra, la Chiesa si rifiutò categoricamente di integrare il Graal nella mitologia cristiana. Come si può spiegare questa contraddizione? Non vi è che una risposta: gli ecclesiastici sapevano che il Graal era il potente simbolo di una tradizione eretica ancora viva e operante, dal carattere non solo diametralmente opposto a quello cristiano, ma anche estremamente pericoloso. Per esorcizzarne il messaggio blasfemo, non bastava mettergli accanto la parola “santo”. Era necessario ignorarlo del tutto.<br />
All’inizio del XIV secolo, allorché i cattolicissimi re d’Aragona si vantarono di possedere il calice sacro dell’Ultima cena, non osarono paragonarlo al Graal, malgrado la grande popolarità di cui ormai godeva la leggenda. Lo storico Richard Barber osserva: <em>“Se i custodi del calice dell’Ultima cena esitavano a identificare il loro tesoro con il Graal, era perché essi si attenevano alla posizione della Chiesa, la quale ignorava volutamente e completamente i racconti del Graal”<br />
</em></p>
<div id="attachment_1811" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-1811" title="wolfram" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2010/04/wolfram-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /><p class="wp-caption-text">Wolfram von Eschenbach</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il poeta tedesco Wolfram von Eschenbach sapeva bene come stavano le cose quando riprese il tema di Chrétiens, una trentina d’anni dopo, e scrisse il suo “Parzival”. Per Wolfram il Graal non aveva nulla a che fare con il credo cattolico. Era un cimelio potente e magico, custodito dai Templari. Nel castello di Munsalvaesche, in Catalogna – racconta Wolfram &#8211; cavalieri dai bianchi mantelli detti “Templeisen” tenevano in custodia la reliquia gnostica. Solamente una nobile vergine, Repanse de Schoye, godeva del privilegio di poter prendere il Graal tra le mani. Nemmeno il padre di Repanse, il re malato Anfortas, era autorizzato a toccare la reliquia. Anfortas, in conformità con le leggi dinastiche, si limitava a fregiarsi del titolo di “Re del Graal”.<br />
Ma Wolfram non si accontenta di dare voce al mito, si dimostra radicale: intende mettere subito tutte le carte in tavola, fornendo ai suoi lettori – vale a dire agli ascoltatori di un tempo – le informazioni necessarie a decifrare la lingua dell’epos mitologico e a raggiungere così la verità nascosta che il mito stesso doveva trasmettere. Più di una volta Wolfram nel suo “Parzival” protesta apertamente contro “maestro Chrétiens”, il quale – sostiene il trovatore tedesco – ha riportato gli avvenimenti in modo errato e non rispondente alla realtà. Qual è, dunque, la realtà?<br />
Il Graal di Wolfram è descritto come una misteriosa pietra, “lapsit exillis”, dalle capacità sorprendenti, addirittura futuristiche. Una pietra che emana potenti radiazioni, una pietra in grado di guarire. Inoltre la lapsit comunica messaggi alla dinastia reale di Munsalvaesche tramite scritte che appaiono sulla sua superficie e poi spariscono senza che vi sia bisogno di cancellarle. Quasi come accade &#8211; mi si permetta il paragone azzardato &#8211; sullo schermo di un computer. E da dove ha tratto Wolfram, uomo del suo tempo, un’idea di tale fatta?<br />
Il poeta collega l’oggetto misterioso, come abbiamo visto, all’Ordine del Tempio. E lo fa in modo ben chiaro. Una truppa di coraggiosi cavalieri, i “Templeisen”, difende il castello del Graal dagli attacchi nemici e preclude la via di Munsalvaesche a chiunque non sia degno di apparire al cospetto del Graal. Inoltre, dall’altra opera di Wolfram meno nota di cui possediamo soltanto un centinaio di brevi frammenti, “Titurel”, sappiamo che i Templeisen sono sempre presenti presso il trono del monarca durante tutte le riunioni più importanti di palazzo, e hanno diritto alla parola, quasi fossero parte integrante della famiglia del Graal, gli “Anschouwe”, gli Angiovini.<br />
All’epoca in cui von Eschenbach scrisse i suoi epos, l’Ordine del Tempio si trovava nel pieno dello splendore. Lo stesso si può dire della leggenda graalica. Se il trovatore tedesco decise di unire per sempre i due soggetti nei suoi versi arguti tramandando coraggiosamente il messaggio alla posterità, dovremmo almeno essere così gentili da tenere le sue parole nella dovuta considerazione. Dovremmo chiederci che cos’era, in realtà, questa “lapsit exillis”, e che cosa la legava ai Templari.<br />
Verremo così a scoprire che esisteva un circolo d’iniziati all’interno dell’Ordine del Tempio, membri a conoscenza di una realtà inquietante, che rispecchiava il pensiero dei seguaci di Giovanni il Battista, dei Mandei. Ci ritroveremo a dover retrocedere ulteriormente nei secoli passati e a spostarci nello spazio, fino a raggiungere la Palestina descritta nei Vangeli. Qui saranno due personaggi chiave a fornirci la risposta: Gesù e Giovanni Battista. Ciò che apprenderemo dalla ricostruzione della loro storia – una ricostruzione ben diversa da quella che suggeriscono i Vangeli canonici &#8211; rivelerà le dimensioni dell’eresia del Tempio e una delle facce del Graal. Perché il Graal è un mistero a due facce. Un Giano bifronte. Se da una parte esibisce i lineamenti del barbuto Battista, dall’altra presenta tutte le caratteristiche di un antico oggetto sacro, un oggetto – ci dice il Vecchio Testamento – che fu costruito secondo le indicazioni di Dio.<br />
Retrocedendo ancora nel tempo sino all’epoca biblica, raggiungeremo il roccioso deserto del Sinai. Ci troveremo a pochi passi dall’accampamento di quelle tribù di pastori nomadi che sarebbero divenute un giorno, grazie agli scritti di una casta sacerdotale intransigente, il popolo eletto di Jahve: gli Israeliti. Nell’ombra silenziosa della loro tenda del Convegno, laddove soltanto i patriarchi Mosè e Aronne avevano accesso, si nascondeva la reliquia più importante, il tramite tra gli uomini e dio: l’Arca dell’Alleanza.<br />
Era uno scrigno di legno d’acacia, dorato, sormontato da due cherubini. Un oggetto di culto molto simile alle arche che venivano portate a spalle da un tempio all’altro durante le sacre processioni degli antichi Egizi. Al posto dei due cherubini, nelle egizie “teba” si ergevano le statue lignee degli dèi niloti. All’interno degli scrigni si celavano altre effigi segrete, oracolari. Erano contenitori sacri che, come racconta l’Antico Testamento, Mosè trafugò dalla terra dei faraoni e portò con sé attraversando il Mar Rosso.<br />
Insieme con gli scrigni dorati, il patriarca israelita rubò anche le antiche conoscenze, quel patrimonio sapienziale le cui formule stavano incise sulle Tavole della Testimonianza. Formule “scritte dal dito di Dio” e “da entrambe le parti”, ci dice la Bibbia. Le tavole antidiluviane di Thot. L’Arca ne fungeva da contenitore. Anzi, era stata costruita proprio allo scopo di proteggerle e conservarle. L’Arca fu anche il contenitore della lapsit exillis cantata da Wolfram. Il contenitore del Graal.<br />
Il carismatico Giovanni Battista, rivale di Gesù e non suo precursore come vorrebbero farci credere i quattro Vangeli, ne era al corrente. Sapeva che l’Arca, nascosta in una buia grotta del monte Nebo, celava al suo interno quanto di più prezioso potesse esserci al mondo: il patrimonio sapienziale dei popoli antichi, il fulcro della tradizione segreta. Giovanni si adoprò per portare avanti il pensiero dei padri. I Cavalieri Templari lo onoravano per questo, così come lo veneravano – e lo venerano tutt’oggi &#8211; i Mandei suoi discepoli, fuggiti dalla Terra Santa dopo la morte del Battista, rifugiatisi prima a Harran, in Mesopotamia, e poi nell’Iraq meridionale.<br />
Nel silenzio delle loro stanze segrete, insieme con le Tavole, i Templari eretici custodivano la testa di Giovanni. Non del “precursore”, beninteso, ma di un Giovanni gnostico, universale, rivale di Gesù. Il “diabolico” Bafometto altri non era che il suo capo mummificato dal volto barbuto, una delle facce del Graal. “Bafometto”, deformazione del termine arabo “Abu-al-fihamat”, significa “padre della Conoscenza”. Ricordava all’iniziato il segreto delle Tavole, le lapidi celesti scritte da Dio. La sintesi della Conoscenza umana.<span id="_marker"> </span></p>


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		<title>Celestino V, il Papa del gran rifiuto</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[celestino V]]></category>

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		<description><![CDATA["Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto."

Con queste parole Dante Alighieri descrive nella "Divina Commedia" uno dei papi più controversi della storia. Ma chi era veramento Celestino V? Scopriamolo in questo approfondita ricerca storica.

di Nicoletta Travaglini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Poscia ch&#8217;io v&#8217;ebbi alcun riconosciuto,<br />
vidi e conobbi l&#8217;ombra di colui<br />
che fece per viltade il gran rifiuto.&#8221;<br />
</em><em><br />
Con queste parole Dante Alighieri descrive nella sua &#8220;Divina Commedia&#8221; uno dei papi più controversi della storia. Ma chi era veramento Celestino V? </em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Nicoletta Travaglini<span id="more-1422"></span></strong></p>
<div id="attachment_1426" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/10/celestinov.gif"><img class="size-full wp-image-1426" title="celestinov" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/10/celestinov.gif" alt="Celestino V" width="250" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Celestino V</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pietro Angelerio, futuro Papa Celestino V, nacque da una famiglia di contadini molisani, nel 1210 circa. Egli nacque a Isernia secondo quando afferma Maria Concetta Nicolai nel libro “La Preghiera di Celestino eremita e Papa”: &lt;&lt;… dalla nascita che avvenne verso il 1210 undicesimo in una numerosa famiglia di dodici figli, probabilmente a Isernia, nel quartiere S. Angelo… I genitori “quorum nomina sunt Angelerius et Maria” erano agricoltori quasi certamente proprietari, anche se non ricchi&gt;&gt;(1).<br />
Orfano di padre in giovane età, fu educato dalla madre al rispetto, timore e devozione di Dio.<br />
Intorno al 1230 divenne un frate benedettino, presso un abbazia di Benevento e dopo pochi anni partì alla volta di Roma per incontrare il Papa. Il suo viaggio fu lungo e costellato da episodio di eremitaggio e contemplazione. Dopo aver parlato con il Pontefice e aver ricevuto gli ordini religiosi Pietro, iniziò una vita da asceta, rifugiandosi in una grotta dove secoli prima aveva dimorato Papa Vittore III. In questo lungo lasso di tempo egli progettò e costruì, insieme a suoi discepoli, la chiesa di Santo Spirito a Majella, completamente scolpito nella roccia.<br />
Un antica leggenda legata alla nascita di questo luogo di culto narra che il 29 Agosto, giorno della decapitazione del Battista, Pietro guardando fuori dalla finestra della sua cella, vide nel cielo una schiera di figure celesti che andavano dagli angeli agli arcangeli, dal Re Davide a San Giovanni Evangelista che con abiti talari, celebrò messa, mentre la Vergine Maria, con Gesù ed il Battista assistevano alla funzione che fu benedetta da Dio. L’aria si riempì di una musica celestiale, mentre le campane iniziarono a suonare annunciando il lieto evento della nascita dell’abbazia di Santo Spirito a Majella.<br />
Intanto i seguaci del Santo Eremita erano diventati così tanti che Pietro pensò bene di darsi una Regola e di essere riconosciuto anche come ordine religioso e così in compagnia di alcuni suoi fedelissimi, partì alla volta di Lione per conferire con Papa Gregorio X, durante uno dei tanti concili. Sulla via del ritorno dalla Francia il frate, dopo aver ottenuto dal Papa ciò che chiedeva, si fermò presso L’Aquila, allora ancora in via di sviluppo e qui vi fu un altro prodigio legato questa volta alla figura della Madonna di cui l’Angelerio era un devoto servo.<br />
Era una notte scura dei primi mesi del 1275 quando l’umile fraticello fece uno strano sogno mentre si trovava su una poggio alberato, presso il colle Madio o Maggio nella vicinanze dell’Aquila, adiacente a un piccolo altare dedicato alla madre del Nazareno. Mentre dormiva gli comparve la Madonna che gli chiese di erigere un santuario in suo onore proprio in quel luogo. In breve tempo si iniziarono i lavori di costruzione della Basilica dedicata alla Madonna che furono terminati solo verso la fine del penultimo decennio del 1200.<br />
Passarono gli anni ed anche i papi si succedevano sul soglio di Pietro, finché nel 1292 alla morte di Papa Nicola IV, una grande confusione, alimentati da una sete di potere temporale si insinuò sull’elezione del nuovo papa. Per ben due anni il soglio pontificio rimase vacante finché non si decise di eleggere all’unanimità un papa superpartes, questi fu individuato nella persona di Pietro Angelerio, il frate del Morrone. Era il giorno della decapitazione del Battista del 1294 quando fra Pietro da Morrone, con il nome di Celestino V divenne Papa e la cerimonia, con molti malumori da parte della chiesa, si svolse nella città dell’Aquila, poiché il pio eremita volle essere incoronato sommo pontefice della chiesa nella basilica di Santa Maria di Collemaggio.<br />
Egli rimase in questa città per diversi mesi ed è qui che istituì la “Perdonanza Celestiniana”, con la quale Bolla egli rimetteva i peccati a tutti coloro che passava sotto la Porta Santa della Perdonanza, con il pentimento nel cuore, il 29 Agosto di ogni anno.<br />
Pietro aveva accettato la carica di Papa con molta riluttanza e così solo dopo pochi mesi di pontificato, agli inizi di dicembre rinunzio al suo uffizio. Era la vigilia di Natale quando il suo successore Bonifacio VIII, prese il posto di Celestino V.<br />
Egli, comunque, aveva un forte ascendente sui suoi discepoli e il suo Ordine religioso era abbastanza vasto e potente da fare paura anche al Vaticano e così fu data disposizione che Pietro fosse portato a Roma, ma Celestino riuscì a rifugiarsi prima sul Monte Morrone e poi tentò di imbarcarsi per la Grecia, ma una tempesta fermò il suo tentativo di fuga e così fu ripreso dai messaggeri del papa ed incarcerato nella rocca di Fumone presso Anagni dove morì il 19 Maggio 1296.<br />
E’ notorio che molte leggende contengano un fondo di verità, allora è legittimo chiedersi se la data della presunta morte naturale di Celestino V non celi in realtà una simbologia ben precisa!!<br />
Si narra, infatti, a proposito della morte del Santo eremita, che egli perì a causa di un chiodo conficatogli, da alcuni sicari, nel cranio, se si accetta questa tesi, quindi, la data della sua morte forse assume una valenza fortemente emblematica!<br />
Egli morì a maggio il mese dedicato alla Madonna, che come ricordiamo è l’evoluzione del mito della Grande Madre, dea universale creatrice del mondo nonché personificazione della dea Luna ed elemento femminile di Dio. Egli fu ucciso nel 1296, la cui radice quadra è 36, sommando questi due numeri 6+3 si ottiene il 9 numero ricorrente della città dell’Aquila e nella tradizione esoterica perché rappresenta la ciclica ripetizione del 3 numero perfetto per eccellenza.<br />
La chiesa di Santa Maria di Collemaggio, inoltre, è stata costruita con pietre policrome rosse e bianche che ricordano le croci templari, con la stessa tecnica viene costruita secoli dopo la chiesa che ospita il Volto Santo a Manoppello.<br />
Quale può essere il nesso che unisce questi due edifici, poiché si dice che come per Celestino, anche la Veronica che è in ostensione a Manoppello, sia stato recapitato a un notabile del paese da uno sconosciuto, forse un Angelo, se non l’Arcangelo Michele in persona, sul sagrato della chiesa di San Nicola.<br />
Sempre in tema di elementi simbolici, sembra esservi una linea immaginaria che collega Lione all’Aquila; Celestino V, infatti, tornando dalla Francia si fermò presso il capoluogo abruzzese, o meglio quello che sarebbe stato la futura città. Una possibile ipotesi potrebbe essere quella di analizzare il significato dei toponimi delle città in questione. Lione per assonanza potrebbe essere la corruzione del nome “Leone”. Questo animale, simbolicamente, si identifica con Gesù definito anche “Leone di Giudea”; con Buddha, Krishana e, naturalmente, con il Sole come emblema di potenza, forza, comando e della luce che brilla in eterno sconfiggendo le tenebre e quindi il male. Esso rappresenta anche la giustizia e il Nazareno nella sua veste di giudicante supremo.<br />
L’evangelista Marco ha come simbolo il leone, che è anche la personificazione della città di Venezia. La parte anteriore di questo animale, compreso la testa, è l’allegoria della spiritualità del Cristo, contrapposto alla sua natura terrena, quindi mortale, rappresentato dalla parte posteriore dell’animale. Questa fiera, raccoglie, simbolicamente, in sé, anche una valenza sia positiva che negativa, poiché esso è anche la parte iraconda ed indomabile di ogni essere, così egli è nello stesso tempo simbolo della luce e dell’ombra, della bontà e della malvagità, del Cristo e del Diavolo etc.<br />
Nella sua dualità esso è anche il simbolo della morte e della rinascita e, ovviamente, della resurrezione, inoltre presso gli egizi, era lo spirito guardiano della parabola che compiva il Sole in cielo, dal suo sorgere fino al tramonto; per questo motivo, il leone, venivano raffigurati a coppie, schiena contro schiena. Esso rappresentava il giorno trascorso ma anche il futuro, come Giano Bifronte, da cui deriverebbe il nome Giovanni, come il Battista o come l’Evagelista, che esprimono l’alfa e l’omega della cristianità.<br />
Anche alcuni Angeli hanno l’aspetto leonino, per rimarcare la loro natura non del tutto benevola, ma anche combattivo, violenta, indomita e intelligente. Esso era l’animale totemaico di Cibele, e questi venivano rappresentati sempre con la bocca semi aperta, come simbolo dell’organo sessuale femminile; Cibele è una delle tante “espressioni” della “Grande Madre”, demiurgo del mondo.<br />
L’Aquila è l’alterego celeste del Leone; è anche la stilizzazione della Croce, quando ha le ali spiegate. Essa è uno piscopompo, poiché trasporta le anime dei trapassati a Dio; il suo volo verso la Terra, è la rappresentazione della luce che feconda il suolo. Egli è il simbolo dell’Evangelista Giovanni, l’autore dell’Apocalisse!!!<br />
Quando l’Aquila vola verso sinistra è presagio di castighi divini poiché l’Onnipotente punisce l’uomo con la sua sinistra, che è anche la sua parte negativa. La tradizione biblica e non solo rappresenta, gli Angeli come delle aquile.<br />
Questo rapace è l’immagine celeste e solare insieme, per questo motivo è la regina del cielo ed alterego di Zeus. L’aquila vola verso il sole mentre i suoi occhi non temono di fissare l’astro troppo abbagliate,poiché, ha il cuore puro e il coraggio di fissare, la luce, come immagine della divinità.<br />
Ella è Cristo che sale al cielo, in quanto simbolo della splendore e grandezza. Nella mitologia classica, ella, seguiva la traiettoria del sole fino al suo punto più alto, quando esso era a perpendicolare con la terra, fino a incontrarsi con fulcro della terra e momento di massima espressione della luce che vince le tenebre.<br />
Simbolo della potenza dell’Impero Romano e del Sacro Romano Impero poi, era come l’araba fenicia che rinasceva dalle proprie cenerei, così l’aquila simboleggiava la rinascita spirituale, oltre che la contemplazione del Divino, come facevano i Santi Asceti.<br />
L’Aquila poteva avere anche valenza negativa, in quanto rovesciando la Croce simbolo della morte e resurrezione della parte umana dell’Onnipotente, la si trasformava in un simbolo demonico, inoltre essa è un rapace e come tale è portato, per sua natura, alla violenza, alla brutalità e all’ingordigia.<br />
Acerrimo nemico del serpente, che per gli antica era simbolo della Grande Madre Terra, il sincretismo cristiano lo ha trasformato nella personificazione del Diavolo, raffigura, la contrapposizione tra sfera celeste e quella terreste, tra bene e male, ricordando la titanica lotta tra gli Angeli e i Demoni.<br />
Comunque al di là di tutta una simbologia che ci riporta ad elementi astratti, qualcosa di concreto nella vita e nella morte del Papa Eremita tuttavia esiste!</p>
<div id="attachment_1427" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/10/tomba_celestino.jpg"><img class="size-full wp-image-1427  " title="tomba_celestino" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/10/tomba_celestino.jpg" alt="La tomba di Celestino V" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">La tomba di Celestino V</p></div>
<p style="text-align: justify;">Andiamo per ordine, iniziando dal fatto che Celestino V probabilmente non è stato l’illetterato contadino delle campagne molisane, ma alcuni sostengono che la sua famiglia fosse di origine longobarda, per la precisione nobili di campagna con una certa istruzione.<br />
Pare che sia vissuto per diversi anni nell’abbazia di San Giovanni in Venere, in Abruzzo e qui sembra abbia addirittura preso i voti!<br />
Questo luogo di culto abruzzese, all’epoca dei fatti narrati, era una delle più potenti abbazie del centro Italia, tanto potente da finanziare la Quarta Crociata!<br />
Pare che sempre durante i suoi peregrinaggi, il Santo Eremita abbia anche fondato una cittadina, abbarbicata ai piedi della Majella, Fara Filiolum Petri, cioè la Fara dei Figli di Pietro, in altre parole di Pietro da Morrone!<br />
Come si è detto sopra a proposito della fondazione di Santa Maria di Collemaggio voluta dal futuro Papa, il quale ebbe una visione onirica e in seguito a ciò fece costruire tale chiesa, ma alcuni sostengono che questo sogno premonitore celi il presunto incontro dei templari con il pio eremita, i quali, secondo alcune fonti, sono i veri finanziatori del progetto del luogo di culto che dovrebbe celare un segreto, forse il Graal?<br />
Accanto a queste supposizioni vi sono fonti che attestano che Pietro Angelerio, dopo aver iniziato i lavori della costruzione di Santa Maria di Collemaggio e senza aver acquistato il terreno circostante, parte alla volta dell’abbazia di San Giovanni in Venere e dopo alcuni anni egli torna con il danaro sufficiente a poter compare il terreno dove oggi sorge la basilica di Collemaggio!<br />
Appena divenuto Papa Celestino V, il 27 settembre del 1294, concede alcune indulgenze ai benefattori del monastero di Santo Spirito di Lanciano, che è denominato dell’Ordine Benedettino, ed è collocato nella Diocesi Teatina. Le indulgenze sono concesse per un quinquennio. Questo luogo fu fondata appena prima della sua elezione, nel 1293, dall’Abate Onofrio di Comino dell’Ordine del Morrone, che acquistò il terreno da una certa Golata, moglie di Guglielmo del Conte, di Lanciano.<br />
La tradizione vuole che oltre ai Romiti e alle Monache, questo luogo sia stato frequentato anche dall’eremita Pietro del Morrone, prima che diventasse Papa Celestino V. Anzi, allora, avrebbe compiuto anche dei miracoli risanando delle persone.<br />
Si dice anche che questa chiesa ha ospitato la fuga del Santo Eremita, quando questi cercava di imbarcarsi, per le coste pugliese, poiché si deve pensare che esso sorge proprio a ridosso del tratturo L’Aquila Foggia, vicino a una fontana che oggi non esiste più ma che all’epoca era una tappa obbligata per chi percorreva queste strade.<br />
Nel 1654, in forza di una Bolla del Papa Innocenzo X, il monastero di Santo Spirito di Lanciano viene soppresso. Al suo interno venne rinvenuto un reliquiario a teca in legno dorato, è lungo cm. 50 ed è alto cm 25, al cui interno vi sono custodite le reliquie del braccio di San Giovanni Eremita confessore, un frammento di un braccio di Santo Stefano e di un lembo del suo vestito; in posizione centrale vi sono: un frammento di costola di S. Pietro Celestino di circa cm 6, ed altro frammento di circa cm 5, un frammento di osso appartenuto a San Benedetto ed infine un frammento della testa di San Girolamo.<br />
Questo reliquiario, nella parte posteriore, è sigillato da 3 sigilli di 3 vescovi. Inoltre in alcuni documenti rinvenuti di recente, si sostiene che il Santo Padre, stava scappando dalle guardie del suo successore, e non si imbarcò in Puglia bensì sul litorale abruzzese a Vasto, feudo degli abati di San Giovanni in Venere.<br />
Prima di essere arrestato dal suo predecessore, nominò vescovo, secondo ciò che ci riferisce Giovanni Pansa nella sua opera Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo, il suo vice San Tomasso de Ocre, il quale alla morte di Celestino divenne abate della prestigiosa abbazia di San Giovanni in Venere per incarico di Bonifacio VIII.<br />
Secondo Giovanni Pansa “ Si affermò da qualcuno dei biografi di Celestino V che l’astuto cardinale Gaetani, il quale gli succedette nella cattedra di S. Pietro, dopo averlo con destri raggiri indotto alla annunzia, l’avesse fatto imprigionare e poi uccidere per evitare uno scisma nella Chiesa, reputandosi in quel tempo che l’abdicazione del santo anacoreta, estortagli dalla frode, non fosse legale, né canonica. Ma quell’accusa di morte violenta, scagliata contro Bonifacio, si ritenne da molti in conto di leggende, propalata ad arte dei nemico di lui, poiché i contemporanei e testimoni di veduta non ne fanno parola” (2).<br />
Sempre da Pansa si apprende che esistono tre quadri riproducenti la morte di Celestino V ad opera di soldati, forse del Papa, ed in uno si legge la didascalia che recita “Quando lu nipote de Papa Bonifacio andò al Confessore per lo ammazzare”.<br />
Nel 1597 il M.R. Padre Abate Don Francesco d’Aielli, in una chiesa presso Sulmona tra le ossa del Beato Padre Roberto da Salle, sostiene vi fosse anche una scatola rotonda vi era un chiodo lungo mezzo palmo con pezzi di sangue congelato.<br />
Questo reperto fu portato a Santa Maria di Collemaggio e fu infilato nella presunta ferita del Santo dal Morrone, esso combaciava perfettamente, secondo ciò che venne poi sostenuto da un esame sul cranio del Santo Papa, da un equipe di dottori di Roma, il 29 Agosto 1888 alle diciassette e trenta presso la Cappella dedicata a Celestino V nella Chiesa di Santa Maria di Collemaggio.<br />
Alcuni affermano che a Salle, provincia di Pescara, vi sia in ostensione un chiodo racchiuso in una pisside e pare che tale chiodo forse, sia stato conficcato nel cranio del beato Roberto da Salle ed esso sembra sia simile a quello che avrebbe ucciso Celestino V.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>note<br />
</strong>(1) <strong>NICOLAI</strong>, Maria Concetta: <strong><span style="text-decoration: underline;">“La Preghiera di Celestino eremita e Papa”</span></strong> Edizioni Menabò srl Giugno 2000, pag 45.<br />
(2) <strong>PANSA</strong>, Giovanni <strong><span style="text-decoration: underline;">“Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo”</span></strong> Arnaldo Forni Editori. Ristampa dell’edizione di Sulmona, 1924,finito di stampare nel Maggio 1981; pag. 250.</p>


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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 15:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<description><![CDATA[La nascita della domenica
 
di Fabio Mancini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una ricerca biblica sulla nascita della domenica</em></p>
<p>di <strong>Fabio Mancini<span id="more-1416"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se il trambusto che accompagna la vita diurna, sembra essere giustificato dai molteplici impegni e dalla parcellizzazione del tempo, il fermento notturno che coinvolge i grandi centri urbani, non trova un’apparente spiegazione, se non nella conferma che ormai viviamo nella società dell’accelerazione. L’accumularsi dell’attività lavorativa con gli interessi personali, l’organizzazione degli affetti con i propri spazi, provoca quel lavorio interminabile che non ha nulla a che vedere con la regola benedettina del “lavoro incessante” strumento privilegiato della lotta all’ozio, nemico dell’anima. Se la vita benedettina alternava la preghiera e lo studio dei testi sacri ai lavori semplici e di consolidata utilità, secondo l’equa ripartizione dei lavori manuali e quelli intellettivi, l’attuale pensiero dominante antepone il bello all’utile, afferma l’egemonia del servizio a se stessi piuttosto che agli altri, sopravvaluta il tempo cronometrico degli orari, dei programmi, dei calendari, rispetto alla temporaneità dell’esistenza, scevra da qualsiasi criterio e ordine. Una società che non valorizza il riposo, la riflessione, la preghiera e mitizza la velocità e l’efficientismo, produce l’effetto di far credere che il tempo da vivere anziché essere una opportunità di crescita e di santificazione, venga equiparato al denaro, e che come tale, diventi oggetto speculare e non un investimento di amore e gratuità. Le volte che ho sacrificato il riposo domenicale a favore della palestra, della pulizia dell’auto, degli acquisti privi dell’urgenza, se in un primo momento tali attività mi procuravano la sensazione di controllare il passaggio del tempo, successivamente sopraggiungeva il malessere di aver corso l’ennesima inutile gara contro me stesso. Che logica ha il “fare” quando viene svuotato del senso trascendente? Da cosa si differenzia la domenica dagli altri giorni della settimana, se poi il giorno del Signore è vissuto come un giorno qualsiasi? Per intendere il significato della domenica e per viverla con lo spirito giusto, bisogna fare un passo indietro e ripercorrere la storia del sabato cristiano. La parola sabato deriva dal verbo ebraico shabbat che vuol dire cessare, lo smettere, il riposo.<br />
Durante il sabato ebraico era vietato il lavoro, mentre le attività permesse e incoraggiate erano la partecipazione alla sinagoga, il canto popolare e dei salmi, leggere, studiare e discutere la Torah, intraprendere rapporti sessuali tra marito e moglie, dare ospitalità e far visita a parenti e amici. Con lo shabbat il popolo ebraico intendeva ricordare la liberazione dalla condizione di schiavitù in Egitto ad opera di Mosè e la creazione di Dio.<br />
Nei vangeli, ai brani di Mc 16, 2-9; Mt 28, 1; Lc 24, 1; Gv 20,1 comprendiamo che è Gesù stesso a istituire la domenica, attraverso la sua Pasqua di resurrezione, dando senso e profondità alle parole di Osea 2,6: <em>“Dopo due giorni ci ridarà la vita, e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza”</em>. Il settimo giorno dunque, anticipa la Pasqua  dell’uomo, la sua ottemperanza avvicina la settimana dell’uomo alla settimana della creazione, nella quale al settimo giorno il creatore riposò, Genesi 2,3: <em>&#8220;Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l&#8217;opera che aveva creata e fatta&#8221;</em>. Il sabato di Cristo è un patto di amicizia con l’uomo, evidenziato dalle  apparizioni del risorto in Gv 20,19 e in Lc 24,13 e dal dono dello Spirito Santo, At 2. Nel capitolo 16 dell’Esodo, viene chiaramente espresso l’amore caritatevole di Dio Padre verso il suo popolo e di come il Signore vuole che venga osservato il sabato cristiano. Ecco la lettura dal secondo al quinto versetto: <em>“Nel deserto tutta la comunità degli  Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d&#8217;Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno”.</em> E dal versetto 22 al 26: <em>“Nel sesto giorno essi raccolsero il  doppio di quel pane, due omer a testa. Allora tutti i principi della comunità vennero ad informare Mosè. E disse loro: «È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani mattina». Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva ordinato Mosè, e non imputridì, né vi si trovarono vermi. Disse Mosè: «Mangiatelo oggi, perché è sabato in onore del Signore: oggi non lo troverete nella campagna. Sei giorni lo raccoglierete, ma il settimo giorno è sabato: non ve ne sarà”</em>. Ogni cristiano sa Cristo Gesù riposò nella tomba fino al sabato e poi, il primo giorno della settimana, resuscitò dai morti. Il sabato è dunque il giorno del Cristo morto, la domenica è il giorno del Cristo vivente! Il sabato commemora la fine della vecchia natura schiava del peccato, la domenica commemora l&#8217;inizio della nuova creazione, rigenerata e purificata dal prezioso sangue di Cristo Gesù. Per vivere in modo cristiano la domenica, dobbiamo sforzarci di entrare in quel riposo più volte sollecitato dal Signore e superare qualsiasi mito, ben sapendo che è <em>&#8220;Il sabato che è stato fatto per l&#8217;uomo e non l&#8217;uomo per il sabato&#8221;</em> Marco 2:23-28. E se ancora non abbiamo trovato il &#8220;vero riposo&#8221;, in questo momento Gesù ci invita dicendo: <em>&#8220;Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”</em>.</p>


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		<title>Sitra&#8217; Ahra</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[esorcismo]]></category>
		<category><![CDATA[padre rufus]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella mattina del 2 maggio 2008, oltre ventimila persone erano assiepate con me, nell’attesa della relazione di Padre Rufus.

di Fabio Mancini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Fabio Mancini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quella mattina del 2 maggio 2008, oltre ventimila persone erano assiepate con me, nell’attesa della relazione di Padre Rufus.<span id="more-1407"></span></p>
<div id="attachment_1410" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/09/padre_rufus.jpg"><img class="size-full wp-image-1410 " title="padre_rufus" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/09/padre_rufus.jpg" alt="Padre Rufus Pereira" width="196" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Padre Rufus Pereira</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dai microfoni, l’annuncio: “Per il ministero di liberazione e guarigione, Padre Rufus Pereira, guiderà la preghiera.” Un’accoglienza entusiastica salutò l’ingresso del consacrato; fiducia, gioia e serenità erano palpabili nell’aria, in ciascuno si materializzava la certezza che da lì, a poco, saremo stati testimoni di una esperienza forte e prodigiosa. Padre Rufus, conosciuto di fama, era ignoto agli astanti in quanto evangelizzatore internazionale, per cui l’interesse di vederlo personalmente eccitava gli animi.<br />
Davanti a me un uomo di mezza età, dai capelli grigi e dal volto rassicurante, curato e solido d’aspetto e dalla voce profonda e robusta.<br />
Ma chi è Padre Rufus Pereira?<br />
L’uomo che stazionava davanti a me era (e lo è tuttora) il vicepresidente dell’associazione internazionale degli esorcisti.<br />
L’esorcista prima di esporre la sua relazione arricchita dalle sue esperienze, chiese alla comunità una preghiera, affinché la sapienza di Dio potesse ispirare le sue parole. Pregammo ad alta voce e senza complessi, poi il relatore ringraziatoci, iniziò a raccontare quella che secondo lui era stata la più grande guarigione da influsso diabolico.<br />
Il racconto si svolge in India, dove una donna matura presentava una grave e inconsueta anomalia fisica: aveva lo stomaco che si muoveva in tutte le direzioni, sopra, sotto, destra, sinistra, capovolgendosi come un cestello all’interno di una lavatrice. Senza sosta.<br />
Il Padre chiese alla donna da quanto tempo soffrisse, la donna disse che da 27 anni frequentava gli studi dei migliori dottori, ma che nessuno era finora riuscito a somministrarle una cura efficace.<br />
Padre Rufus, impose le mani sul capo della donna per percepire l’eventuale presenza diabolica, lo spirito malvagio sussultò e allora di fronte alla certezza, il Padre praticò la preghiera di esorcismo.<br />
Man mano che Padre Pereira proseguiva nel suo racconto-testimonianza, decine di partecipanti cadevano a terra in apparente stato di svenimento, ma con gli occhi sbarrati e senza più il controllo del proprio corpo, emettendo grida strazianti di dolore e di tormento.<br />
La presenza dell’esorcista era avvertita come un nemico terribile da tutti coloro che erano invasi dagli spiriti immondi. Ma lo Spirito di Dio stava passando, guarendoli. Al termine dell’esorcismo di Padre Rufus, la donna rigurgitò del liquido biancastro. L’esorcista chiese a quel liquido perché fosse entrato in quel corpo.<br />
Il liquido biancastro rispose con la voce della suocera, dicendo che ella non voleva che il figlio si sposasse con la donna e che alla vigilia del matrimonio le aveva offerto un bicchiere di latte attraverso il quale voleva impedire il matrimonio.<br />
Un apparente gesto affettuoso, nascondeva un terribile tranello!</p>


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		<title>Un&#8217;indimenticabile esperienza vissuta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 14:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Mancini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Fabio Mancini</strong><span id="more-1364"></span></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;alba del nuovo millennio che vede l&#8217;uomo contemporaneo non più vittima della propria ignoranza, ma protagonista della propria storia attraverso la conoscenza e l&#8217;autoconsapevolezza che senso ha parlare del Demonio?<br />
Ma poi, Satana, esiste veramente, oppure è una trovata della Chiesa che serve per incutere timore e assoggettare tante fragili coscienze, come fu a suo tempo la caccia alle streghe?<br />
Lucifero è davvero quell&#8217;uomo terrificante come ci viene rappresentato dotato di corna, coda e artigli, armato di forcone e dallo sguardo cattivo? Oppure Lucifero è la sete incommensurabile dell&#8217;uomo di possedere il denaro, il potere e il successo?<br />
Che ciascuno dia le risposte che vuole.<br />
Il mio primo approccio con il Principe delle tenebre avvenne nel lontano 1996.<br />
Nell&#8217;aprile di quell&#8217;anno mi trovavo a Rimini al convegno nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, come aggregato in uno dei tanti gruppi di preghiera.<br />
Un&#8217;amica mi aveva prenotato il posto, poiché gli avevo fatto presente un bisogno personale e anziché rivolgermi ad uno dei tanti maghi o fattucchiere che pullulano le nostre città, mi ero rivolto a lei perché mi era parsa una persona seria ed affidabile e in grado di accogliere la mia richiesta.<br />
Partii con il torpedone, unendomi a persone che non conoscevo.<br />
La cosa non mi preoccupò, poiché volevo risolvere un problema che mi arrecava un peso non indifferente.  <br />
Il convegno durava tre giorni, durante i quali ascoltammo testimonianze di conversione, insegnamenti biblici, pregammo assieme e cantammo.<br />
Oltre 50.000 persone accalcate nella fiera di Rimini esaltavano e cantavano all&#8217;unisono un solo nome.<br />
Il nome di Gesù, vero Dio e redentore dell&#8217;umanità.<br />
Una sera mentre stavamo rientrando presso la pensione a bordo del nostro torpedone, cantavamo gli allegri canti religiosi del Rinnovamento, quando d&#8217;un tratto fummo interrotti da una voce inumana, bestiale, che con un tono rabbioso e spaventoso ci intimò di smetterla di nominare quel Nome.<br />
Inizialmente pensai ad uno scherzo. Mi alzai dal posto per vedere chi fosse per dargli una risposta spensierata.<br />
Ma quell&#8217;agghiacciante voce proseguì accusandoci di essere degli stupidi e ordinò di stare zitti.<br />
Il silenzio irreale dei presenti, mi bloccò per qualche istante il respiro.<br />
Ebbi paura.<br />
Il sacerdote che guidava il gruppo, ordinò all&#8217;autista di parcheggiare il pullman davanti ad una chiesa, perché così le nostre preghiere avrebbero avuto maggior effetto.<br />
Ebbi nuovamente paura.<br />
L&#8217;autista parcheggiò davanti al sagrato di una chiesa, mentre il sacrestano stava chiudendo i battenti.<br />
Poi pregammo con molto fervore, finché il sacerdote non ci disse che potevamo riprendere la strada.<br />
Una volta passato il timore, individuai la persona che aveva emesso quella terribile voce.<br />
Era una graziosa donna, esile, che accompagnata dal marito, ignorava cosa fosse nel frattempo accaduto, in quanto posseduta.<br />
Provai compassione per quella graziosa donna e per suo marito che da anni sopportava un dolore così grande.<br />
Non ho la presunzione che crediate al mio racconto, né che vi convertiate al cristianesimo.<br />
La mia è solo un&#8217;indimenticabile esperienza vissuta.</p>


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		<title>Autodenuncia alla Congregazione Pontificia per la dottrina della fede</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 22:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo barbagallo]]></category>
		<category><![CDATA[graal]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo in esclusiva per Terra Incognita la lettera con la quale Alfredo M. Barbagallo, autore dello sconcertante studio "San Lorenzo e il Santo Graal", ha chiesto l'intervento della Pontificia Commissione Archeologica per ottenere l'analisi delle tesi archeologiche e storiche espresse nella sua ricerca. Vi invitiamo alla lettura del libro sopra indicato pubblicato nella nostra sezione de "I libri di Terra Incognita".

di Alfredo Maria Barbagallo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo in esclusiva per Terra Incognita la lettera con la quale Alfredo M. Barbagallo, autore dello sconcertante studio &#8220;San Lorenzo e il Santo Graal&#8221;, ha chiesto l&#8217;intervento della Pontificia Commissione Archeologica per ottenere l&#8217;analisi delle tesi archeologiche e storiche espresse nella sua ricerca. Vi invitiamo alla lettura del libro sopra indicato pubblicato nella nostra sezione de &#8220;I libri di Terra Incognita&#8221;.<span id="more-1264"></span></p>
<div id="attachment_1289" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-1289 " title="Alfredo Barbagallo" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/barbagallo.jpg" alt="Alfredo Barbagallo" width="180" height="135" /><p class="wp-caption-text">Alfredo Barbagallo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sono Alfredo Maria Barbagallo, studioso cattolico.<br />
Con questa grave nota, in invio formale per attestazione necessaria di Cancelleria,  AUTODENUNCIO alla Congregazione Pontificia per la Dottrina della Fede, ai sensi degli artt. 1, 3, 7, 8, 16, 17, 18, 23, 27, 28 Regolamento delle Dottrine, il mio documento di carattere storico <span style="text-decoration: underline;"><em>”San Lorenzo e il Santo Graal”</em></span>, con annessi, attualmente in libera circolazione web <a href="http://www.alfredobarbagallo.com" target="_blank">sotto il sito personale</a>, con importante sviluppo in <a href="http://sanlorenzoeilsantograal.splinder.com" target="_blank">San Lorenzo e Il Graal</a>.<br />
Alla Autodenuncia qui presente verrà allegata in via riservata una Nota esplicativa, esclusivamente diretta agli Organi decisionali della Chiesa ed al Vicariato di Roma.<br />
Per l’intanto si attesta quanto segue:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>la mia Teoria di ricostruzione storica, concernente la possibilità documentale sulla <strong>consistenza Reliquiaria di un Patrimonio laurenziano originario di valore Cristiano assoluto, storicamente disperso in Europa</strong>,  esposta in oltre 600 pagine di fitta documentazione a Voi ora diretta, ha in versione di sintesi  raggiunto, nelle pluriennali fasi di ricerca da parte dell’Autore &#8211; ed attraverso l’attenzione degli Organi di Stampa internazionali, anche di matrice cattolica, nella fase 2007 – 2009 &#8211; un’attenzione stimabile in alcune centinaia di milioni di fruitori e lettori su scala mondiale, rappresentando quindi fonte immensa di richiesta di indagine;</li>
<li>la mia Ricerca si muove su di un orizzonte dichiaratamente ed esclusivamente  Cristiano, e senza finalità alcuna di pubblicazione o lucro che sia;</li>
<li>il Sottoscritto ha da tempo domandato, con Appelli e Dichiarazioni, la costituzione di una Commissione di Studio sugli argomenti in questione &#8211; di cui non intenderebbe, per equilibrio, fare parte &#8211; senza ricevere alcuna risposta;</li>
<li>gli Organismi ufficiali di tutela e studio scientifico di carattere cattolico – tra tutti, la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra – non hanno fornito negli anni risposta alcuna alle osservazioni documentali da parte dell’Autore.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/graal.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1291" title="graal" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/graal.gif" alt="graal" width="204" height="296" /></a>A fronte di tutto ciò, non posso che riscontrare con sgomento il muto silenzio, o addirittura gli ostacoli, che quindi le complessive Autorità ed Organi di studio pontifici in materia storico archeologica – e purtroppo, anche qualche rappresentante del Clero di competenza, riguardo le ricerca di territorio -  hanno saputo esprimere sulla gravissima attestazione; silenzio che apparirebbe ben distante dal dovere supremo, per ogni cattolico ed intellettuale onesto, di accertamento della Verità.<br />
Ho motivo quindi di ritenere che – sino a quando non vengano convincentemente fornite argomentazioni a contrario, cosa per cui sospenderei immediatamente la libera diffusione dei miei scritti  &#8211; si stia compiendo un inesplicabile atto di leggerezza, ed insisto perché i miei dati di studio vengano analizzati .<br />
A ciò, non posso che domandare &#8211; con umiltà e dolore &#8211; alla Congregazione per la Dottrina della Fede <span style="text-decoration: underline;"><em>formale giudizio inquirente</em></span> sul mio stesso studio, certo che la Maestà di Nostro Signore Gesù Cristo, che tutela e difende gli affamati ed assetati di Giustizia in Suo nome, saprà indirizzare la Vs. alta analisi nel correggere gli eventuali miei umani errori, nell’importanza suprema della Questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Roma, luglio 2009<br />
Alfredo Maria Barbagallo</p>
<h6 style="text-align: justify;">Allegato: Importanti Note aggiuntive (nota storica)</h6>
<div id="attachment_1290" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/S_Lorenzo_fuori_le_Mura.jpg"><img class="size-full wp-image-1290 " title="San Lorenzo fuori le mura a Roma" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/S_Lorenzo_fuori_le_Mura.jpg" alt="San Lorenzo fuori le mura a Roma" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">San Lorenzo fuori le mura a Roma</p></div>
<p style="text-align: justify;">Vi sono degli importanti elementi, riguardo una Ricerca ancora pienamente in atto, che mi permetto – data la loro assoluta rilevanza – di aggregare in importante sede aggiuntiva al disordinato <em>plenum</em> di studio ed osservazioni, rilevabili dal sito web a mia firma.<br />
Negli articoli riassuntivi a piè documentazione, raccolti nel sito <a href="http://www.alfredobarbagallo.com" target="_blank">www.alfredobarbagallo.com</a>, e dall’aggiuntivo <a href="http://sanlorenzoeilsantograal.splinder.com" target="_blank">sanlorenzoeilsantograal.splinder.com</a> si riscontrano dei dati gravi di studio ultimativo, che mi permetto di formulare all’esame della suprema Congregazione Pontificia cui scrivo, perché possa da essi avviarsi un primo esame nella conoscenza di fattori storici di primario e supremo interesse Storico e Spirituale.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Nel secondo, ultimo studio citato, datato giugno 2009, è riportato un complesso dato interpretativo riguardo il cd. <span style="text-decoration: underline;">Santo Caliz di Valencia</span>, dalla antica tradizione aragonese e mondiale il Calice dell’Ultima Cena di N. S. Gesù Cristo; con Esso hanno di recente celebrato i nostri ultimi due Pontefici.  (Ho ritenuto, dopo le note generali sui miei studi riportate dalla stampa iberica e sudamericana, e positivamente commentate dagli ambienti culturali spagnoli, di inviare alle Alte autorità di competenza in anteprima questo mio ultimo passaggio). Ciò che emergerebbe da queste recenti osservazioni è la conferma dei primi dati di studio sul Santo Caliz, &#8211; già analizzati ed interpretati negli anni ’60 da Antonio Beltran. Vi è per me una complessa concordanza di fattori, di natura anche strettamente archeologica in senso analitico, per cui sono portato a presumere che il Manufatto possa essere stato già alla fine del X secolo <span style="text-decoration: underline;">identificato</span> da Gerberto di Aurillac, poi Pontefice Silvestro II;</li>
<li>Tutto ciò convergerebbe a sua volta con una serie di fattori, che sembrerebbero tutti ricondurre ad una doppia lettura; il reperimento del Patrimonio sacro laurenziano nel 590, da Papa Pelagio II; e la ricollocazione della sistematicità Patrimoniale dispersa in senso evangelizzatore, secoli dopo, con Silvestro II.  Ciò spiegherebbe, tra l’altro, l’importante coeva collocazione storica al 1000 della santificazione di Blano di Bute, in Scozia; San Blano muore da Tradizione nel 590, e viene festeggiato sorprendentemente il 10 agosto laurenziano (Cfr. Studio in esame).</li>
<li>Confermo quindi la stupefacente teoria su di un Patrimonio primario apostolico Reliquiario relativo ai supremi eventi Cristiani da <span style="text-decoration: underline;">Ultima Cena</span> (Santo Caliz), <span style="text-decoration: underline;">Deposizione</span> (Bute/Kingarth – Glastonbury), <span style="text-decoration: underline;">Resurrezione</span> (Calice vitreo fondamentale a San Lorenzo f.l.M., non attualmente identificato alla Biblioteca Apostolica Vaticana). Tale Patrimonio, nei termini di trasmissione nello studio indicati, si articolerebbe quindi nella più stretta Tradizione e Lettura cristiana.</li>
<li>Per proseguire quindi con queste gravissime ipotesi aggiuntive, possiamo notare la straordinaria circostanza della concordanza tra il 1148 del Ciborio di San Lorenzo fuori le Mura – e dell’Apposizione della straordinaria Stele eucaristica del V secolo sopra la  Tomba di San Lorenzo – con il novembre 1148, data di morte – tra le braccia di San Bernardo – del celebre Malachia di Armagh. Ciò segnerebbe la conferma di una formulazione già esposta nel mio studio generale; l’identificazione da parte di Bernardo, e dell’Ordine cavalleresco del Tempio da lui creato, della Stele laurenziana come oggetto di sacralità assoluta cristiana di Transustanziazione cristiana. Ciò spiegherebbe totalmente la formulazione poetica del Graal come Pietra Cristiana <em>lapsit exillis</em>, come riportata magistralmente da Wolfram von Eschenbach, vicino all’Ordine, intorno al 1210, oltre che la stessa nuova struttura Basilicale laurenziana da Onorio III, una volta Pontefice, nel 1216-17.</li>
<li>E’ da segnalare infine – tra gli ultimissimi sviluppi teorici di questo mio studio – l’emergere della straordinaria figura di Verano da Cavaillon. Anch’esso, da tradizione, scomparso nel 590, ed anch’esso in Tradizione ecclesiale all’Anno Mille, può fare emergere – ma è molto presto per poterlo ancora pensare &#8211; un nuovo elemento di indagine sacra, di relazione alla teoria centrale, che tenderebbe a completare l’antico quadro europeo dell’azione gregoriana in questo senso.</li>
<li>Le ultimissime iniziative di tutela archeologica finalmente, a quanto pare a firma italiana, in atto attualmente nell’indiana <span style="text-decoration: underline;">Arikamedu</span> sembrerebbero un passo nella giusta direzione qui ipotizzata. Si colleghi quindi ciò: 1) alla vecchia affermazione scientifica di Padre Schurhammer sull’analogia tra i materiali di Arikamedu ed i noti<br />
reperti della “Tomba di Tommaso”, nell’adiacente Mylapore; 2) alla evidente derivazione etimologica di Arikamedu da Arretium, segnalata quindi dal ritrovamento di reperti aretini d’epoca nel sito; 3) alla caduta &#8211; abbandono improvvisa del sito indiano, alla metà del I sec. d. C. circa; 4) al di poco successivo abbandono (fine I secolo)  dell’“insula” romana del Colcitrone ad Arezzo, sotto la chiesetta medioevale di San Lorenzo. Tutti questi dati confermerebbero sempre più la nostra teoria sulla permanenza dell’Apostolo Tommaso in India nella stazione commerciale aretina, e del trasporto post martiriale ad Arretium di sue pertinenze materiali Reliquiarie; tra cui il poetico <em>“calice vitreo”</em> di San Donato, leggenda locale nata sulla scorta del Calice vitreo reliquiario reale, da Arezzo poi <em>ab antiquo</em> a Roma, successivamente reperito,  e collocato alle fondamenta della Basilica pelagiana;</li>
<li>Resta infine di centrale importanza la riflessione sulla Leggenda testimoniale del Vescovo Arculfo di Bordeaux (VII secolo); nel suo noto viaggio gerosolimitano, l’antico autore attesta la eccezionale presenza del Calice di Gesù Cristo non limitandolo all’evento dell’Ultima Cena; <em>ma estendendolo agli Eventi sacri da narrazione evangelica relativi alle Apparizioni di Gesù Risorto</em>.<br />
Questo eccezionale dato – mai dibattuto a sufficienza – non può che testimoniare, sia pure nella estrema incertezza di fonte, la antica credenza complessiva, nel mondo cristiano – da corretta lettura evangelica – sulla <span style="text-decoration: underline;">Cena Resurrezionale</span>; evento che si pone in termini di correlazione talmente stretti con la vicenda evangelica di Tommaso Apostolo da lasciare del tutto sbalorditi.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Roma, Luglio 2009<br />
Alfredo Maria Barbagallo</p>


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		<title>La leggenda dell&#8217;anno zero &#8211; Dove muore il mito e sorge la realtà</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 15:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>

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		<description><![CDATA[In seno alla Chiesa cattolica si sono verificati in circa duemila anni di storia scismi, riforme e controriforme di ogni genere, frantumando la struttura originale del culto più diffuso in occidente e forse nel mondo intero. Ma curiosamente quasi tutti, tradizionalisti e protestanti, credono che la nascita del Signore Gesù Cristo sia avvenuta in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>In seno alla Chiesa cattolica si sono verificati in circa duemila anni di storia scismi, riforme e controriforme di ogni genere, frantumando la struttura originale del culto più diffuso in occidente e forse nel mondo intero. Ma curiosamente quasi tutti, tradizionalisti e protestanti, credono che la nascita del Signore Gesù Cristo sia avvenuta in una notte fredda tra il 24 ed il 25 dicembre di quello che sarebbe divenuto l’anno di nascita di una nuova umanità. Quell’anno è da tutti ricordato come anno zero. Ma è possibile che la cronologia ufficiale si sbagli e che il Messia sia nato in un giorno d’estate dell’ottavo anno avanti Cristo? E se questo è vero è possibile dimostrarlo scientificamente? Quando il ricordo religioso s’annebbia la leggenda s’impone sulla storia, ma la storia non dimentica mai niente.</em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Massimo Barbetta</strong><br />
a cura di <strong>Alessandro Moriccioni</strong> e <strong>Andrea Somma</strong><span id="more-772"></span></p>
<p><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/leggenda_anno_zero_barbetta.pdf" target="_blank">Scarica l&#8217;articolo &#8220;La leggenda dell&#8217;anno zero&#8221; (pdf, ca. 100 kb)</a></p>


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		<title>Il Volto Santo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 13:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicoletta Travaglini Posta su un’altura della riva destra del fiume Pescara a soli 217 sul livello del mare nell’entroterra abruzzese, sorge Manopello il cui etimo deriva, probabilmente dalla parola “manoppio”, cioè la quantità di grano contenuta nella mano del contadino che lo miete. Fondata intorno al 1061 dal conte Boamondo, questa deliziosa cittadina, nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nicoletta Travaglini<span id="more-706"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/volto_santo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-707" title="volto_santo" src="http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/volto_santo.jpg" alt="volto_santo" width="250" height="353" /></a>Posta su un’altura della riva destra del fiume Pescara a soli 217 sul livello del mare nell’entroterra abruzzese, sorge Manopello il cui etimo deriva, probabilmente dalla parola “manoppio”, cioè la quantità di grano contenuta nella mano del contadino che lo miete. Fondata intorno al 1061 dal conte Boamondo, questa deliziosa cittadina, nasce su insediamenti romani persistenti, testimoniati da due monasteri quelli di: Santa Maria Arabona e di Vallebona, che dimostrano l’esistenza di culti precristiani e non dedicati alle dea Bona.<br />
Esso sorse su un poggio per scopi meramente difensivi e le sue quattro porte poste in corrispondenza dei quattro punti cardinali, dovevano servire proprio a questo fine. Tuttavia, nonostante tutti questi accorgimenti di sorta essa fu più volte attaccata e depredata; finché nel 1140 Ruggero di Tarsia non pose fine a questo stato di cose, facendone uno dei più potenti feudi d’Abruzzo.<br />
Verso la fine del 1100 questo possedimento fu donato da Federico II ai fratelli Pagliara, che dominarono su Manopello fino a circa la metà del 1200, quando Tommasa, l’ultima discendente di questa dinastia, la donò a sua figlia, Maria di Suliaco, questa a sua volta, lo portò in dote a suo marito Napoleone II Orsini.<br />
Questa potente e nobile famiglia, che aveva feudi sparsi per tutto l’Abruzzo, arrivò a batter moneta nel 1383. Purtroppo verso la fine del 1400 Ferdinando I stappò loro di mano questo importante feudo, per donarlo prima a Bartolomeo D’Alviano e poi ai Colonna che restò per lungo tempo un loro possedimento.<br />
Durante il dominio dei Colonna, per la precisione nel 1506, Manoppello legò il proprio nome a quello del Volto Santo, cioè il Velo della Veronica che riproduce il Volto di Gesù quando si apprestava a salire sul Calvario.<br />
La leggenda narra che il dottor Giacomo Antonio Leonelli, un ricco proprietario terriero, si trovava sul sagrato della Chiesa di San Nicola conversando amabilmente con i suoi amici, quando fu avvicinato da uno sconosciuto, che tiratolo in disparte, gli consegnò un fardello. L’uomo, incuriosito, aprì il pacco e… con sommo stupore riconobbe il Velo della Veronica, scomparso molti anni prima da San Pietro in Roma e di cui se ne dubitava perfino l’esistenza. Il dottore cercò delle spiegazioni dal misterioso individuo latore del pacco, ma nessuno lo vide uscire dalla Chiesa, sembrava come svanito nel nulla.<br />
Molte sono le ipotesi sul misterioso latore, alcuni affermano che fosse un Angelo altri un Santo del Paradiso, sta di fatto che il Velo passò di proprietario in proprietario fino a giungere in possesso dei Frati Minori Cappuccini, che postolo in mezzo a due vetri, fecero costruire, intorno al alla prima metà del 1600, un santuario dedicato alla sacra Icona che, oggi, si ubica a pochi metri fuori dal centro urbano di Manopello.</p>


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